L’ottima prestazione in Inghilterra contro il Leicester e lo straordinario inizio di campionato stanno dando grande coraggio e fiducia al Napoli di Spalletti che sembra essere lanciatissimo verso grandi traguardi. Il pareggio all’esordio lascia ben sperare per il primo posto nel girone ma ora serve una vittoria e al Maradona non si può fallire contro lo Spartak Mosca. I russi sono una delle più importanti squadre della nazione e già in passato hanno avuto modo di avere in rosa conoscenze della Serie A.

 

DIMITRI ALENICHEV
Uno dei più grandi centrocampisti russi post sovietici, in grado di vincere titoli in patria e all’estero. Dimitri Alenichev ha iniziato la sua carriera nella Lokomotiv Mosca debuttando nell’ultimo campionato dell’Unione Sovietica della storia. Ma sarà in quello russo che arriveranno i suoi primi gol e dopo tre anni passò ai rivali cittadini dello Spartak. In biancorosso vinse ben quattro titoli nazionali e nella sua ultima stagione si fece conoscere dall’Italia segnando una rete a San Siro contro l’Inter nella semfinale di Coppa Uefa. Nell’estate 1998 la Roma lo acquistò, ma in giallorosso faticò più del previsto, andando in gol in sole due occasioni in un anno e mezzo fino a quando non venne ceduto al Perugia per portare Nakata nella Capitale. Dopo i sei mesi umbri fu il Porto ad acquistarlo e a fargli vivere quattro anni meravigliosi. Alenichev vinse, oltre a due campionati lusitani, anche una Coppa Uefa e una Champions League riuscendo a entrare nella storia. Fu il primo giocatore a segnare un gol in entrambe le finali delle due competizioni, uscendo sempre vincitore prima contro il Celtic e poi contro il Monaco. Quest’impresa verrà pareggiata l’anno dopo da Steven Gerrard, ma il russo poteva ritenere già più che soddisfacente la sua carriera e da campione d’Europa in carica tornò a Mosca allo Spartak, dove due anni dopo chiuse la carriera calcistica per iniziare quella da allenatore.

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SALVATORE BOCCHETTI
Difensore molto duttile, capace di giocare in ogni zona del reparto non è mai riuscito completamente a esprimersi nonostante degli inizi molto positivi. Salvatore Bocchetti debuttò tra i professionisti nel Lanciano prima del suo breve esordio in Serie A con l’Ascoli, squadra che lo ha fatto crescere nel settore giovanile. A formarlo è però l’anno e mezzo passato in Serie B a Frosinone che gli garantisce il passaggio al Genoa dove trascorre le sue stagioni migliori guadagnando anche la convocazione per il Mondiale del 2010. Nel pieno della carriera decide però a sorpresa di lasciare l’Italia per andare in Russia dove diventa per tanti anni un’istituzione della Prem’er Liga, ma così facendo esce dal giro Azzurro. Nei tre anni con il Rubin Kazan vince una Coppa nazionale e segna ben nove reti prima di passare allo Spartak Mosca dove vi rimase per sei lunghi anni, intervallati solamente da sei mesi nel 2015 con il Milan. Nel 2019 il ritorno poco felice in Italia con Verona e Pescara.

 

 

 

MARTIN JIRÁNEK
Difensore molto robusto fisicamente che ha fatto dello stacco aereo la sua migliore qualità abbinato a una velocità non proprio da specialista. Martin Jiránek iniziò nella sua Praga ma con il Bohemians, senza dunque avere i galloni del predestinato e la sua carriera sembrò arenarsi con il passaggio allo Slovan Liberec. A sorpresa però fu la Reggina ad acquistarlo nell’estate 2001 e con i calabresi visse probabilmente le migliori stagioni della carriera. Divenne immediatamente titolare, aiutò gli amaranto nella promozione al primo anno e a due memorabili salvezze nelle due stagioni seguenti meritandosi così la chiamata in nazionale e un posto da titolare nel brillante Europeo del 2004 della Repubblica Ceca. Il suo ottimo torneo continentale convinse lo Spartak Mosca ad acquistarlo dove continuò la sua ottima carriera per sei anni diventando una colonna della retroguardia biancorossa fino a quando nel 2010 non provò l’esperienza inglese al Birmingham, prima di concludere la carriera tra Russia e Repubblica Ceca.

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LUIZ ADRIANO
Donetsk fu l’habitat naturale e l’oasi felice per Luiz Adriano che non riuscì mai a sfondare e a convincere fino in fondo se non proprio in arancionero. Venne portato in Europa con il titolo di campione del mondo, dato che l’Internacional di Porto Alegre aveva battuto il Barcellona nel 2006, ma era ancora un giovane e con poche presenze alle spalle. I primi due anni furono infatti di apprendistato con pochi gol e tanta panchina, ma fu il 2008-09 l’anno della svolta. Luiz Adriano andò in doppia cifra in campionato e realizzò un importantissimo gol al Werder Brema nella finale di Coppa Uefa a Istanbul. Nel 2012 segnò un gol che fece molto discutere in Champions contro i danesi del Nordsjaelland quando tutti erano fermi e venne squalificato per un turno. Il suo anno migliore anno fu il 2013-14 dove arrivò addirittura a venti centri, tantissimi per un campionato di sole ventotto partite e molto tattico come quello ucraino. Non riuscì però ad andare al Mondiale in casa, ma debuttò in nazionale poco dopo giocando varie partite e nel 2015 ebbe l’occasione della vita al Milan, ma in rossonero fallì prima di avere un periodo di luci e ombre con lo Spartak Mosca. Il suo rendimento fu discontinuo nonostante il primo anno fu importante in coppia con Zé Luís per la vittoria del campionato. Nel 2019 decise di tornare in Brasile con il Palmeiras dove vinse anche la Copa Libertadores.

 

 

 

NEMANJA VIDIĆ
Uno dei difensori più forti fisicamente del nuovo millennio, capace di unire classe a potenza e diventando una colonna di una squadra leggendaria come il Manchester United. Nemanja Vidić iniziò nella Stella Rossa di Belgrado dove vinse tutto a livello nazionale e nel 2004 venne acquistato dallo Spartak Mosca dove fece il definitivo salto di qualità. I due anni in Russia furono estremamente positivi a livello personale, anche se senza titoli, ma fu proprio da quell’avventura che si guadagnò la fiducia dei Red Deviles diventando immediatamente titolare e costantemente nella formazione dell’anno della Premier League. Vinse vari campionati e la Champions del 2008 prima di lasciare nel 2014 per provare l’esperienza italiana con l’Inter che fu un mezzo fallimento. Non riuscì mai ad abituarsi alla difesa a tre di Mazzarri e con il ritorno a quattro con Mancini venne spesso fermato dagli infortuni tanto da farlo ritirare nel 2016.

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