L’Atalanta dei Percassi, dea del calcio di provincia

Atalanta in finale di Europa League. La squadra di Gasperini scrive una pagina di storia del calcio italiano centrando l’ultimo atto di una competizione. Arrivare in finale di Europa League non è un miracolo sportivo. Piuttosto, il frutto di una grande programmazione della famiglia Percassi.

L’Atalanta di Percassi, la svolta del 2010

La svolta della storia recente dell’Atalanta è nel 2010, quando la famiglia Percassi rileva la società dal presidente Ruggeri. Con la nuova proprietà, la Dea, dalla serie B, torna immediatamente nel salotto buono nel calcio. Ininterrottamente in serie A, nel 2016/2017, grazie a un quarto posto che ancora non valeva la Champions, riesce  prima a tornare sul palcoscenico internazionale in Europa League, poi centra la qualificazione in Champions arrivando per tre anni consecutivi terza in campionato, dal 2018 al 2021. In quei tre anni giocherà anche due finali di Coppa Italia uscendo sconfitta contro Lazio e Juventus e sfiorando, all’esordio assoluto nella competizione (2019/2020) la qualificazione alle semifinali di Champions.

La Dea del calcio di provincia

L’Atalanta è da considerarsi a tutti gli effetti la Dea del calcio di provincia. La proprietà dei Percassi ha messo in campo la propria filosofia: un centro sportivo, l’under 23, la presenza costante della dirigenza in grado di procedere al ricambio generazione senza perdere mai competitività. Mai un passo più lungo della gamba, frutto di una programmazione e di una economia che gira e prospera grazie al vivaio e dei risultati ottenuti attraverso la cessione dei gioielli cresciuti nel centro sportivo di Zingonia o pescati a poco e rivenduti a tantissimo. Ogni anno l’Atalanta cambia molti giocatori e ne sbaglia pochissimi. La ricetta è semplice: cercare, valorizzare, incassare, reinvestire e ricominciare.

Il ciclo di Gasperini: manca un trofeo

Gian Piero Gasperini allenatore Atalanta
Immagine | Ansa

In questa ottica il contributo di un allenatore come Gian Piero Gasperini, che sembra aver trovato la sua dimensione ideale a Bergamo, è fondamentale. Il tecnico, per stessa ammissione della dirigenza, non ha mai chiesto un calciatore, forgiando tante “Atalante” sfruttando la rosa a disposizione in relazione alle qualità dei calciatori. Non a caso si parla di uno dei tecnici più ricercati a livello nazionale e internazionale. Per la prima volta, da quando è a Bergamo, si è aperto uno spiraglio sul possibile addio. Destinazione Napoli? Non è impensabile, ma nel frattempo la Dea ha un doppio appuntamento con la storia. Una finale di Coppa Europea e l’ultimo atto di Coppa Italia. Il sogno, neanche tanto sottaciuto, è di mettere il sigillo a un ciclo straordinario con la vittoria di un trofeo. I tempi sembrano maturi per il raccolto.

 

 

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