Arrivò a Genova a metà luglio 2011, casado e feliz. Catena d’oro al collo, capelli rossicci, maglietta bianca con due lettere, ZL, le sue iniziali. Sognava un gol al Milan dribblando il suo amico Thiago Silva. Contese il numero 10 a Valter Birsa, il Grifone indisse un’asta a buste chiuse con cifra devoluta in beneficenza e ad aggiudicarsi la Diez fu lo sloveno. Jozé Eduardo Bischofe de Almeida arrivava da 27 reti in un anno e mezzo e una Libertadores nel palmarès, ma soprattutto molto entusiasmo: «Sono al Genoa, gente!!!».

L’offerta rossoblù era stata accettata dal Santos nel gennaio 2011, ma il trasferimento si fece in estate per permettere al calciatore di ottenere il passaporto. Per vedere Zé in campo servì attendere il 2 dicembre 2011: 13’ a sostituire Janković, giocando al fianco di Pratto nello 0-2 del Ferraris subito proprio dal Milan di Thiago Silva e Robinho. Seguirono tre presenze da titolare, al Franchi di Siena assieme a Palacio, al Ferraris contro l’Inter (suscitò tristezza, isolato com’era nel 5-4-1 di Malesani), il 18 dicembre 2011 quando Pratto all’85’, su assist di Caracciolo, segnò il 2-1 sul Bologna. Poi sei panchine, 69’ in quattro spezzoni nel mese di febbraio 2012, 21’ ad aprile contro il Bologna e tanta delusione accumulata.

Zé Love

Fonte: GETTY

Nell’estate dell’Europeo, Zé sposò la modella Lais Telles e a luglio il Milan lo trattò per sostituire l’infortunato Pato. Rifiutò memorabilmente: «Sono un professionista, Galliani può chiedere a Robinho. Ho vinto una Libertadores e due campionati Paulista, io non faccio provini». Passò al Siena. Tornò a Genova il 2 settembre 2012, ma con la maglia bianconera e contro la Samp, poi il turno successivo segnò il suo unico gol in A, su rigore, al 77’ di un Siena-Udinese terminato 2-2. Il 4 novembre il Genoa si recò in trasferta in Toscana, Zé Love partì dal 1’ accanto a Calaiò e fu sostituito al 46’ da Erjon Bogdani. Un problema agli adduttori e uno stiramento muscolare gli fecero saltare il resto della stagione, poi nell’estate 2013 fu messo fuori lista e nel gennaio 2014 tornò mestamente in patria, al Coritiba, dopo esser stato lasciato dalla moglie per la troppa depressione nonostante Zé la considerasse ancora l’amore della sua vita.

La sua avventura italiana era iniziata con problemi fisici: «Sentivo dolore ma mi dicevano che era solo un problema nella mia testa». In realtà v’era una frattura da stress alla tibia, tre mesi di riposo, poi un’appendicectomia d’urgenza nell’ottobre 2011 all’ospedale San Paolo di Savona, il lento rientro nelle gerarchie di un Grifone in burrasca nell’anno dei tre allenatori (Malesani, Marino, Di Canio). Zé, che non s’era mai infortunato prima, patì psicologicamente ma affrontò il tutto con la fede da buon cattolico praticante, devoto a Nossa Senhora Aparecida: «Dio mi ha messo un ostacolo che devo superare».

Zé Love

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A Vila Belmiro, nelle scuole calcio Meninos da Vila, Zé Love sognava Ronaldo («M’ha fatto innamorare del calcio, ha segnato la mia infanzia, ci ha regalato i Mondiali») e crebbe con Neymar, Ganso ed Elano. Nel 2010 vinse la Copa do Brasil, l’anno dopo la Libertadores proponendo un «futebol vistoso e moderno». Nel decennio successivo avrebbe girato il mondo, oltre 20 squadre in 5 paesi: Italia, Cina, Emirati Arabi, Arabia Saudita e Malesia. Paradossalmente, Zé Love spiegò di essersi trovato meglio in Italia, dove segnò una sola volta, mentre a Pahang (16 reti in 16 gare) giocò soli 4 mesi, da febbraio a giugno 2019: «Non siamo riusciti ad adattarci – spiegò al Correio Brazilienseil paese è meraviglioso ma vivevo lontano dalla capitale, mio figlio non andava a scuola, il cibo brasiliano era introvabile, mia moglie era triste e mio figlio abbattuto».

Rientrò in Brasile dopo quasi sei mesi senza giocare e a inizio 2020 è stato presentato dal Brasiliense, in Série B paulista, come rinforzo. Tornato in patria per crescere il figlio, José Eduardo Junior, di quattro anni, Zé Love condivide il reparto col 36enne Marcos Aurélio, che nel 2007 vinse il campionato col Santos e si trasferì in Giappone (Shimizu S-Pulse), il 32enne Renatinho e il 37enne Neto Baiano. I quattro, complessivamente, vantano 41 trasferimenti e 258 reti complessive. Di loro, Zé Love ha il rendimento minore (43 reti) ma ha giocato in più squadre. E il soprannome Zé Love, derivante dalla condivisione della stanza ai tempi del Palmeiras con Vágner Love, ha ormai preso piede ovunque: «Nessuno conosce Zé Eduardo, per tutti è Zé Love. In Cina e in Arabia Saudita non potevo avere Love sulla maglietta, ma in Brasile era sempre Zé Love».