Dopo il pareggio di Belgrado il Milan parte da un buon vantaggio in vista della gara di ritorno a San Siro e avrà due risultati su tre per passare il turno. I rossoneri devono rialzarsi e tornare alla vittoria dopo un periodo abbastanza negativo e una qualificazione in Europa League permetterebbe di dimenticare la perdita del derby e del primo tosto. Dall’altra parte i serbi non vogliono però alzare bandiera bianca, nonostante non abbiano più in rosa questi cinque grandi campioni che li hanno resi grandi.

DRAGAN DŽAJIĆ
Per molti è il miglior giocatore che la Jugoslavia abbia mai avuto, sicuramente il simbolo della Stella Rossa per quasi vent’anni. In rosa fin da quando aveva 15 anni Dragan Dzajić bruciò subito le tappe e anche il debutto in nazionale avvenne a soli 18 anni contro la Romania nel 1964. Ala sinistra dal piede fatato si riconosceva soprattutto per la dolcezza e l’eleganza con la quale crossava e metteva palloni perfetti per i compagni. Anche al gol ci arrivava comunque con una certa facilità e per poco non furono le sue reti a portare nel 1968 la Jugoslavia in cima all’Europa. Dopo aver segnato il punto della vittoria in semifinale con l’Inghilterra segnò anche in finale con l’Italia, ma Domenghini pareggiò e nella ripetizione gli Azzurri vinsero il torneo. Con la Stella Rossa vincerà ben cinque campionati e lascerà Belgrado solo nel 1975 quando per due anni deliziò il pubblico francese nel Bastia, ma per il suo ultimo anno tornò a Belgrado nella sua Stella Rossa dove qualche anno dopo ne diventerà anche presidente.

 AFP / ANDREJ ISAKOVIC (Photo credit should read ANDREJ ISAKOVIC/AFP via Getty Images)

 

SINIŠA MIHAJLOVIĆ
Cresciuto nelle giovanili del Vojvodina nel 1990 a 21 anni Siniša Mihajlović venne addocchiato dagli osservatori della Stella Rossa. Nella Capitale visse due stagioni strepitose e forse, se non fosse scoppiata la guerra, sarebbero state molte di più. Oltre ai due campionati jugoslavi fu tra i protagonisti del più grande trionfo del calcio balcanico: la Coppa dei Campioni 1990-91. In quel di Bari Mihajlović fu il quarto rigorista e lo segnò senza problemi spiazzando Pascal Olmeta ed esultando pochi istanti dopo per aver portato per la prima e unica volta Belgrado sul tetto d’Europa. In biancorosso fece vedere le sue grandi abilità da calcio di punizione e così, quando nel 1992 iniziò la guerra, partì per l’Italia destinazione Roma. Ma sarà qualche anno dopo, non più in giallorosso ma in biancoceleste che Siniša legherà i suoi anni migliori della carriera diventando così un’icona della Serie A degli anni ’90 per essere il difensore dal sinistro d’oro e cecchino sulle punizioni.

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ROBERT PRSOSINECKI
Un croato simbolo della squadra più serba di tutte. Sembra assurdo ma dal 1987 fino al 1991 Robert Prosinecki fu tra i più talentuosi giocatori della Stella Rossa, dopo che la società lo aveva prelevato dalla Dinamo Zagabria. Tecnica, classe cristallina, ma un difficile rapporto con gli allenamenti ne hanno limitato la carriera comunque più che positiva. Anche lui tra gli eroi della Coppa dei Campioni del 1991 ha anticipato l’addio rispetto ai suoi compagni e da campione d’Europa se ne andò a Madrid al Real. Non sono molti i giocatori che hanno indossato le due maglie più importanti di Spagna ma Prosinecki è tra questi e dopo tre anni a Madrid e un anno a Oviedo ecco arrivare la chiamata del Barcellona. L’ultimo suo grande acuto sarà ai Mondiali di Francia 1998 quando contribuì a portare la Croazia al terzo posto, ma probabilmente il miglior Prosinecki si vide proprio a Belgrado.

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DEJAN SAVICEVIĆ
E dopo un croato, ecco un montenegrino doc a rappresentare la Stella Rossa. Nato a Podgorica, allora Titograd, Dejan Savićević ha rappresentato al meglio il calcio slavo negli anni ’90. Dopo essere cresciuto nel Budućnost a 22 anni la Stella Rossa si accorse di lui e nel 1988 lo portò nella Capitale dove con Prosinecki formerà un duo incredibile, fatto di estro e classe. Darko Pančev non li ringrazierà mai abbastanza per avergli permesso di segnare caterve di gol e aver portato in Jugoslavia una squadra straordinaria. Resterà anche dopo aver vinto la Coppa Campioni, ma ormai in piena guerra nel 1992 fu costretto a lasciare il paese in direzione Milano. Al Milan fece vedere tutto il suo repertorio fatto di colpi geniali e partite giocate nella parte d’ombra dello stadio perché quel giorno gli andava così. Bello di notte si esaltava nelle gare di Champions League e storica è la sua prestazione nella finale del 1994 dove si prese sulle spalle un Milan rimaneggiato e lo portò a umiliare il Barcellona per 4-0. Tornerà alla Stella Rossa per un breve periodo nel 1999, giusto il tempo di indossare la maglia biancorossa prima di chiudere la carriera nel Rapid Vienna.

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STEVAN STOJANOVIĆ
Una grande squadra ha anche bisogno di un grande capitano che sappia legare città, tifoseria e squadra. Stevan Stojanović è stato questo per la squadra che vinse la Champions League del 1991. Belgradese di nascita e biancorosso per la vita non è stato probabilmente il miglior portiere di sempre e anche con la Jugoslavia si è limitato alle squadre giovanili, ma la sua figura all’interno dello spogliatoio fu fondamentale. Cresciuto nel settore giovanile biancorosso ha iniziato come riserva di Dragan Simeunović nel 1982 e si è guadagnato il posto da titolare che ha mantenuto suo fino al 1991. L’addio alla Stella Rossa è avvenuto subito dopo la finale di Bari per provare un’esperienza all’estero in Belgio, nell’Anversa. Quattro anni con tanta panchina e un ritiro a soli 31 anni nel 1995, ma per tutti Stevan Stojanović sarà sempre il capitano dell’unica squadra jugoslava a salire sul tetto d’Europa.

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