Citizens, Gunners e Spurs: si va a caccia di Foxes

Nonostante l’intero globo terrestre sia focalizzato attorno al Leicester City, in Inghilterra, nel particolare al Nord di Londra ed a Manchester, c’è chi resta con i piedi per terra e, consapevole del fatto che mancano ancora tredici sfide al termine della Premier League, si fa due conti per cercare di tendere un agguato alle Foxes. Il profilo che più corrisponde a quest’identikit è quello appartenente a tre squadre del massimo campionato inglese: i Gunners di Wenger, i Citizens di Pellegrini e gli Spurs di Pochettino. Attraverso un’accurata analisi di tre fattori (fisico, psicologico e coesione dello spogliatoio) analizzeremo pregi e difetti di ognuna di queste compagini.

The same old Arsenal? – Non ho mai adorato nascondermi, dopo il 4-0 subito contro il Southampton ero piuttosto convinto che gli uomini di Wenger riuscissero a spuntarla al termine della stagione. Complice un dicembre complicato della banda di Ranieri ed un mese più che positivo per i Gunners, la squadra londinese aveva agganciato la prima posizione ma gennaio (da metà in poi) disastroso ha permesso alle Foxes di allungare di nuovo.

Fattore psicologico: la scelta di avere in gruppo tanti giovani giocatori non sempre paga come sperato. La formazione di Wenger è capace di tirar fuori dal cilindro prestazioni fantasmagoriche e solo una settimana dopo prendere 4 sberle al St.Mary’s. L’innesto di giocatori di esperienza come Petr Cech, da questo punto di vista, ha sicuramente aiutato l’ambiente dei Gunners ma, ad oggi, i londinesi restano una squadra piuttosto lunatica.

Condizione fisica: l’Arsenal, comunque, non è nel peggior momento di forma fisica della sua stagione: ha recuperato Sanchez e, piano piano, la lista degli infortunati si prosciuga. Alla lunga questo può aiutare gli scapestrati ragazzi di Wenger che, con probabilità molto elevate, usciranno al prossimo turno di Champions League ed avranno sempre meno impegni. Tra le tre candidate, è la migliore da questo punto di vista.

Coesione spogliatoio: le gerarchie a casa dei Gunners vanno, da sempre, rispettate e da quando Arsene Wenger siede sulla panchina dell’Arsenal non ci sono stati episodi eclatanti, da questo punto di vista. La squadra è unita ed i giocatori sembrano trovarsi bene insieme sia dentro che fuori dal campo, tutti strettamente legati dal genio dell’allenatore francese.

Pellegrini ed il peso della valigia – Al termine di una meravigliosa cavalcata, nella stagione 2012-13, Jupp Heynckes lasciò il testimone a Guardiola dopo che quest’ultimo era stato già annunciato ad annata in corso. La storia si ripete? Sicuramente è quello che si augurano i tifosi di Bayern e Manchester City ma mentre la prima in campionato trova ben poche rivali, la seconda è già lontana sei punti dalla prima posizione.

Fattore psicologico: i giocatori hanno apprezzato come Pellegrini abbia deciso di continuare a spingere sull’acceleratore nonostante conoscesse già la data del suo esonero. I condottieri sono rimasti fedeli al capitano e questo, magari, può spingerli oltre l’ostacolo per regalare al tecnico cileno un’ultima grande notte. Tra le candidate, è la migliore da questo punto di vista.

Condizione fisica: la partita contro il Leicester ha evidenziato come i Citizens stiano attraversando un periodo di forma fisica tutt’altro che positivo. Arrivavano sempre secondi sul pallone, sembrano stanchi ed in parte demoralizzati. Nella negatività generale però si innalza Aguero il quale sta tornando ai livelli che ci aveva fatto vedere nelle scorse stagioni: “El Kun” può fare la differenza, sempre.

Coesione spogliatoio: i giocatori si trovano bene insieme anche se alcune volte gli egoismi di qualche stella possono dare ai nervi magari ai giocatori più esperti però sono cose che accadono in tutte le squadre. L’unico problema riguarda l’allenatore: si, è vero che loro sono rimasti uniti ma il buon Pellegrini non può permettersi di provare qualche novità tattica o altro perché i suoi uomini sanno a quale destino andranno incontro al termine della stagione e non possono permettersi di perdere tempo in inutili prove.

Il nuovo che avanza: Tottenham Hotspur – Se pensate che l’unica favola che valga la pena di essere raccontata in Premier League sia quella del Leicester allora siete fuori strada: la squadra di Pochettino sta incantando l’Inghilterra con un gioco a dir poco spettacolare fatto di fraseggio rapido e verticalizzazioni ma anche di tanta sostanza e dalla scoperta di Dele Alli.

Fattore psicologico: questi in campo non corrono, volano. Giornata dopo giornata, il Tottenham ha acquisito consapevolezza nei propri mezzi e si appresta ad affrontare le ultime tredici sfide sapendo che potrà giocarsela a viso aperto contro tutti gli avversari nonostante alcune lacune giovanili hanno lasciato punti preziosi in giro per il Regno Unito.

Condizione fisica: alla lunga l’Europa League può essere un fattore, se gli uomini di Pochettino dovessero andare avanti anche in campo internazionale allora, per forza di cose, dovranno mollare la presa sul campionato e lasciare (altri) punti preziosi in giro. Se la scelta societaria fosse quella di puntare forte sulla Premier non mi stupirebbe un massiccio turnover in campo europeo per continuare a coltivare un sogno che, ad inizio campionato, sembrava utopico.

Coesione spogliatoio: più che di gerarchie qui si parla di un rapporto d’amicizia e fiducia reciproca tra allenatore, staff e calciatori molto simile a quello instaurato da Ranieri al Leicester: non è un caso, infatti, che le due squadre in campo si divertano molto e facciano appassionare i propri sostenitori oltre a quelli neutrali. In questo momento in casa Spurs ognuno sa che il suo compagno è disposto a sacrificarsi per il bene collettivo, in Inghilterra la chiamano “brotherhood“, fratellanza. Tra le candidate, è la migliore da questo punto di vista.

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