Avellaneda, una città portuale a nord di Buenos Aires e grande centro commerciale della nazione. Il nome venne modificato nel 1904, in dedica al presidente argentino Nicolás Avellaneda e da allora la zona è diventata sempre più terra di opportunità e di lavoro. Non vive di turismo, ma di industrie dunque e la disponibilità economica ha permesso di dare vita a due delle più grandi squadre sudamericane che hanno dato vita a una rivalità fantastica, quella tra Independiente e Racing.

I primi a essere fondati furono i biancazzurri che nacquero nel 1903, quando la città si chiamava ancora Barracas al Sud, mentre i biancorossi videro la luce solo due anni dopo e la loro prima sede fu Buenos Aires. I tifosi de La Academia hanno quindi validi motivi per ritenersi la vera squadra della città, ma soli due anni dopo anche i Diavoli Rossi presero sede al Barrio Mariano Moreno, lo stesso quartiere del Racing. Una rivalità ormai ultra secolare dovuta anche al fatto che la distanza tra i due stadi risulta essere di soli trecento metri. El Libertadores de América da una parte e El Cilindro dall’altra, stadi che hanno visto nascere squadre leggendarie e che hanno scritto pagine epiche nella storia del calcio sudamericano.

 


La prima sfida avvenne nel 1907, quando già si poteva parlare di derby cittadino e a spuntarla fu proprio l’Independiente che vinse per 3-2. Gli anni ’60 furono il periodo d’oro per la città che si elevò diverse volte a livello continentale. Nel 1964 i biancorossi divennero la prima squadra argentina di sempre a vincere la Copa Libertadores sbarazzandosi in finale degli uruguaiani del Nacional di Montevideo. Il titolo sarebbe stato bissato anche l’anno seguente, questa volta ai danni del Peñarol, ma la Coppa Intercontinentale rimase solo un sogno. In Europa erano gli anni della Grande Inter e i nerazzurri riuscirono in entrambi i casi a laurearsi campioni del mondo. Non si dovette aspettare molto però per vedere l’Argentina e Avellaneda sul tetto del mondo, ma nel 1967 l’onore toccò al Racing. Dopo tre leggendarie gare con il Celtic, fu il decisivo spareggio di Montevideo a consegnare il titolo ai ragazzi di Pizzuti. La città si era dunque trovata a dominare questo sport e negli anni ’70 i Diavoli Rossi riuscirono a vincere per ben quattro edizioni consecutive la Libertadores. Per quanto riguarda gli scontri diretti i biancazzurri iniziarono a precipitare dopo lo storico successo con gli scozzesi. Nel 1983 l’Independiente si regalò un Natale e un fine anno meraviglioso quando il 22 dicembre, in occasione dell’ultima giornata del campionato, riuscì a vincere il derby per 2-0 grazie alle reti di Giusti e Trossero. La vittoria ebbe un triplo e irripetibile effetto. Il primo fu chiaramente l’aver confermato la supremazia cittadina, il secondo era l’aver conquistato il titolo argentino e il terzo era aver causato la retrocessione dei rivali di sempre. Fu uno shock terribile per La Academia che dovette così subire per la prima volta nella sua storia il passaggio nella seconda serie. Il Racing continuò a vivere tanti momenti dolorosi, in parte cancellati dal successo in Supercopa Sudamericana nel 1988, ma nel 1998 la squadra venne dichiarata fallita. Nonostante questo i tifosi continuarono a riempire lo stadio anche se i biancazzurri non avevano i fondi per poter disputare gli incontri. I Diavoli Rossi non fecero mancare le loro prese in giro e così ribattezzarono i rivali storici come Ra-Sin Club (Ra Senza club). Furono i tifosi a pagare di tasca loro facendo una colletta e a salvare la loro fede calcistica che già nel 2001 alzò al cielo il torneo di Apertura.
Il nuovo millennio iniziò dunque in maniera favorevole al Racing e in quest’epoca nacque anche una storica rivalità tra fratelli, quella dei Milito. Iniziò la diatriba del “Milito hay uno solo” dove il difensore Gabriel era un acceso simbolo dell’Independiente, mentre il centravanti Diego era un cuore Racing. Nel 2013 toccò ai Diavoli Rossi subire la delusione e l’umiliazione della prima storica retrocessione e l’anno seguente El Cilindro festeggiò uno straordinario ritorno al titolo. I derby sono sempre stato sfide leggendarie e mai scontate, come lo dimostra l’ultima sfida che si è disputata con i biancazzurri in grado di vincere per 1-0 grazie alla rete nel finale con la rete di Marcelo Díaz nonostante le espulsioni di Arias e Sigali. A diventare però l’uomo simbolo per eccellenza in questa rivalità è stato un paraguaiano che fu leggenda negli anni ’30. Il suo nome era Arsenio Erico e quando sentiva aria di derby diventava un’autentica furia. Son ben diciannove le sue reti in questo Clásico, assoluto miglior marcatore di sempre con ben nove gol in più di Vicente de la Mata, secondo in questa speciale classifica. La maggior longevità ad alto livello ha permesso ai biancorossi di essere davanti negli scontri diretti, grazie a settantacinque successi contro cinquantatre.

 


A livello di tifoserie il clima ad Avellaneda è sempre stato infuocato con le due “Hinchadas” pronte a scontrarsi in ogni occasione. A rappresentare l’Independiente c’è il gruppo “La Barra del Rojo somos nosotros“, mentre al Cilindro è ben presente negli occhi di tutti lo striscione de “La Guardia Imperial“. Due tifoserie che hanno sempre regalato momenti leggendari, che si sono macchiati di avvenimenti poco edificanti, ma che sicuramente hanno regalato attimi da pelle d’oca.
Due volti della stessa città, una rivalità storica che non tramonterà mai, perché ad Avellaneda o sei un Diablo Rojo o sei uno de La Academia.