Ci avrà pensato mille volte Pellegrini a quella semifinale, a quel giorno in cui il suo sogno si infranse a undici metri da Parigi. Ci ha portato quest’anno con una grande impresa il Manchester City fino alla semi, lì dove nessuno c’era mai riuscito nella storia dei citizens, ci aveva portato nel 2006 un meraviglioso Villarreal che aveva sorpreso l’Europa.

È proprio quello l’incubo di Manuel Pellegrini, una splendida avventura infranta nella semifinale di ritorno. Riaffiorano i ricordi di quella cavalcata tanto sudata quanto sorprendente con una squadra che si affacciava per la prima volta nell’Europa che conta davvero.

Champions League 2005/06, anno della finale di Parigi. Gli ultimi ad alzare la coppa sono stati i reds del Liverpool nella storica finale di Istanbul e di big al via ce ne sono davvero tante. Il Villarreal è un profilo basso, parte dai preliminari con grande umiltà ma ha una squadra di gente pragmatica condita da elementi dal talento sconfinato.

Il preliminare è con l’Everton di David Moyes guidato dai gol di Jamie Beattie che però non bastano per fermare il Submarino Amarillo. Il Villarreal avanza in sordina senza incantare realmente: batte i Toffees due volte per 1-1 e poi nel girone riesce a qualificarsi come prima nonostante solo 3 gol segnati riuscendo ad eliminare anche un colosso come il Manchester United.

Proprio da Manchester un anno prima era arrivato un uruguayano col vizio del gol, fa il centravanti ma Pellegrini gli dà il numero 5: si chiama Diego Forlan e sarà uno dei grandi protagonisti di questa cavalcata. Agli ottavi arrivano i Rangers di Glasgow liquidati con un doppio pareggio in cui i 2 gol segnati in trasferta ad Ibrox nella gara d’andata hanno fatto la differenza.

Ai quarti c’è una grande avversaria, l’Inter di Mancini che ha trovato in Martins e Adriano due bomber fenomenali e ha tantissima qualità con Figo e Stankovic. All’andata vince l’Inter per 2-1 a San Siro e nella partita di ritorno al Madrigal un calcio di punizione pennellato da un argentino niente male dal passato al Boca Juniors trova la testa di un altro argentino col cuore xeneize, Rodolfo Arruabarrena, autore del gol che manda il Villarreal in finale e allenatore dell’ultimo Boca campione d’Argentina.

Il Villarreal di Manuel Pellegrini è in semifinale. Che storia. Ma l’argentino dell’assist chi è? Sì, proprio lui. È Juan Román Riquelme, sta giocando una Champions fantastica, ha letteralmente portato a spasso l’Inter soprattutto nella gara di ritorno ma sia lui che Pellegrini stanno per vivere il momento più drammatico della propria carriera.

La semifinale arriva e davanti c’è un ottimo Arsenal: la squadra di Wenger è vice campione d’Inghilterra e sta per diventare il primo club londinese ad arrivare in finale di Champions League. Ad Highbury (ultima partita europea per lo stirco stadio di Londra) vincono i gunners per 1-0 grazie ad un gol in mischia di Kolo Touré e quindi serve il miracolo nella gara di ritorno in Spagna.

Quique Alvarez, Guillermo Franco e Diego Forlan sono in gran forma e poi c’è lui, Román, che gioca una partita sensazionale. Non ha la 10 che vestiva al Boca e al Barcellona, ha il numero 8 ma disegna calcio come pochi possono fare a questi livelli. È il signore della serata, domina il palcoscenico e in campo dà tutto, ma proprio tutto. Sembra che il suo momento debba arrivare da un momento all’altro ma quel momento tarda ad arrivare. Alla fine però l’arbitro Ivanov quando il cronometro scavalla il numero 90 mette la bocca al fischietto e concede un calcio di rigore al Villarreal: Riquelme è stanchissimo, ha dato ogni singola goccia di sudore che aveva a disposizione ma quel rigore non può non tirarlo lui.

Segnare significa prolungare la sfida ai supplementari e quel giorno il Villarreal ne aveva di più: c’erano Josè Mari e Roger Garcia (quello che la 10 la vestiva) entrati da poco che avevano le forze per continuare l’assedio e quasi sicuramente la mezz’ora aggiuntiva di gioco avrebbe regalato un altro gol al Submarino amarillo. Riquelme su quel dischetto ci va con troppa stanchezza in corpo e quella rete gialla alle spalle di Jens Lehmann non si gonfierà mai: il portiere tedesco para e in quel momento finiscono tante cose. Finisce il cammino del Villarreal di Pellegrini che abbandona la Champions ad un niente dalla finale, finisce il sogno di una piccola cittadina valenziana che stava credendo all’impossibile, finisce sostanzialmente anche l’avventura di Riquelme nel calcio europeo dove non avrà più troppe chance.

Pellegrini oggi quella semifinale la ricorda bene: ricorda le emozioni, la tristezza e le lacrime di un sogno infranto in pochi secondi. La sua squadra non veste più di giallo ma è sempre alla prima volta storica in una semifinale contro una big del calcio mondiale; chi lo sa se prevarrà la paura o la voglia di riscatto, la cosa sicura è che oggi è la volta buona per dimenticare un incubo. Almeno per lui.