Dopo una lunghissima assenza dalla Champions League durata ben otto, non era facile rientrare nella massima competizione europea come se nulla fosse, ma il Milan ha comunque ben figurato. Certo i quattro punti in classifica sono pochi, ma escludendo la sconfitta di Oporto è sempre stato in grado di giocarsela a viso aperto con tutte le altre squadre. Questa sera se la deve verere a Milano con un Liverpool senza interessi di classifica e che farà riposare molti titolari, grande occasione per vincere e sperare nella gara tra Porto e Atlético Madrid, ma intanto andiamo a vedere cinque doppi ex poco noti di rossoneri e Reds.

ALBERTO AQUILANI
Avrebbe dovuto formare con Daniele De Rossi il centrocampo da sogno romano e romanista dei giallorossi e della Nazionale, ma i suoi continui infortuni ne hanno profondamente limitato la carriera. Nessuno può mettere in discussione il talento e la classe di Alberto Aquilani, ma senza dubbio ci si aspettava molto di più. E quasi a stroncare la sua cavalcata verso la gloria è stato proprio il passaggio a Liverpool nell’estate del 2009. Nessuno si immaginava un suo addio alla Roma, ma come si poteva dire di no ai Reds e così partì per l’Inghilterra dove venne falcidiato dagli infortuni ancora maggiormente rispetto al solito. Debuttò in Premier solo a novembre e in un’annata disastrosa per i rossi del Merseyside trovò solo due reti contro il Wolverhampton e nella semifinale di Europa League contro l’Atlético Madrid. Iniziò vari prestiti tra Juventus e poi Milan, dove prese il posto di un certo Andrea Pirlo, ma una serie di infortuni gli impedirono di raggiungere il numero minimo di partite e non venne riscattato. Passò così alla Fiorentina disputando grandi annate e diventandone oggi uno degli allenatori delle giovanili.

 (Photo by Jed Leicester/Getty Images)

 

 

FABIO BORINI
Giocatore amatissimo dagli allenatori e dai suoi tifosi per la grinta e la voglia di lottare che ci mette sempre in campo, Fabio Borini è stato in grado di fare tutti i ruoli in carriera pur essendo partito come attaccante. Lasciò l’Italia giovanissimo quando a sedici anni venne chiamato dal Chelsea con il quale debuttò tra i grandi nel 2009. Ebbe un positivo presitito allo Swansea e il Belpaese si accorse di lui. La Roma lo acquistò nel 2011 e in giallorosso si conquistò il posto da titolare diventando uno dei punti forti della squadra di Luis Enrique e andando a Euro 2012. L’esperienza nella Capitale durò però solo un anno perché l’Inghilterra chiamava ancora e questa volta era il Liverpool a volerlo. Tre stagioni intervallate da un prestito al Sunderland, con tanta voglia di mettersi in mostra, ma anche tanta panchina. Solo tre i gol con i Reds e la cessione definitiva nel 2015 proprio al Sunderland dove continuerà a essere apprezzato e dove nel 2017 si guadagnò il ritorno in Italia al Milan. In rossonero venne apprezzato prevalentemente per la sua grande dedizione al lavoro e al senso di sacrificio, ma i gol furono veramente pochi. Quattro reti in tre anni sono davvero poche per un attaccante e così passò prima al Verona e poi ai turchi del Fatih Karagümrük.

(Photo by Laurence Griffiths/Getty Images)

 

 

 

GABRIEL PALETTA
Argentino naturalizzato italiano Gabriel Paletta scoprì l’Europa proprio grazie al Liverpool. Arrivato in Inghilterra dal Banfield a soli vent’anni ebbe in Rafa Benítez uno dei suoi massimi estimatori eppure l’avventura andò male. Il tecnico spagnolo lo definì addirittura come un difensore simile a Carragher o ad Ayala e questi paragoni non lo aiutarono di certo. Giocò solo tre partite in campionato più qualche apparizione nelle varie coppe e dopo un solo anno tornò in Argentina al Boca Juniors. Il Milan diventò il suo incubo nel 2007 perché se è vero che ad Atene non andò nemmeno in panchina per la finale di Champions League qualche mese dopo era in campo a Yokohama quando i rossoneri sconfissero gli xeneizes per la Coppa Intercontinentale. Nel 2010 arrivò nella terra delle sue origini, l’Italia, e dopo ottime annate col Parma si guadagnò la convocazione in Nazionale e disputò il Mondiale in Brasile nel 2014. Da lì in poi iniziò una fase calante della sua carriera nonostante l’approdo al Milan. In rossonero venne però ricordato maggiormente per alcuni errori grossolani piuttosto che per la qualità delle sue giocate, rivelandosi così un vero e proprio fallimento. Andò così prima in Cina e poi al Monza.

Photo by Laurence Griffiths/Getty Images)

 

 

 

SUSO
Esterno dotato di classe e tecnica, passato da idolo a capro espiatorio della Milano rossonera in brevissimo tempo, è stato uno di quei giocatori capaci di dividere l’opinione pubblica. Suso lasciò giovanissimo la sua Spagna per approdare nelle giovanili del Liverpool e debuttare in Premier League con Brendan Rodgers in panchina. Un totale di venti presenze nella prima stagione per poi passare un anno in prestito all’Almería. Al suo ritorno coi Reds però non fu più nelle grazie del tecnico nordirlandese e a gennaio 2015 passò al Milan. Un anno anonimo prima dei sei mesi al Genoa che lo lanciarono definitivamente. Tornò in rossonero e vi rimase per quattro stagioni. Molto positive le prime tre, meno bene l’ultima che gli costò la cessione a gennaio al Siviglia dove vinse da protagonista l’Europa League.

(Photo by Clive Mason/Getty Images)

 

 

 

CHRISTIAN ZIEGE
Terzino d’attacco, molto bravo nelle incuriosioni offensivi lasciava però un po’ troppo a desiderare in fase difensiva, lasciando così spesso un ricordo offuscato del suo passaggio. Christian Ziege iniziò nel Bayern Monaco a soli diciotto anni, quando lasciò la sua Berlino riunificata nel 1990 per vestire la gloriosa maglia dei Roten. Grazie alle prestazioni con i bavaresi si guadagnò ben presto la chiamata in nazionale e fu uno dei titolari nel trionfo europeo del 1996 e solamente l’anno seguente passò al Milan. L’inizio non fu nemmeno dei peggiori, ma nel corso della sua esperienza rossonera le cose iniziarono sempre di più a peggiorare e nemmeno nel 3-4-3 di Zaccheroni nella seconda stagione riuscì a mettersi in mostra, nonostante la vittoria dello Scudetto. Dopo due stagioni in chiaroscuro trovò nell’Inghilterra il luogo nel quale rilanciarsi, ma anche qui non fu semplice. Al Middlesbrough disputò una grande Premier League con ben sei reti, guadagnandosi così la chiamata del Liverpool, ma anche per i successi dei Reds del 2001 fu solamente una comparsata mancando anche in questa occasione il salto di qualità. Dopo in solo anno andò al Tottenham prima di chiudere in Germania al Borussia Mönchengladbach nel 2005.

Mandatory Credit: Ross Kinnaird/ALLSPORT