Il Feyenoord si gode il traguardo raggiunto dopo una stagione dominata in lungo e in largo: la formazione di Van Bronckhorst è riuscita ad imporsi sin dalla prima giornata, collezionando una serie di vittorie che ha permesso di non perdere la testa per tutto l’anno. Dopo 18 anni il trofeo torna nella bacheca di Rotterdam, il 15° della storia della società biancorossa. Andiamo ad analizzare i 5 punti focali che hanno permesso a Kuyt e compagni di salire sul grandino più alto del podio.

FEYENOORD: IL GRANDE LAVORO DI VAN BRONCKHORST IN 5 PASSAGGI

Il Feyenoord, in questi 18 anni, ha sempre lottato per il successo, ma per un motivo o per un altro non è mai riuscito ad essere presente fino all’ultima giornata. Nella stagione 2016-2017 la musica cambia completamente grazie al tecnico Van Bronckhorst che ha lavorato sulla mentalità della squadra, rendendola più consapevole dei propri mezzi. Vediamo cosa è cambiato:

Costanza di risultati: il Feyenoord ha sempre intrapreso ottimi gironi di andata a discapito delle gare di ritorno, dove il club tendeva a mancare di concentrazione e a perdere punti per strada. Normalmente, il declino, iniziava nel mese di Febbraio-Marzo quando la società si trovava a combattere su tre fronti: campionato, coppa nazionale e Champions o Europa League. Le troppe sfide sfiancavano il club che, piano piano, perdeva terreno in Eredivisie e veniva sistematicamente eliminato anche dalle altre competizioni. Quest’anno la situazione si è completamente ribaltata: gli uomini di Van Bronckhorst hanno fallito ai gironi di Europa League e vengono eliminati dalla KNVB Beker prima di dicembre, ma in campionato l’andamento è del tutto differente. Il Feyenoord si piazza in prima posizione fin dall’esordio e mantiene la testa fino alla fine del torneo. La capacità di affilare 10 vittorie consecutive in due diversi periodi dell’anno (inizio stagione e a cavallo tra la fine del girone d’andata e l’inizio di quello del ritorno) hanno permesso al club di Rotterdam di accumulare un bottino di 60 punti sicuri che l’hanno difesa da qualsiasi attacco degli avversari. La squadra non ha avuto cali di concentrazione, scendendo in campo con cattiveria, consapevolezza e forza, asfaltando qualunque squadra sul proprio cammino. La tenuta mentale è una novità per questi ragazzi, spesso sbalzati fuori dalla lotta scudetto proprio per mancanza di personalità.

Lavoro mentale: il vero merito di Van Bronckhorst è stato quello di creare una mentalità vincente all’interno dello spogliatoio. La formazione biancorossa è sempre scesa in campo consapevole dei propri mezzi, cinica, compatta e unita in ogni reparto. La rosa ha effettuato rimonte importanti, ribaltando risultati anche all’ultimo minuto, caratteristica mancata negli anni passati. Nonostante la costante pressione, sempre più forte soprattutto all’avvicinarsi del traguardo, il Feyenoord non ha mai dimostrato di crollare affrontando ogni sfida con il giusto piglio: questo ha permesso, a fine stagione, di alzare al cielo quel trofeo da troppo assente nella bacheca di Rotterdam.

Attacco formidabile: il reparto offensivo è stato sicuramente uno dei maggior artefici di questo traguardo con una media gol veramente spaventosa da far invidia alle big europee. La società olanedese ha totalizzato ben 86 centri in 34 match, praticamente di 2,5 reti ad incontro. Il vero trascinatore è stato Jorgensen, punta danese acquistata nella sessione estiva di mercato dal Copenaghen. Il classe ’91 ha chiuso al primo posto della classifica marcatori con 21 realizzazioni e 11 assist vincenti per un bottino di 33 gol nel quale ha potuto mettere il suo zampino, quasi un terzo del totale. Nella stagione ha saputo mettersi in mostra anche Toornstra con 14 gol e 9 assist: l’attaccante esterno, riscoperto nel finale di campionato centrocampista laterale, ha coronato la sua migliore annata della carriera. Subito dietro il capitano Kuyt con 12 gol nel ruolo di trequartista e centrocampista centrale. Il cinismo, l’appoggio di Elia e El Ahmadi, hanno permesso al club di essere devastante sotto porta non lasciando scampo a nessun avversario.

Difesa rocciosa: anche il reparto arretrato ha dimostrato di essere all’altezza dopo anni di grandi delusioni. Kongolo, Botteghin, Van der Heijden, Nieuwkoop, Karsdorp e Nelom hanno trovato il giusto assetto e affiatamento, muovendosi all’unisono e limitando, quasi totalmente, gli svarioni che hanno caratterizzato sempre la difesa del Feyenoord. A scoprirsi leader è Botteghin che con la sua esperienza è riuscito a gestire, nel migliore dei modi, i compagni, dirigendoli ottimamente in tutte le fasi del campionato. Notevole anche il suo apporto di gol grazie alla sua stazza che gli permette di svettare incotrastato nelle aree avversarie. Anche Kongolo si è confermato ad alti livelli con un passo e una facilità di dribbling difficili da vedere in terzini della sua corporatura. La vera sorpresa però è Jones, portiere trentacinquenne australiano. L’estremo difensore, consapevole della sua ultima chance per portare in bacheca un titolo, sfodera delle prestazioni al di sopra delle righe, salvando in più di una occasione il risultato e garantendo i 3 punti ai propri compagni. Solo nelle prime 3 gare di campionato, il numero 1 ha effettuato 3 parate determinanti che hanno dato vita alla prima serie di 10 vittorie consecutive.

Cambiamenti di ruolo e posizione: Van Bronckhorst, da inizio anno, effettua un cambiamento importantissimo per gli 11 in campo, spostando Kuyt da laterale destro d’attacco a centrocampista centrale con il compito di impostare l’azione e spingersi in avanti da trequartista. L’ex Liverpool vive una seconda giovinezza riuscendo a svolgere sia il ruolo di metronomo che quello di assistman in grado di verticalizzare grazie all’ottimo piede. Jorgensen, Toornstra e Elia beneficiano al massimo dei suoi suggerimenti. Altro cambiamento è quello di Toornstra da laterale d’attacco a laterale di centrocampo, nel finale di stagione, per dare una maggiore spinta sulla fascia destra con il tandem composto proprio da Toornstra-Berghuis. Il ragazzo olandese, partendo più lontano dalla porta, ha tutto il tempo di scegliere alla perfezione i tempi di inserimento poiché poco marcato e spesso lasciato solo dagli avversari. Ultimo, ma non meno importante, è la fiducia e la conferma di Jones: il portiere è stato scelto per far riprendere Vermeer reduce da un brutto infortunio. Le ottime prestazioni, hanno portato il tecnico ha lasciargli la maglia da titolare, mossa rilevata azzeccatissima visti gli ottimi risultati raggiunti.