La soluzione dei problemi difensivi della nazionale argentina ha un nome e un (doppio) cognome: Ramiro Funes Mori.

L’evoluzione del centrale scuola River Plate è costante da almeno due anni e i risultati lo premiano in tutto e per tutto. Non serviva un gol al Manchester City in semifinale di Capital One Cup per accorgersi di quanto il Mellizo sia maturato ma la marcatura di prestigio punta inevitabilmente i riflettori su di lui.

È la storia di un centrale mendocino con forti problemi di carattere oscurato dalle prodezze del gemello Rogelio che a suon di gol attira le attenzioni dei top club europei. Ramiro Funes Mori è però uno dei pilastri della ripartenza del River e gioca con continuità nell’anno di purgatorio dei Millionarios in B Nacional.

Manca di personalità, copre male il campo e sfrutta poco le sue importanti doti fisiche; sembra un giocatore destinato alla gavetta e non a palcoscenici di spicco come il River Plate. Anche i segnali attorno a lui promettono poco di buono: Rogelio va a giocare in Europa col Benfica e nel River esplode un altro centrale, un anno più giovane, Eder Alvarez Balanta, che sembra convincere proprio tutti.

Funes Mori ha bisogno di una svolta perché Ramon Diaz sta lavorando bene su di lui ma ancora manca la partita vetrina che non poteva non essere un Superclasico.

Lanzini da una parte, Riquelme dall’altra: Boca-River è un teatro di magie e colpi di grande calcio ma dopo l’omaggio di Roman alla poesia con un calcio di punizione perfetto la gara è bloccata. Calcio d’angolo per il River, che in realtà non ci sarebbe ma l’arbitro Delfino assegna il tiro dalla bandierina: “No fue corner” grideranno giocatori e tifosi xeneizes nei mesi successivi perché su quel cross sbuca la testa di Ramiro Funes Mori che in un colpo solo decide un Superclasico e svolta la propria carriera.

Da quel momento guadagna fiducia nei propri mezzi, un carattere niente male e soprattutto impara a mantenere la posizione su insegnamento di zagueros esperti come Maidana e Pezzella.

Funes Mori con il River vince tutto: campionato, Copa Sudamericana, Recopa Sudamericana e infine la Copa Libertadores, ultimo trofeo da aggionare nella invidiabile bacheca Millionaria.

A questo punto Ramiro è pronto per il grande salto e la chiamata arriva da un catalano che sta facendo gavetta in Inghilterra, si chiama Roberto Martinez e guida da due anni l’Everton. L’approdo a Goodison Park non è semplicissimo ma partita dopo partita Funes Mori ritrova le certezze che lo avevano reso grande in Argentina. Ah Argentina, giusto. Nel frattempo anche il Tata Martino, tecnico dell’Albiceleste, si è accorto delle prodezze del ragazzo che ora sogna di diventare il nuovo perno della linea difensiva per dare un ricambio ad un reparto mai troppo solido in questi anni.

Dopo sofferenze e lavoro sodo Funes Mori è finalmente un centrale moderno: fisico, veloce e anche discretamente tecnico. La Premier League piano piano se ne sta accorgendo e lui è pronto a stupire. Intanto il gemello Rogelio ha fallito in Europa ed è andato a cercare fortune nel ricco campionato messicano mentre Balanta è ancora al River in attesa di una chiamata dall’Europa. Un bello smacco a chi credeva che fosse il Funes Mori sbagliato.