Quando Sebastián Gallego Méndez si è dimesso dall’incarico di allenatore di Godoy Cruz lo scorso 30 agosto, dopo lo 0-3 subito dal Vélez nella 9^ giornata della LigaProfesionalde Fútbol, la squadra di Mendoza aveva vinto una sola partita nelle ultime sette, ed era all’ultimo posto in classifica e nel promedio, la graduatoria basata sul rapporto punti fatti/partite giocate che determina le retrocessioni in Argentina.

Al suo posto, la dirigenza del Tomba sorprese tutti ingaggiando un allenatore senza alcuna esperienza nel fútbol argentino, invece del classico traghettatore per raddrizzare una stagione partita male: Diego Flores, ai più familiare solo incidentalmente, essendo stato per anni il braccio destro di Marcelo Bielsa.

Vice allenatore del Loco nelle esperienze a Marsiglia, Lille e Leeds, proprio in Inghilterra Flores era salito maggiormente alla ribalta ricoprendo, tra le altre mansioni, quella di traduttore: nel caotico finale di stagione che riportò i Peacocks in Premier League, Flores dovette gestire la grande mole di conferenze stampa, schivando le taglienti domande dei giornalisti inglesi, sempre pronti a tendere tranelli agli allenatori non anglofoni.

Arrivato al Feliciano Gambarte, Flores ha da subito dimostrato di essere pronto a scrivere la propria storia come primo allenatore: il suo 4-2-3-1 tipico del calcio inglese, contiene però i principi di possesso palla, gioco corale e pressione immediata propri del suo mentore. Il connubio è esplosivo ed ha trasformato fin da subito i biancoblu di Mendoza: “Siamo ossessionati dal gol”, ha dichiarato al termine dell’ultima partita l’attaccante Ojeda.

Nelle 5 partite disputate con Flores in panchina, infatti, il Godoy Cruz non ha mai perso (3 vittorie e 2 pareggi), ha segnato 16 reti e ne ha subite solo 6, dilagando in ben 3 occasioni con 4 reti. I due pareggi, inoltre, sono stati un 1-1 in inferiorità numerica contro il Sarmiento ed un 3-3 contro il Racing in Copa Argentina, poi terminato in una vittoria ai rigori.

L’età media di 25 anni lascia presagire ulteriori possibili miglioramenti, data l’ampia presenza di giovani non ancora nella loro maturità calcistica. Tuttavia, queste prime partite hanno già dato modo a Martín Ojeda (22 anni) ed Ezequiel Bullaude (20 anni) di mettersi in mostra, con 5 reti a testa ed un rendimento da giocatori-copertina del torneo.

Flores è diventato per tutti El Traductor, ed il passaggio del turno nella coppa nazionale ha dato vita ad una rivisitazione di un famoso coro: “Es el equipo del Traductor” cantavano i giocatori del Godoy Cruz dopo la vittoria dagli undici metri.
Ma il mister non si è detto offeso da questo soprannome: “Non mi sento affatto insultato, anzi. Al contrario, lo prendo con ironia. Non sono all’altezza di essere definito traduttore, lo dico per rispetto di chi si è laureato e ha studiato tanto per diventarlo”.

Nel frattempo, da Leeds, Marcelo Bielsa è stato interpellato sul brillante inizio di stagione del suo ex-aiutante, ed ha avuto per lui parole lusinghiere: “Diego Flores si è costruito da solo, le sue grandi virtù non dipendono da me. Sogno che i miei collaboratori mi abbandonino per trovare un loro spazio”.

 

Giacomo Cobianchi