L’Argentina è tornata a giocare nella notte per la prima volta nel 2021: il rinvio dell’intero blocco di marzo ha prolungato l’assenza del calcio sudamericano delle nazionali per diversi mesi e al rientro l’Albiceleste si è trovata con una pelle nuova ad affrontare il Cile in una partita di qualificazione per Qatar 2022 che precede di pochi giorni il debutto in Copa América.

Il risultato di 1-1 non è proprio entusiasmante, ma non complica troppo i piani di una classifica comunque rassicurante in cui non sembra che ci siano presupposti per vivere un cammino agonico come quello che ha portato a Russia 2018. Tuttavia dopo una lunga pausa è opportuno fare il punto su quali siano le reali ambizioni di questa nazionale: con un percorso mondiale che non dovrebbe avere troppe complicazioni, l’obiettivo primario diventa quello di preparare al meglio la Copa América, forse l’ultima a disposizione di Lionel Messi (quantomeno in termini di affidabilità fisica).

Scaloni ha deciso di plasmare una squadra basata su concetti tattici ben chiari, che però si possono adattare a qualsiasi contesto. E così si è vista una squadra contro il Cile capace di disporsi con un sistema difensivo a quattro, ma che in diverse occasioni ha portato Foyth verso i centrali di difesa lasciando a Tagliafico invece la licenza di spingere sulla sinistra, oltre a un centrocampo infarcito di piedi buoni capace di mettere le punte in condizione di attaccare spesso la profondità.

Messi ha avuto protagonismo, non solo per il rigore segnato, ma anche palla al piede. Partendo principalmente da destra è riuscito a prendere ritmo con il pallone e creare qualche occasione importante, anche se sembra chiaro che la preparazione è volta a farlo rendere meglio in vista del torneo estivo più che in queste prime due partite.

Di fatto è lì che guarda l’Argentina in generale, stizzita per la cessione al Brasile dell’organizzazione del torneo, ma comunque pienamente candidata per potersi mettere al collo la medaglia d’oro. E se non è certo il risultato col Cile a dare entusiasmo in vista di questa Copa, a farlo può essere il contesto generale: di fatto sono l’unica alternativa ai verdeoro, perché anche l’Uruguay visto con il Paraguay difficilmente potrà ambire a qualcosa di importante, e la situazione interna allo spogliatoio del Brasile, con tanti dissidenti verso questa organizzazione lampo di un torneo in uno stato in grave crisi covid, rischia di gettare ombre sul cammino della Seleção.

Di fatto all’Argentina serve solamente inserire i ritmi giusti nelle partite, saper valutare i momenti e sfruttare l’occasione per ritrovarsi poi a giocarsela sul campo con il Brasile. partirà sfavorita in ogni caso, ma con un titolo in bacheca così recente e la questione spogliatoio viva in questa maniera, la possibilità che la Copa América sia una priorità più per l’Albiceleste è qualcosa di effettivamente concreto. A Scaloni ora il compito di saper alzare l’asticella, per portare la migliore Argentina possibile a giocarsi il titolo dalla prossima settimana.