Dall’inizio della fase a eliminazione diretta a oggi il Palmeiras lancia la propria candidatura al titolo di campione della Copa Libertadores ma in troppi fin qui hanno sottovalutato questo appello. Allora è servita una chiamata importante, qualcosa che facesse rumore più del cammino fin qui trionfale ma senza grosse vittime: la vittoria per 3-0 in casa del River Plate è il picco più alto della stagione del Verdão, la nuova squadra da coppa per eccellenza del calcio sudamericano.

Da quando Abel Ferreira ha preso il comando della squadra, rimasta momentaneamente nelle mani di Andrey Lopes dopo l’esonero di Luxemburgo, la svolta è arrivata soprattutto nelle partite chiave, quelle con tanto in palio, al punto da arrivare in finale di Copa do Brasil e a ipotecare la qualificazione anche a quella di Copa Libertadores nonostante la difficoltà della sfida contro i Millonarios, a discapito di un Brasileirão dove la difficoltà della rimonta non è stata un grande stimolo per rincorrere San Paolo e Flamengo in vetta alla classifica.

Ma la squadra vale molto di più del sesto posto parziale in campionato e in ogni gara da dentro o fuori riesce a dimostrarlo. Soprattutto perché riesce a gestire al meglio i momenti di difficoltà: ha saputo soffrire persino con l’América Mineiro in semifinale di Copa do Brasil, nonostante fosse un’avversaria di Série B; poi contro il River Plate ha letto al meglio la partita, gestita da grandissima squadra.

Un inizio prudente che ha fatto sfogare l’avversario, per poi emergere alla distanza al punto di vincere anche per dispersione, utilizzando termini dell’ippica. Anche perché questo Palmeiras è un cavallo da corsa, uno di quelli destinato ad arrivare fino alla fine: ha battuto sul piano tecnico gli avversari e li ha fatti anche andare in tilt mentalmente, come si vede negli errori tecnici di Armani e Rojas in occasione dei primi due gol, e nella folle espulsione di Carrascal, in versione Totti-Balotelli 2010.

E nonostante il River sia una squadra specialista delle rimonte, in particolare contro le brasiliane, andare in casa del Verdão a rimontare 3 gol sembra praticamente impossibile. Perché a oggi questa rosa è superiore praticamente in tutti i reparti: ha solidità difensiva in un pacchetto che può passare senza problemi da tre a quattro, guidato da un sontuoso Gustavo Gómez; ha fasce di primissimo livello con Matías Viña in fase difensiva e Rony-Gustavo Scarpa in attacco; ha soprattutto un centrocampo di enormi prospettive con il fortissimo classe 2000 Gabriel Menino e l’emergente ’99 Patrik De Paula. Non manca il finalizzatore, che in questo caso è un Luiz Adriano rientrato benissimo dall’infortunio, né le risorse dalla panchina, con Willian e Veiga non utilizzati in attesa del rientro di Gabriel Verón.

Quella del Libertadores de América è una notte che fa effettivamente sognare il Palmeiras, soprattutto se in panchina c’è un ambizioso come Abel Ferreira, candidato a essere il secondo portoghese a vincere il torneo, un anno dopo il suo predecessore e forse ispiratore Jorge Jesus.