Mendilibar salverà il Siviglia dalla retrocessione?

Nel polverone della corsa salvezza della Liga l’incertezza è tanta al punto che c’è chi teme che tra le sacrificate che dovranno andare in Segunda, assieme a un Elche ormai segnato, ci possa essere un nome pesante tra Valencia e Siviglia. Il Valencia ha scelto la via dei profili interni per una rincorsa salvezza fortemente emotiva, prima con il solito subentro di Voro, poi con il riciclo della figura di Rubén Baraja, mentre il Siviglia è la squadra che ha fatto la scelta più forte e in controtendenza con la propria storia affidandosi a Mendilibar.

A prescindere dalla guida tecnica il Siviglia è la squadra che sembra rischiare meno per profondità di rosa e valore dei giocatori a disposizione, ma la scarsa abitudine a frequentare quelle posizioni a così poche giornate dalla fine e anche il doppio impegno di Europa League con il Manchester United potrebbero essere degli inconveniente non da poco per una big del calcio spagnolo che queste sensazioni di paura non le provava ormai da vent’anni.

Ed ecco che quindi dopo una tradizione di allenatori le cui idee erano basate su un gioco propositivo e di possesso, dall’ottima era Lopetegui alla scelta di Sampaoli, senza scomodare profili che non hanno fatto bene ma che comunque volevano praticare calcio come Berizzo e Montella nel post-Emery, si è andati su un allenatore dal DNA completamente opposto come José Luis Mendilibar.

Un basco a Nervión non è poi questa grande novità, visto che il più grande allenatore della storia del club Unai Emery veniva dalla stessa Comunità Autonoma, ma un traghettatore pragmatico ed esperto di corse salvezza è qualcosa che il Siviglia non è abituato ad avere. Così come del resto lo stesso Mendilibar non ha mai avuto avventure “calde” se non le brevi parentesi a Lanzarote e al Levante.

Ma le necessità di una classifica preoccupante rendono necessario probabilmente un cambio di rotta del genere: il Siviglia ha solo due punti sul Valencia terzultimo con cui dovrà giocare a breve uno scontro diretto e non può ritenersi tranquillo visto che nell’ultimo periodo le uniche soddisfazioni sono state uno striminzito successo per 2-1 sull’Almería e il doppio passaggio del turno con brivido in Europa League ai danni di Psv e Fenerbahce.

Mendilibar come sappiamo è un uomo concreto, che non bada allo stile e punta a capitalizzare al massimo le occasioni: la sua carriera, che ha gli acuti di fatto solo nella lunga parentesi all’Eibar, si è basata su questi princìpi di solidità e pragmatismo. Ha sempre detto di non amare i numeri e i sistemi di gioco, ma poche volte si è discostato dal suo 4-4-2, a volte con una variante più verticale in stile 4-4-1-1, ma concettualmente sempre su quella lunghezza d’onda. Uno stile che dovrà adattare in questa pausa nazionali (da cui gli rientreranno acciaccati Bryan Gil e Gueyé) a una rosa abituata ultimamente a giocare con la difesa a cinque e tantissima confusione in attacco.

joan jordan
(Photo by Fran Santiago/Getty Images)

Chi ne gioverà sarà sicuramente Rafa Mir, che dovrebbe tornare a svolgere il ruolo di prima punta probabilmente al fianco di En-Nesyri, mentre ci sarà più difficoltà nello scegliere gli esterni tra difesa e attacco visti gli intricati adattamenti di alcuni giocatori (Telles, Navas e Acuña su tutti) utilizzati in più parti del campo anche solo nell’ultimo mese. C’è ovviamente tanta curiosità attorno al ruolo di Joan Jordán, perno dell’Eibar di Mendilibar che assieme a Dmitrovic sarà uno dei giocatori già conosciuti dal nuovo allenatore.

Probabilmente la missione di Mendilibar sarà quella di rimettere semplicemente ordine e trascinare la squadra a una salvezza ampiamente alla portata: la rosa è fuori categoria rispetto alla concorrenza e basta veramente poco per trovare i punti che servono a mantenere la categoria, magari senza dover sacrificare il cammino in Europa League che per quanto di grande intralcio in una situazione così estrema può essere l’ancora di salvataggio per questa stagione fin qui dai toni disastrosi.

D’altronde il contratto solo fino a fine stagione rende chiare le idee del club: salvare il salvabile da qui a maggio per poi ricostruire il vero Siviglia dalla prossima stagione. In questo a Nervión hanno già una certa esperienza.

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