Ci sono carriere che possono avere degli enormi rimpianti e quella di Brahian Alemán ha tutti i parametri per rientrare in questa lista. A 31 anni il 10 uruguaiano non ha smesso di regalare grandi giocate, ma in ogni partita come quelle viste nell’ultimo mese lascia intendere che il suo potenziale non è mai stato espresso al massimo.

Il Gimnasia è partito fortissimo in questa nuova Copa de la Liga Profesional: ha pareggiato 2-2 alla Bombonera anche col rammarico di essersi fatto rimontare nel finale, e poi ha vinto senza problemi contro il Talleres nella prima partita del torneo giocata a La Plata. Il comune denominatore di queste grandissime vittorie è sicuramente l’impatto tecnico di Brahian Alemán, un giocatore che sembra quasi fuori contesto visto che al momento le sue giocate meriterebbero altra dimensione rispetto a quella di un club che si è recentemente salvato dalla retrocessione solo grazie a una riforma del campionato.

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(Photo by Marcelo Endelli/Getty Images)

Ama partire da sinistra ma ormai spazia su tutto il fronte offensivo: trequartista, fantasista, uomo ovunque. Da lui i gol arrivano direttamente o indirettamente: segna su rigore, fa segnare Barrios con una palla solo da spingere in porta, perfetta simbiosi con un altro calciatore che come lui non è riuscito a far vedere quanto potesse dare al calcio europeo.

Alemán si gode il suo momento, il Gimnasia si gode il suo talento. E lo deve fare bene perché potrebbe non essere poi così duratura la sua permanenza nel Bosque de La Plata: il giocatore ha già fatto capire di voler andare al Peñarol nel corso della stagione, squadra del suo cuore dove però non ha mai militato. D’altronde gli orizzonti della sua carriera al momento possono offrire questo, andare a vestire la maglia dei sogni del calcio nazionale, visto che nonostante il talento la sua carriera si è sempre mossa nei vari Paesi del continente sudamericano oltre a un’avventura araba.

La sua esplosione era arrivata con la maglia dell’Arsenal de Sarandí, ma poi clamorosamente si ritrovò a giocare prima all’Unión e poi in Ecuador alla LDU di Quito, senza passare per squadre di riferimento del campionato argentino dove sarebbe potuto approdare e quindi sprecando gli anni migliori della carriera in situazioni in cui era difficile lanciarsi.

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(Photo credit RODRIGO BUENDIA/AFP via Getty Images)

Il tocco di palla rimane quello di un calciatore di altissimo livello, che nei momenti di maggiore lucidità tecnica riesce a essere decisivo grazie alla sua capacità di vedere il gioco e trovare il lampo tecnico giusto. Ha dominato le ultime due partite lanciando un chiaro messaggio della sua condizione: la carriera ha ancora tanto da dire, di 10 così non ce ne sono poi tanti in giro. E Il Peñarol potrebbe trovare per la Copa Libertadores un’interessante arma in più alla ricerca della tardiva consacrazione di un grande talento.