Tutto nel segno del cinque. Cinque come gli anni da cui Gallardo siede sulla panchina del River Plate, cinque come le volte in cui il Muñeco ha eliminato il Boca tra coppe nazionali e internazionali, cinque come le Libertadores a cui spera di arrivare il River alla finale di Santiago. Se c’è un uomo che ha cambiato la storia dei Millonarios è senz’altro Marcelo Gallardo, ma di certo non lo si scopre grazie a questa nuova vittoria: d’altronde i titoli che ha vinto lui non ce li ha nessuno e se vincesse anche il campionato diventerebbe una leggenda quasi impossibile da eguagliare.

Quello che però l’ha reso davvero rivoluzionario, ossia il celebrato Napoleón, è stata la maniera con cui ha ribaltato l’immagine del River nel Superclásico. L’unico in grado di borrar la mancha, di cancellare la macchia: perché ai tifosi del River adesso della retrocessione del 2011 importa poco. Hanno vinto, tanto, come non avevano fatto mai. E soprattutto lo hanno fatto a ripetizione ai danni del Boca, impensabile per la storia di questa partita fino a qualche anno fa.

Cinque eliminazioni, tante, tutte pesantissime: Copa Libertadores, Copa Sudamericana, Supercopa Argentina, ogni torneo in cui si sono incontrate Boca e River, dentro o fuori dall’Argentina, ha vinto sempre Gallardo. Anche con episodi simbolici che hanno fatto capire quanto la sua rivoluzione avesse cambiato le regole del gioco: dal rigore parato da Barovero a Gigliotti in Sudamericana alla partita del gas pimienta, fino ad arrivare all’ultima sfida, superata nonostante una chiarissima inferiorità di gioco, una grande impreparazione sui piazzati e qualche accenno di troppo di paura che poteva portare ai rigori quella sfida.

Alla fine l’ha vinta ancora lui, la vera maledizione del Boca. L’obsesión più che la Copa Libertadores è diventata Gallardo stesso: ogni anno si pensa che sia l’ultimo al River prima di tentare l’avventura in Europa, ma poi puntualmente rimane e continua a vincere. Quasi sempre ai danni del Boca, per ribadire la sua supremazia sul Superclásico.