L’allievo e il maestro: Godin e Gimenez sono la coppia di centrali difensivi più affiatata in circolazione e, molto probabilmente, la più forte del mondo.

Un destino comune sancito da quel sangue uruguayano che scorre nelle vene di entrambi: nati per giocare assieme e distanziati dall’età solo per dare continuità alla splendida tradizione di caudillos della nazionale charrua.

Diego Godin eredita la leadership di un altro Diego, forse il più importante della storia dell’Uruguay, Lugano.  La capacità di essere al centro dell’attenzione, di dire poche parole ma sempre quelle giuste è l’emblema dell’atteggiamento del leader: Godin è una garanzia, un calciatore capace di prendere per mano i suoi compagni e renderli imbattibili, un uomo che comunica con lo sguardo. L’Atletico ha trovato in lui la sua guida emotiva in campo, l’animo perfetto per trasmettere il temperamento e la filosofia di Simeone ai compagni.

Eroico e severo condottiero, padrone della propria area e di quella avversaria ma soprattutto abile maestro per il suo già designato erede.

Josema Gimenez è l’evoluzione della specie: personalità di carattere ma anche col pallone tra i piedi; nessuna paura di esordire ad un Mondiale con la sua squadra alle corde, costretta a vincere per sopravvivere.

La sua ambizione e quella stravaganza tecnica che lo distingue hanno fatto dimenticare in fretta Miranda, colonna della difesa colchonera fino a pochi mesi fa, e hanno fatto accomodare in panchina Savic, titolare nell’ultimo turno di campionato ma “supplente” in tutto e per tutto del numero 24 nonostante i tanti soldi spesi in estate per comprarlo.

L’animo charrua è la chiave del tutto: agli uruguagi piacciono le sfide, piace sognare l’impossibile e credere nel miracolo. Per questo l’Atletico Madrid è la piazza giusta per entrambi: un luogo adatto dove vincere appare impossibile vista la concorrenza ma fede e applicazione possono portare gioie che non hanno eguali.

I numeri di questa coppia sono impressionanti, soprattutto in questa stagione, quella del definitivo salto di qualità di Gimenez che ha fame di diventare grande: solo 8 gol subiti in campionato, stesso numero del Bayern Monaco che però ha giocato una partita in meno. Nessuno come Godin e Gimenez, e lo sa bene Oblak che grazie a loro è diventato il miglior giocatore sloveno dell’anno, riconoscimento niente male per un portiere che deve battere la concorrenza di Handanovic.

La base di questi risultati non sta solo nel grande carisma di entrambi: la grande intelligenza tattica di Godin ereditata anche da Gimenez permette ad ognuno dei due di sapersi staccare nel momento ideale e di coprire così al meglio l’area di rigore senza ricorrere per forza alla marcatura a uomo. Inoltre il sistema di equilibri messo in piedi da Simeone permette alla difesa di poter agire in pieno stile Uruguay: la squadra ti porta a giocare in mezzo e per arrivare in porta è d’obbligo un faccia a faccia con uno dei due centrali; questo è il grande segreto dell’Atleti.

Carattere, meccanismi difensivi, giocate tecniche: Godin e Gimenez sono compatibili in tutto. Il maestro non poteva trovare allievo migliore.