Nel corso di questo millennio la fascia destra della difesa del Brasile è sempre stata garanzia di qualità e spettacolo, per una tradizione di altissimo livello che non trova pari nel mondo per il numero di giocatori di altissimo valore che hanno giocato in quel ruolo. Eppure a oggi sembra che i brasiliani facciano fatica proprio a trovare e produrre terzini destri, per un’inaspettata crisi generazionale di una maglia storica come poche.

Se andiamo a ripercorrere la storia recente della Seleção l’ultimo Mondiale è stato alzato da un terzino destro, Cafù, così come l’ultima Copa América, alzata da Dani Alves che di fatto è stato anche il miglior giocatore del torneo. Due fenomeni assoluti del ruolo, tra i più forti di sempre, intervallati nelle loro generazioni da un altro fuoriclasse assoluto, Maicon, l’eccellenza del ruolo. Insomma, il 2000 dei terzini brasiliani a destra è stato caratterizzato da un’impressionante continuità di campioni praticamente non replicabile nel resto del mondo.

Maicon Brasile

(Photo credit VALERY HACHE/AFP via Getty Images)

Ma a oggi nell’undici di partenza della nazionale di Tite il problema sembra proprio essere lì: vero, mancherebbe un centravanti vero d’area di rigore, ma la sensazione è che con i mezzi a disposizione, vista la grande qualità palla al piede di gente come Gabriel Jesus (o all’occorrenza Neymar) o all’innovazione che ha dato al ruolo Firmino, questa carenza possa essere sopperita senza troppe sofferenze. Invece a destra la situazione è davvero difficile da gestire, perché ci si trova in un momento di estrema difficoltà in cui i grandi veterani sono agli sgoccioli della carriera e tra i giovani non sembrano uscire sorprese di rilievo.

L’ultima Copa América come detto è stata dominata da Dani Alves, che però, oltre ad avere 37 anni, ormai si diletta con la maglia del São Paulo in ruoli decisamente differenti, come il mediano o persino il trequartista (che giustifica la sua bizzarra maglia numero 10). E Alves è stato convocato da Tite anche dopo la vittoria della Copa América, segno che la nuova generazione di brasiliani non ha saputo interrompere la necessità di questo grande campione ormai a fine carriera.

dani alves sao paulo

(Photo by NELSON ALMEIDA/AFP via Getty Images)

Le altre amichevoli sono state giocate da Danilo, che però lascia incognite piuttosto pesanti. Non tanto per il suo valore, che comunque è di un livello nella media, ma per la sua continuità, visto che dopo la progressiva scomparsa dalla rosa del Manchester City è finito per vedersi tante partite dalla panchina anche alla Juventus, dove ha perso il poto in favore di un Cuadrado adattato qualche metro più indietro.

Per trovare un terzino convocabile che gioca con regolarità bisogna dunque arrivare a Fágner, uno dei pupilli di Tite che fa parte della sua scuderia del Corinthians. Nonostante due esperienze dimenticabili in Europa tra Psv e Wolfsburg è comunque un terzino di grande affidabilità, con l’unico problema di rappresentare una decisa sterzata rispetto alla generazione di fenomeni precedentemente citata. Così come Léo Gomes del Grêmio, forse quello con maggiori margini ma che non sembra avere le prospettive di un campione.

Le uniche alternative credibili a questi nomi sono Éder Militão, con due punti interrogativi giganteschi relativi alla sua posizione (gioca bene ma senza eccellere sia da centrale che da terzino) e soprattutto al minutaggio, visto che sarebbe necessaria una partenza da Madrid per dargli i crediti necessari per poter giocare col Brasile; ed Emerson del Betis, a oggi l’unico su cui varrebbe davvero la pena scommettere.

fagner corinthians

(Photo by Miguel Schincariol/Getty Images)

Ma il problema enorme di tutto questo discorso è che non siamo distanti di una virgola da quanto si programmava nel post Russia 2018: in questo biennio le possibili sorprese per il futuro sono uscite in altri ruoli, e per la difesa sicuramente più a sinistra (vedi Renan Lodi) che a destra. I brasiliani sono molto rapidi nel produrre giovani di livello e quindi c’è il caso che il problema si risolva da qui al Qatar (forse con l’esplosione del 2002 Yan Couto prossimo giocatore del Man City?), ma l’impressione è che una sequenza come quella formata da Cafù-Maicon-Dani Alves sia difficilmente ripetibile con queste basi.