Praga, una delle Capitali più ricche di cultura e arte di tutto il centro Europa dove l’occidente e oriente si fondono alla perfezione. Geograficamente vicina ad Austria e Germania, ma per anni sotto il dominio sovietico ha unito gli stili architettonici di entrambe le realtà e non si può che rimanere incantanti di fronte a tanta bellezza. Il fiume Moldava divide in due i cittadini della città e non è il solo a farlo. In Repubblica Ceca è nato il grande calcio dell’Europa Continentale e quindi vi nacquero tante squadre, ma due di esse sono entrate in maniera decisa nel cuore della gente: lo Slavia e lo Sparta.
I primi a nascere furono i biancorossi nel 1892, anche se per vederli scendere in campo si dovette aspettare altri quattro anni. La squadra venne fondata a Vinohrday, in uno dei quartieri più centrali della città da un gruppo di studenti di medicina. Inizialmente prese vita come una polisportiva e lo sport più praticato era il ciclismo, per questo non si parlò di calcio fino al 1896. Nel 1893 invece alcuni giocatori del neonato Atheltic Club Praga decisero che era tempo di cambiare aria, ormai stanchi delle imposizioni della dirigenza e nel quartiere Hradčany fondarono lo Sparta. Inizialmente la squadra vestiva con maglia nera e una grandissima S bianca al centro, ma nel 1906 il Presidente Petrik tornò da Londra con un carico di magliette dell’Arsenal e così quelle divennero le nuove divise ufficiali. Il rosso poi si sbiadì e il granata rimane ancora oggi il colore del Železná Sparta.

Il primo derby venne disputato il 29 marzo del 1896 e fin da subito iniziarono le polemiche. La partita terminò per 0-0, ma l’arbitro annullò il gol della vittoria allo Sparta in maniera poco chiara e da lì divamparono le polemiche. I granata erano convinti di avere avuto un torto in quanto i propri rivali venivano dalla borghesia, mentre i biancorossi si stavano annoiando delle continue lamentele dei rivali. Nonostante Praga avesse già tantissime realtà si capì ben presto che direzione avrebbe preso l’odio cittadino. Le due società iniziarono a investire ottime somme di denaro nel calcio e già negli anni ’20 le due iniziarono a dividersi i campionati locali. A far capire il loro straordinario predominio furono le convocazioni del commissario tecnico Karel Petrů in vista del Mondiale in Italia del 1934. Su una rosa di ventidue elementi, ben diciannove venivano dalle due principali squadre della Capitale, sette dello Sparta e addirittura dodici dello Slavia. I biancorossi avevano dalla loro la miglior espressione calcistica del Paese, partendo dal leggendario portiere František Plánička e arrivando all’attaccante Antonín Puč. Proprio quest’ultimo segnò a Roma la rete che sembrava dare il titolo di campione del mondo ai cecoslovacchi, ma Orsi e Schiavio ribaltarono la situazione dando agli Azzurri il titolo di campione del mondo. Dopo la guerra la situazione però cambiò radicalmente. Lo Slavia vinse il suo ultimo campionato nel 1947 e iniziò ad allontanarsi sempre di più dalle vette del campionato cecoslovacco, mentre lo Sparta dovette battagliare con una nuova realtà praghese nata nel ’47: il Dukla. Questa rivalità aumentò tantissimo la popolarità dei granata in città e in tutta la nazione, in quanto i rivali giallorossi erano la squadra dell’esercito che aveva fatto delle leggi a proprio vantaggio per poter usufruire dei migliori giocatori e per questo era odiatissima. I Granata riuscirono comunque a tenere botta vincendo svariati campionati e dimostrando il loro dominio sugli avversari sul finire degli anni ’80 quando ormai l’influenza dell’esercito sovietico era diventata ormai di poco conto. Inoltre nel 1973 lo Sparta ottenne il suo più grande risultato in ambito internazionale con la semifinale di Coppa delle Coppe nel 1973, ma furono fatali le due sconfitte con il Milan. Con la disgregazione della Cecoslovacchia e la nascita della Repubblica Ceca finì definitivamente lo splendore del Dukla e lo Slavia tornò a competere per il titolo. Un attento mercato e un fine lavoro sul settore giovanile permise ai Sešívaní di tornare campioni cechi nel 1996, a quarantanove anni di distanza dall’ultimo volta. In quella stagione sfiorarono anche la finale di Coppa Uefa, ma il Bordeaux vinse due volte per 1-0 togliendo così il grande sogno dell’ultimo atto. Nel nuovo millennio il grande calcio in Repubblica Ceca è uscito dalla Capitale e il Viktoria Plzeň ha per anni dettato legge, ma l’amore per il calcio a Praga non si è mai assopito. In particolar modo è lo Slavia, grazie anche agli investimenti della nuova proprietà cinese, a essere tornato in vetta in questi anni ottenendo ben tre successi negli ultimi quattro anni. Lo Sparta invece non alza da ben sei anni il più importante riconoscimento ceco e negli anni ’10 sono state solo due le vittorie in campionato, dato peggiore accadde solo negli anni ’60 dove non arrivarono titoli.

Il derby di Praga è una delle sfide più calde e affascinanti dell’intero Vecchio Continente e tendenzialmente sono stati i granata a sorridere maggiormente. Sono infatti ben centotrentadue i successi totali a discapito dei novantuno dei biancorossi. Un distacco importante derivato soprattutto dagli anni in Cecoslovacchia nel post Seconda Guerra Mondiale. Negli ultimi anni il miglior marcatore è stato addirittura un mediano, quel Tomas Soucek che è stato un’icona dell’ultimo decennio dello Slavia e che ha timbrato per ben sei volte il cartellino nel derby. Chi invece ha fatto innamorare il Letná è stato David Lafata, bomber dello Sparta e della nazionale a quota cinque.
La violenza è purtroppo una caratteristica ricorrente in praticamente tutti i derby della Capitale e le due frange ultras sono tra le più accese della nazione. La tifoseria più calda dei granata è limitata in uno spicchio della curva sud e ha una mentalità molto hooligans nonostante il nome del gruppo sia “Ultras Sparta“. Lo Slavia invece vive molto di più l’ambiente stadio e in curva nord dell’Eden Arena ci sono diversi gruppi, ma il più importante e centrale è diventato senza dubbio il “Tribuna Sever“.
Due volti della stessa città, una rivalità storica che non tramonterà mai, perché a Praga o sei un Sešívaní o sei un Železná Sparta.