L’Inter non ha più scuse e dopo i miseri due punti nelle prime tre partite ora deve cambiare marcia e a San Siro contro il Real Madrid è obbligata a vincere. I Blancos si sono risollevati parzialmente con il successo sui nerazzurri, ma una sconfitta potrebbe essere fatale. Per questo motivo stasera a Milano sarà una grandissima partita e chissà come sarà vissuta questa gara da questi cinque poco fortunati doppi ex.

BORJA VALERO
Avrebbe potuto diventare uno dei più importanti centrocampisti spagnoli se non fosse stato bloccato da una serie di gravi infortuni in giovane età e nel suo periodo non fosse sbocciata quella straordinaria nidiata di fenomeni. Borja Valero è cervello e polmoni del centrocampo e furono proprio queste sue qualità a stregare le giovanili del Real Madrid fin da quando aveva solo dieci anni. Continuò a giocare nel Castilla fino a ventun’anni quando Fabio Capello decise di aggregarlo alla prima squadra. Entrare nel super centrocampo madridista era praticamente impossibile, ma riuscì comunque a esordire sia in Liga che in Champions League riuscendo così a laurearsi campione di Spagna nel 2007. A fine anno venne comunque ceduto al Maiorca e nelle Baleari visse due grandi stagioni, intervallate da un periodo in Inghilterra al West Bromwich. Nel 2010 passò al Villareal e fu assoluto protagonista del quarto posto finale della squadra, ma l’anno seguente arrivò un’incredibile retrocessione che lo portò in Italia, direzione Fiorentina. In Toscana divenne forse il giocatore più amato per cinque stagioni tanto da guadagnarsi il soprannome di Sindaco. In Viola però non riuscì mai a conquistare trofei e allora a trentadue anni passò all’Inter. In nerazzurro ebbe un impatto devastante, ma l’età e gli acciacchi iniziavano a farsi sentire e con il suo calo crollò tutta la squadra. Sembrò rimanere per caso nelle due annate successive, ma nel corso del campionato dimostrò la sua importanza ritagliandosi sempre il suo spazio e venendo estremamente apprezzato anche a Milano. Da quest’anno è tornato alla Fiorentina.

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ANTONIO CASSANO
Uno dei più grandi talenti del calcio italiano degli ultimi anni è anche uno dei più grandi rimpianti. La classe e la capacità di saltare l’uomo è sempre stata la grande caratteristica di Antonio Cassano oltre che a una scarsa continuità di rendimento. Esploso giovanissimo a Bari divenne grande a Roma dove con Totti formò una grande coppia prima che vari problemi influissero sul loro rendimento e nel gennaio 2006 fu costretto ad andarsene e il Real Madrid lo portò in Spagna. Con i Blancos però visse un anno e mezzo disastroso con pochissimi gol e molte “cassanate” e un rapporto difficile con Capello. Venne spesso deriso per la propria forma non proprio da atleta e tornò in Italia. Fu la Sampdoria a farlo rinascere portando i blucerchiati anche in Champions League. Nel gennaio 2011 provò l’avventura al Milan ma proprio quando stava entrando nei meccanismi di squadra ebbe problemi cardiaci. Nell’estate 2012 cambiò sponda del Naviglio e in nerazzurro fu tra i migliori di una stagione disastrosa. I problemi con Stramaccioni lo portarono a fine anno a Parma e anche con i Ducali risultò decisivo.

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SAMUEL ETO’O
Vincere tre titoli in una sola stagione è difficilissimo e in pochi ce l’hanno fatta. Il campo si restringe ancora di più se a fare questa impresa epica ci si è riusciti in più di un’occasione, ma solo uno ce l’ha fatta per due anni consecutivi e con due maglie diverse: Samuel Eto’o. Un campione assoluto il camerunese in grado di lasciare un segno indelebile nelle storia delle squadre per le quali ha giocato e senza dubbio Barcellona e Inter sono state le sue tappe più importanti e più belle. Dopo gli anni in patria al Kadji, fu il Real Madrid ad accorgersi di lui portandolo nella Capitale a soli quindici anni, ma la giovane età e la grande concorrenza gli fecero solo assaggiare il grande calcio. Giocò tre partite in Liga e vinse anche la Champions 2000 da comprimario prima del passaggio a Maiorca che fu fondamentale per la sua carriera e i diciassette gol della stagione 2003-04 fecero sì che il nuovo Barcellona di Rijkaard puntasse su di lui in attacco. Con Ronaldinho ebbe sempre un’intesa pazzesca e nei primi due anni arrivarono altrettanti campionati spagnoli e una Champions League timbrata proprio da Eto’o che realizzò l’1-1 contro l’Arsenal. Dal. 2006 al 2008 fu tempestato dagli infortuni e i blaugrana ne risentirono e non poco lasciando così campo libero ai rivali del Real. Nel 2008 arrivò Guardiola e il rapporto fu di amore, poco, e odio, tanto. Il tecnico catalano provò a spingere per la cessione del numero nove africano già al primo anno ma per sua fortuna rimase al Camp Nou dove vinse il primo Triplete segnando ancora in finale contro il Manchester United. I rapporti erano però ormai deteriorati e in una maxi operazione di mercato Eto’o passò all’Inter e in nerazzurro continuò a essere decisivo. Non più centravanti, ma esterno e faticatore per la squadra e da vero jolly di Mourinho vinse tutto anche nel 2010 nonostante un non altissimo rendimento in zona gol. L’anno seguente però torna a comandare l’attacco e a fine anno furono ben trentasette i suoi centri stagionali, ma era stato così profilifico. L’Inter però stava vivendo dei momenti difficili a livello economico e l’Anzhi offrì tantissimi soldi a Eto’o che a sorpresa decise di andare in Russia dove iniziò il declino della sua carriera fino al ritiro dopo esperienze anche in Inghilterra, Turchia e Qatar.

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CHRISTIAN PANUCCI
Terzino o centrale all’occorrenza Christian Panucci è stato un giramondo del calcio. Dopo i primi anni al Genoa fu Fabio Capello a volerlo al Milan prima, al Real Madrid poi e alla Roma infine. In Spagna arrivò nel gennaio del 1997, giusto il tempo di entrare a far parte della squadra che vinse il campionato a fine anno ma il meglio sarebbe dovuto ancora a arrivare. Nella stagione successiva Panucci divenne campione d’Europa giocando da titolare la finale di Champions League contro la Juventus e a fine anno si laureò campione del mondo contro il Vasco da Gama. La sua avventura madrilena finì nel 1999 quando passò all’Inter per volere di Marcello Lippi, ma in nerazzurro le sua avventura non decollò mai. Dopo un solo anno tornò all’estero dividendosi tra Inghilterra e Francia con Chelsea e Monaco. Nel 2001 passò alla Roma, probabilmente il suo vero amore, dove passò otto grandi stagioni prima di chiudere la carriera a Parma.

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SANTIAGO SOLARI
Un talento incompiuto del calcio argentino, colui che poteva essere e che invece non è stato. Santiago Solari iniziò a farsi vedere al mondo intero grazie alle sue grande prestazioni con il River Plate che gli consentirono di approdare in Europa all’Atlético Madrid nel gennaio del 2000. Dopo primi sei mesi di ambientamento fu favolosa la stagione successiva con la quale si guadagnò le attenzioni di tutte le migliori squadre. Ad accaparrarselo furono proprio i rivali cittadini del Real Madrid e con le Merengues riuscì a rimpolpare la sua bacheca ma le panchine furono molteplici. Nel 2005 lasciò il Bernabéu per l’Inter, ma anche in nerazzurro deluse le attese. Fu clamoroso un suo errore a porta vuota contro i Rangers, ma si riprese nella seconda annata diventando un’ottima prima riserva nella vittoria in Serie A successiva. Nel 2008 tornò in Argentina al San Lorenzo, e in seguito fece anche due esperienze in Messico e Peñarol prima di entrare a far parte dello staff del Real Madrid anche da allenatore.

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