Uno a uno contro lo Slavia Praga, due a due contro il Borussia Moenchengladbach. Non si ferma la maledizione interista di Antonio Conte che ‘stecca’ i due esordi in Champions con due partite simili: poca lucidità, poca concretezza sotto porta e un errore che poteva costare caro nell’economia della partita. Il tecnico salentino è stato ‘tradito’ da uno dei suoi uomini di fiducia. I due errori di Arturo Vidal hanno complicato all’Inter una gara che sembrava fattibile nonostante le tantissime assenze: non ultima, quella di Achraf Hakimi.

Dopo la sconfitta nel derby ci si attendevano delle risposte da Kolarov e Perisic e, a conti fatti, sono parzialmente arrivate. Kolarov ha sofferto meno dal punto di vista difensivo, ma è stato anche ‘merito’ della scarsa proposta offensiva portata avanti dalla squadra di Marco Rose. Su calcio piazzato, quantomeno, ha mostrato quello di cui è capace con un ottimo corner tagliato che è valso il pareggio di Lukaku e una buona soluzione dal limite al minuto 96 che è andata a pochi centimetri dal 3-2 con Sommer immobile. Il croato, invece, ha colpito a più riprese Lainer giocando molti uno contro uno e dimostrandosi finalmente pericoloso.

 

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Positivo anche l’esordio dell’altro quinto di centrocampo: Matteo Darmian. Accolto con scetticismo e sceso in campo per la positività di Hakimi, l’ex Parma non ha avuto alcun timore della sfida di Champions sbagliando pochissimo tanto difensivamente quanto in avanzamento. Si è trovato in un paio di occasioni a poter colpire verso la porta dei tedeschi, ma non è stato molto fortunato. Il colpo di testa sul bel cross di Perisic a inizio partita poteva sicuramente valere più di un ‘nulla di fatto’: da rivedere, invece, la scelta del tiro appena dopo il 2-1 subìto con lo stesso croato libero sul secondo palo. Che a deciderla siano due colpi di Romelu Lukaku non stupisce più. Quello che invece fa ben sperare i nerazzurri è la gara di Christian Eriksen che, nonostante sia lontano dal giocatore visto a Londra, è sembrato al centro del gioco e ha provato soluzioni da piazzato e un tiro da fuori area (praticamente da fermo) che hanno riportato alla memoria il vero Eriksen.

A cambiare il ritmo della gara è il rigore assegnato ai tedeschi con Arturo Vidal che non rinuncia a lasciare la gamba laddove era evitabile. Bensebaini è più bravo di Handanovic e incrocia in maniera perfetta dagli undici metri portando avanti la cattiva tradizione del portiere dell’Inter con i rigori europei: ZERO quelli parati in Champions, in contrapposizione con la fama di para-rigori maturata in Italia. La stanchezza ha inibito attorno al 70esimo le iniziative dei nerazzurri e il pareggio è sembrato accontentare una squadra alla ricerca della migliore condizione e dei migliori uomini. A questo, forse, è dovuto il forcing scriteriato che ha lasciato tanti metri alle spalle della difesa dei padroni di casa. Il tracciante che ha liberato Hofmann a 5 dalla fine inganna Bastoni, ma ancora una volta trova il cileno molto impreparato. L’ex Dortmund buca Handanovic sotto le gambe e il tocco di Pléa sembra non bastare per decretare la posizione di offside secondo Kuipers.

Il miracolo di Sommer su Darmian e, soprattutto, l’incredibile palo di Lautaro Martinez suggeriscono che la serata di oggi non poteva offrire più di questo pareggio. Una partita sottotono e mai del tutto chiusa, ma in cui la fortuna non ha certo sorriso ai nerazzurri, puniti al primo tentativo e poco cattivi negli ultimi metri.

 

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L’Inter parte ancora senza sfruttare l’esordio casalingo, ma soprattutto si trova a dover fronteggiare un avversario che ha maturato punti ‘inaspettati’ come lo Shakhtar, vincente per 3-2 contro un Real Madrid con la testa al Clasico di sabato. La partita in Ucraina del prossimo 27 Ottobre è già un test importante per rimettere la chiesa al centro del villaggio e riportare i nerazzurri in una posizione che permetta loro di poter decidere del proprio destino. Apparentemente è presto per questi calcoli, ma la Champions League e la recente storia dell’Inter in questa competizione suggerisce un allerta.