Da Simonelli a Sito, da Furlani a Dosso chi sono i volti nuovi dell’atletica italiana

L’Italia nei primi quattro giorni ha vinto 17 medaglie e il record era Spalato ’90 quando alla fine degli Europei il medagliere recitava 12 medaglie totali

Agli Europei di atletica, che si stanno disputando all’Olimpico di Roma, l’Italia sta facendo collezione di medaglie. Una dietro l’altra, come mai prima d’ora. E c’è grandissimo ottimismo (non poteva essere altrimenti) per i Giochi Olimpici di Parigi che inizieranno a fine luglio. Nella mezza maratona gli azzurri hanno conquistato oro e argento. Merito di Yeman Crippa e Pietro Riva e con la gradita aggiunta del titolo a squadre.

Marcell Jacobs
Marcell Jacobs | ansa @Fabio Frustaci

Poi sono arrivati i bronzi di Catalin Tecuceanu negli 800 metri e nei 100 donne (e per soli quattro millesimi) grazie alla migliore Zaynab Dosso di sempre, lei che in semifinale era scesa a 11”01. Qui non si tratta più di analizzare una manifestazione che si gioca in casa. È proprio la migliore prestazione d’Italia. Per intenderci, dando uno sguardo ai numeri, l’Italia nei primi quattro giorni ha vinto 17 medaglie e il record era Spalato ’90 quando alla fine degli Europei il medagliere recitava 12 medaglie totali.

Il vento è cambiato

Per capire com’è cambiato il vento si può cominciare da Luca Sito. Fino a tre anni fa Luca, milanese di Porta Romana, classe 2003, era uno studente di liceo linguistico incerto se scegliere il calcio o il basket a livello dilettantistico. L’Atletica Meneghina (club storico) ha scelto lui perché un allenatore dall’occhio lungo ha apprezzato la velocità siderale con cui Luca rincorreva la palla. E agli Europei di Roma ha dominato la semifinale dei 400 metri, stabilito il primato italiano (44”75) su una distanza complicatissima da maneggiare candidandosi a un podio in finale e staccando un biglietto per Parigi. Insomma, ha fatto tutto (meravigliosamente) lui. Ma in questi Europei di Roma non c’è soltanto Luca Sito.

Ispirati nelle loro scelte dalle imprese (reali) di Jacobs e Tamberi a Tokyo e da quelle a fumetti dei protagonisti dei manga che divorano: elastici come il Monkey D. Rufy amato da Lorenzo Simonelli o capaci di trasformarsi in fiamme come il Gear Fifth adorato da Mattia Furlani. Sono loro i nuovi fenomeni dell’atletica italiana. Ormai seguono meno la regola dei talenti di “seconda generazione” a caccia di riscatto inaugurata dai francesi 30 anni fa.

I nostri campioni

Furlani è figlio e frutto dell’amore di due ex atleti di alto livello che lo seguono come allenatori senza pressarlo. Yeman Crippa, lui, è stato davvero strappato dallo sport a una vita difficile, Simonelli reclutato dall’Esercito a due passi da casa, Tecuceanu arrivato in Veneto adolescente dalla Romania con i genitori che volevano cambiare vita. Luca Sito è figlio della borghesia lombarda. Insomma, per quanto riguarda i nostri atleti non esiste più un bacino unico di reclutamento. L’atletica finalmente attrae un po’ tutti. Come ha spiegato lo stesso Sito: “Il calcio è uno sport meraviglioso, ma quando conosci i meccanismi per arrivare all’alto livello e vedi quello che succede in certi campetti di periferia ti passa la voglia. Qui l’ambiente è sanissimo, quando incroci uno che ha vinto tre volte le Olimpiadi sai che ci puoi chiacchierare come fosse un amico”.

Nadia Battocletti, oro nei 5.000 e candidata nella distanza doppia, racconta che “correre nei boschi è come rinascere ogni volta”, Furlani sostiene che pur di stare in una pista di atletica da ragazzino “avrebbe fatto qualunque cosa, anche la marcia”. C’è proprio l’amore per quello che fanno. E lo fanno divertendosi. Vincenzo medaglie, per la felicità dell’Italia. Che ora, davvero, sogna in grande per Parigi.

Il caso Jacobs

E c’è anche un paradosso. Marcell Jacobs ha ispirato tutti loro con l’oro nei 100 metri di Tokyo nel 2021 e adesso, invece, è lui a essere ispirato dai risultati meravigliosi dei più giovani. Infatti, Jacobs è sì acciaccato, ma è spronato dal giovane colosso Ali e in staffetta potrebbe ricevere il testimone da Simonelli che ha spaventosa velocità di base anche senza ostacoli. Tortu ha corso velocissimo (20”14, di gran lunga il migliore) la semifinale dei 200 perché sente il fiato sul collo dei rivali, Crippa si è dovuto guardare le spalle nel rettilineo finale da Pietro Riva. Insomma, gli Europei di Roma sono un ottimo punto di partenza per questa generazione di fenomeni.

Filippo Tortu
Filippo Tortu | ansa @Claudio Peri

E a proposito di Tortu, cercherà di ritrovare il sorriso dopo l’argento nei 200: “Non ho fatto una buona gara – ha detto ai microfoni Rai –, mi sono contratto dopo circa 50 metri e se non riesco a mettermi bene in moto poi faccio fatica. Il dispiacere è tantissimo, era alla mia portata, la vittoria era lì e dovevo solo prenderla ma non ci sono riuscito. L’amarezza è davvero tanta. La staffetta? È un altro obiettivo ma ora ho bisogno di qualche momento per digerire quanto è successo. Non ce la faccio a sorridere. È un’occasione persa, era un oro a portata di mano”.

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