Ieri sera, in Macedonia, l’ultimo di tanti risultati non molto convincenti in queste prime uscite stagionali dell’FC Copenaghen. L’andata del terzo turno di qualificazione alla Champions League ha infatti riservato una sconfitta esterna per gli uomini di Stale Solbakken. A Skopje, capitale macedone, i bianco-blu partivano favoriti nei confronti dei padroni di casa del Vardar: alla fine dei 90′ minuti, tuttavia, è maturata una brutta sconfitta (1-0), che ora vede i Loverne obbligati a vincere il ritorno casalingo per prendere parte alla prossima Coppa Campioni. La relativa povertà del calcio danese infatti, fa sì che anche la squadra vincente del campionato debba affrontare 3 turni preliminari prima di arrivare nella terra promessa dei gironi, un percorso che sta ammaccando l’FCK. Oltre alle difficoltà europee, però, sono emersi dei problemini anche in campioanto e soprattutto durante il ritiro del mese scorso in Austria. Andiamo ad analizzare i problemi che possono rallentare la continua crescita di questo club così moderno.


LA CAMPAGNA SLOVACCA- Una vittoria esterna per 1-3, con una tripletta di una giovane promessa come Andrija Pavlovic (che sembrava volersi finalmente confermare), non può che mettere buon umore nelle strade della capitale danese. Due gol di vantaggio sugli slovacchi dello Zilina hanno infatti permesso di vivere una settimana in tranquillità ai tifosi dell’FC Copenaghen, che aspettavano formalmente il ritorno per potere festeggiare ufficialmente il passaggio del turno. Tutto ciò per la ferma e sicura convinzione dell’essere pressochè imbattibili tra le mura amiche del Telia Parken, che l’anno scorso non ha visto perdere una sola volta i leoni della capitale. Persino nei gironi di Champions League, dove Leicester, Porto e Club Bruges sono sbattuti contro una difesa granitica, comandata da Zanka e protetta da Delaney (ora entrambi trasferiti ad altri lidi). Sarà stata la loro assenza, sarà stato il ritardo nella preparazione, ma lo Zilina è andato vicino al colpo grosso, battendo l’FCK per 1-2, e mettendo tanta paura nei tifosi danesi. Una sconfitta così non si vedeva da tempo, ed è solo grazie al gol di Verbic che il popolo degli spalti ha potuto tirare un sospiro di sollievo. Ma già in quella occasione, si vedevano delle crepe impossibili da ignorare.


TRA LE MURA DI CASA-Un inizio di campionato non da dimenticare, quello dell’FC Copenaghen, ma che certamente ha lasciato ancora dubbi sulle prestazioni dei calciatori. Il morale del tifosi non è al massimo anche per le scarse prestazioni casalinghe; giocare in casa era certezza di 3 punti nella scorsa stagione, ma quest’anno il trend sembra cambiato. I 4 punti su 6 disponibili in campionato derivano da un pareggio interno contro i rivali dell’Aalborg, ed una vittoria esterna per 0-3 in casa del Randers (dove solo pochi fedelissimi tifosi hanno raggiunto Solbakken e truppa). L’1-1 contro i rossi dell’AaB non ha convinto gli abbonati. Come già anticipato sopra, anche in Champions League l’unica partita casalinga giocata si è chiusa con una brutta sconfitta. La Sektion 12, presente over land and sea, ha potuto vedere anche buone versioni dell’FC Copenaghen 2017/2018, ma le famiglie presenti al Parken, hanno poco di cui poter festeggiare in queste prime 3 settimane di calcio “ufficiale”.


PROBLEMI E SOLUZIONI-Tantissime le opinioni espresse al riguardo dello strano momento attraversato dal Copenaghen. Tifosi, esperti di calcio danesi e gli stessi calciatori hanno parlato di eventuali soluzioni per tornare super competitivi. Argomento toccato da tante persone è lo stato fisico della squadra, ritenuta generalmente fuori forma. I più accusati sono Toutouh (ala), Boilesen (terzino) e per motivi differenti il nuovo capitano Kvist. Proprio al numero 8 vengono affibiate colpe sul rendimento della squadra a causa della sua scarsa leadership in campo: la fascia da capitano pesa parecchio in un mondo caldo come quello dell’FCK, e tanti opinionisti sostengono che William non sia il candidato migliore per ricoprire questo importante ruolo. A differenza dell’ex capitano Delaney, il suo ruolo è più di importanza tattica che tecnica, ed interpreta il ruolo di centrocampista in maniera totalmente diversa rispetto all’attuale giocatore del Werder Brema. Inserimenti e compito di frangiflutti sono i punti forti di Kvist, che non contribuisce però abbastanza nel ribaltare le azioni da difensive ad offensive.

Altro punto critico è la gestione delle frecce offensive nell’arco di Solbakken. L’arrivo di Sotiriou copre alla perfezione la partenza del figliol prodigo Cornelius, destinazione Bergamo. Con Santander, sembrava ovvia la formazione di una coppia d’attacco pesante e letale, che si sta rivelando (o confermando) tuttavia, parecchio statica. Ecco svelato il motivo dell’utilizzo di Pavlovic nelle prime partite della stagione: il serbo ha talento, ma pecca di continuità. Un profilo come il suo sarebbe l’ideale da affiancare ad uno tra il cileno ed il cipriota, ma servono costanza e concretezza, due elementi che certamente mancano nel suo bagaglio. Ecco dunque che per esclusione, arriverebbe il momento di Kusk, ala destra ex Aalborg che ben conosce l’ambiente danese, e ha giocato un ruolo fondamentale nei caldi anni dell’AaB. Tuttavia, il rapido biondo non sa difendere, e giocando da esterno dovrebbe costituire parte di un 4-3-3 difficilmente proponibile con i profili all’FCK. Meglio forse aspettare il rientro degli infortunati, per giocare con un classico 4-4-2 solido e che ricorda le grandi vittorie della scorsa stagione.


Certo, Matic non è Delaney, Bengtssonn non è Augustinsson e forse gli infortuni di Ankersen e Falk (molto gravi) peseranno anche nel momento in cui entrambi torneranno disponibile, ma ci sono ancora le premesse per portare a casa una stagione positiva. Sarà difficile confermarsi ai livelli del 2016/17, ma quando si tratta di restare davanti ai giurati rivali del Brondby, usciranno artigli taglienti, e cuori da Leoni.