Per alcuni era un calciatore da rottamare: quasi 33 anni, un altro solo di contratto con il Valencia e le destinazioni orientali come prossima tappa di un’ottima carriera. Ma Ezequiel Garay è sempre lì: forte, carismatico, decisivo. Leader del Valencia, condottiero di una rincorsa Champions League che dopo un successo contro il Real non solo acquisisce grande credibilità, ma vede la squadra favorita sulla concorrenza.

Garay ha segnato un gol pesantissimo, quello del 2-0 che ha reso impossibile la rimonta del Real; la rete di Benzema è arrivata troppo tardi per riaprire la partita, chiusa di fatto già dall’incornata dell’argentino. Pesante per la stagione, perché come detto avvicina e di tanto il Valencia al quarto posto, ma pesante anche per lui che con il Real Madrid condivide un passato non troppo esaltante, un’esperienza che ha ridimensionato l’idea collettiva di un centrale comunque tra i migliori del campionato da tantissime stagioni.

Al Real Madrid era arrivato nel 2009 dal Racing di Santander, la squadra dei suoi esordi in Liga: lì si era fatto conoscere sia per le qualità difensive che per i calci di rigore segnati. Infallibile dal dischetto, sintomo di una maturità e una leadership che facevano al caso di un Real alla ricerca degli uomini giusti per rifarsi dopo anni di delusioni in Europa. Non è certo stato il suo Real, sicuramente non quanto questo è diventato il suo Valencia.

In Spagna ci è tornato dopo aver girato tra Benfica e Zenit negli alti borghi d’Europa, con grande esperienza e anche un palmarès interessante in nazionale. Già, l’Argentina, vanto e rimpianto di una grande carriera incompleta: non figura tra i convocati da fine 2015, quando chiese di non essere chiamato dopo la sconfitta per 2-0 contro l’Ecuador in fase di qualificazione. Il motivo era voler evitare lo spostamento negli Stati Uniti durante il periodo della nascita di sua figlia Shaila, soprattutto per i gravi problemi che ha avuto la moglie durante la gravidanza.

Da lì però ha saputo ritrovare le forze per essere ciò che è sempre stato: un leader. Di gol ne ha segnati tanti in carriera, ma forse questo al Real Madrid ha un peso diverso: per la sua squadra, per il suo passato e anche per il suo futuro, adesso difficile da immaginare lontano da Valencia. Soprattutto perché il prossimo anno potrebbe avere un’altra grande opportunità in Champions League.