Pensare che la mancanza del pubblico fosse un grosso danno per l’immagine di un torneo di enorme passione come la Copa Libertadores era più che lecito, ma questa edizione a porte chiuse ha saputo confermare che la mistica e il fascino della coppa più importante del Sudamerica trascendono anche il bellissimo contorno che colora le partite. E Palmeiras-River Plate ne è una perfetta testimonianza, perfetto emblema di ciò che rende affascinante la coppa a prescindere da tutto.

All’andata un risultato a sorpresa, una lezione di tattico del Verdão alla squadra che ha segnato quest’epoca di calcio sudamericano, con una prestazione pragmatica in cui sono state sfruttate tutte le occasioni senza mai abbassare la guardia a un avversario forte. Il ritorno invece è stata la reazione della grande squadra, ma soprattutto l’ennesima magia di un allenatore straordinario come Gallardo, capace di stravolgere il copione tattico per portare il suo River a giocarsi a viso aperto la possibilità di un’impresa apparentemente fuori portata.

L’ultima volta che aveva rimontato un 3-0 al ritorno aveva vinto 8-0, ma allora si trattava del modesto boliviano Jorge Wilstermann e non di uno squadrone come il Palmeiras. Stavolta quindi è dovuto ricorrere al meglio della sua esperienza, nonostante venisse da un’altra delusione come quella maturata nell’ultimo weekend in cui è scemata anche la possibilità di vincere la Copa Maradona.

E infatti la partita è stata letteralmente dominata, addirittura rimessa in discussione prima dell’intervallo, dove il River è arrivato in vantaggio già di due gol. Una reazione che è un manifesto della grandezza di questa squadra, capace di terrorizzare un avversario in vantaggio di 3 gol e con il fattore campo a favore, solamente grazie al nome e a un atteggiamento di grande coraggio.

E infatti nell’assedio del secondo tempo non sono mancate le occasioni per il 3-0. Un errore clamoroso di Borré e addirittura un gol addirittura segnato da un fantastico Montiel, ma poi annullato per un fuorigioco precedente, più due calci di rigore che hanno costretto il Var a intervenire. Uno dato e poi tolto per una simulazione di Matías Suárez, e l’altro non assegnato nonostante il fallo nettissimo di Kuscevic su Borré per via di un fuorigioco precedente di Girotti al minuto numero 100.

In un turno in cui i tempi supplementari non sono previsti, si è comunque andati abbondantemente oltre il 90′, ma senza trovare il lieto fine di quella che sarebbe stata a tutti gli effetti un’impresa epica da parte del River. Tanto che a fine gara l’allenatore del Palmeiras Abel Ferreira è andato da Gallardo dicendogli “Tu sei il migliore” per congratularsi di questa splendida partita vista all’Allianz Parque.

Forse destino che sia un portoghese a eliminare il River: l’anno scorso toccò a Jorge Jesus in finale con il suo Flamengo, quest’anno Ferreira con il Palmeiras, nel turno immediatamente precedente. La finale sarà contro la vincente di Santos-Boca Juniors nella suggestiva cornice del Maracanã, che anche senza pubblico saprà rendere onore a questa strepitosa edizione della Copa Libertadores.