Il pareggio contro la Costa d’Avorio, nella terza ed ultima giornata del Gruppo D, è costata l’eliminazione alla Germania dal torneo olimpico di calcio. Un cammino, quello dei ragazzi di Kuntz, che non può essere considerato positivo; l’esordio con il Brasile, in cui la nazionale tedesca è stata travolta sotto tutti gli aspetti, ha sicuramente complicato i piani di Kruse e compagni ma le cause dell’eliminazioni sono tante a partire dall’eccessiva fragilità difensiva ad un attacco che non è riuscito a pungere come avrebbe potuto, specie nell’ultima partita. Chi ha deluso le aspettative è stato, senza nessun dubbio, Maximilian Arnold; il centrocampista del Wolfsburg ha disputato un torneo olimpico nettamente al di sotto del suo enorme talento.

Arnold, olimpiade da dimenticare

Doveva essere l’olimpiade di Arnold, uno dei tre fuoriquota inserito nella rosa della Germania; la sua intelligenza tattica e la capacità di gestire il gioco con la sua enorme qualità dovevano essere l’arma in più a disposizione di Kuntz. Il centrocampista del Wolfsburg ha clamorosamente fallito la manifestazione non riuscendo mai a imporre il proprio gioco. Espulso nella gara d’esordio (per due falli assolutamente evitabili) e sostituito ad inizio ripresa nel match di ieri; Arnold è apparso poco lucido mentalmente e con le gambe pesanti. Da questo punto di vista il fuso orario di Tokyo può aver contribuito ma non dimentichiamoci della stagione disputata, con il club, dal classe 1994.

Centootto minuti disputati in questa olimpiade e la certezza di aver potuto dare molto di più alla sua nazionale. Arnold chiude l’esperienza di Tokyo con un cartellino rosso e nulla più. La Germania torna a casa a testa bassa perché l’obiettivo era, senza dubbio, poter lottare per una medaglia; eliminazione pesante ma giusta soprattutto se ti viene a mancare il cervello, quello che avrebbe dovuto gestire ogni singolo minuto della competizione.