Deviazioni e sfortuna, cambi di traiettoria che rischiano di cambiare anche il corso della storia. Se si parla di Spagna Under 21, l’eliminazione per mano del Portogallo arrivata dalla sfortunata autorete di Cuenca rischia di essere il simbolo della fine di un’era, quella degli eterni campioni che ha dominato lo scorso decennio di questa competizione.

Tre titoli e quattro finali in cinque edizioni, nessuno come loro: ma stavolta non è partita la solita corazzata infarcita di futuri campioni, ma una valida selezione che però era decisamente più esposta al rischio. Mancavano i nomi di grido, mancava lo spessore che si è visto in tutte le scorse edizioni, 2015 a parte, nell’anno della clamorosa qualificazione mancata. De la Fuente non è riuscito a difendere il titolo che aveva conquistato a Udine due anni fa, ma si è fermato in semifinale, turno che nel decennio d’oro non aveva mai visto la Rojita perdere.

Quasi come un passaggio di testimone a un Portogallo decisamente più futuribile. Che forse non ha una rosa migliore e che in campo non ha neanche pienamente meritato il successo (anzi, la prima parte di secondo tempo spagnola è stata veramente godibile), ma che dà l’impressione di potere avere molto più materiale utile alle generazioni future rispetto a quello spagnolo. Nulla di tragico comunque, considerando che per un motivo o per un altro, c’è ancora in giro gente che non ha preso parte alla spedizione come Pedri, Ansu Fati e Ilaix Moriba che di Europei Under 21 potrebbe anagraficamente giocarne persino altri due e dare di nuovo lustro a quella che è stata la nazionale giovanile per eccellenza dell’ultima epoca.

Ma questa è un’eliminazione che fa male, perché per la prima volta la Spagna è apparsa una squadra normale, con del buon talento sì, ma che non creava grosso spavento. Forse solo un colpo a vuoto o forse la fine dell’era dei campioni: e sarebbe servita una grande campagna di questa Under per dare fiducia anche a una maggiore che per la prima volta dopo tanto tempo si sente effettivamente ridimensionata rispetto al passato, fuori dalle favorite di lusso.

Rischiano di essere sensazioni favorevoli perché comunque la qualità tecnica media rimane sempre d’eccellenza e di talenti futuribili se ne sono visti comunque anche tra i gironi di marzo e queste due partite: Zubimendi e Yeremy Pino su tutti, senza dimenticare i già affermati Cucurella e Brahim Díaz. Ma non si può nascondere l’amaro in bocca per aver perso così l’opportunità di giocare la quarta finale consecutiva, dove invece andrà il Portogallo.