Mesut Ozil nasce a Gelsenkirchen il 15 Ottobre 1988. La famiglia è originaria del nord della Turchia. La madre non lavora, il padre gestisce una locanda e il fratello maggiore Mutlu “allena” il piccolo Mesut. Gioca con il fratello e i suoi amici, tutti più grandi. La palla la vede poco e quando ne è in possesso deve fare in modo di rendersi utile, senza cercare la gloria personale perché i più grandi potrebbero innervosirsi. Ecco il perché degli assist. Ozil inizia a conoscere il suo istinto, riesce a scenderci a patti e così facendo inizia a sfornare giocate sensazionali una dopo l’altra.

Gli albori

Inizia a giocare nel Westfalia 04. Dopo alcuni anni in altre squadre minori di Gelsenkirchen, nel 2000 si trasferisce nelle giovanili del Rot-Weiss Essen, dove rimane per cinque anni. Un lustro in cui fa capire a chiunque lo guarda, di avere qualcosa di magico. E’ pronto per il salto. Va allo Shalke 04, squadra preferita dal padre. Dopo un anno e mezzo, in cui segna 1 gol e 5 assist, viene preso dal Werder Brema. Nei primi sei mesi 1 gol e 4 assist, dal 2008-09 in poi, è il Mesut Ozil Show. L’anno successivo chiude con 47 partite giocate, 5 gol (0 rigori), 23 assist. Praticamente un gol o assist ogni 132 minuti, non male per un 20enne. Le vittorie di coppa e supercoppa di Germania, gli valgono la convocazioni agli Europei U21. Li vince, dominando tecnicamente la competizione, pur mettendo a referto un solo gol, in finale.

Ultimo anno al Werder e approdo a Madrid

Alla fine del girone d’andata del 2009-10 viene nominato ‘miglior giocatore della Bundesliga’. Al termine della stagione il Werder è terzo con 65 punti, l’anno prima era decimo con 45. L’impatto definitivo col mondo del calcio per Ozil, è avvenuto. Nei 3798 minuti in 46 presenze, totalizza 10 gol e 30 assist (non è un errore). Un gol o assist ogni 94.5 minuti, praticamente uno a partita. Le prestazioni del turco-tedesco non sfuggono ai dirigenti del Real. Con 15€ milioni lo comprano. Da subito si guadagna una camiseta da titolare e mostra un’intesa notevole con CR7. Ecco delle immagine a tal proposito. A 0,40 del video c’è un passaggio che descrive perfettamente il giocatore. Svogliato non corre per cercare la superiorità numerica, ma da mago trova uno spazio che vede solo lui e con una semplicità spaventosa (a tal punto da farlo sembrare facile), trova il corridoio giusto. Il tutto in un clasico.

A Madrid non vince moltissimo, però si consolida come uno dei migliori numeri 10 al mondo e titolarissimo della Germania. L’esperienza ai galacticos scrive a referto: 158 partite giocate, per un totale di 11337 minuti in campo, nei quali ha fatto 27 gol e 82 assist. Un gol o un assist, ogni 104 minuti.

Capitolo Arsenal

Il trasferimento più costoso della storia dell’Arsenal, 53 milioni di euro è il valore del cartellino rilevato da Arsene Wenger. Inutile dire che è il centro del progetto. Inizia bene la sua nuova esperienza, ma poi nella seconda parte di stagione, si adegua alla storia recente della sua squadra, calando e causando l’eliminazione in Champions facendosi parare un rigore da Neur.

Nove e cinque assist nelle prime due stagioni con i Gunners, conditi da 12 gol. La macchina si è inceppata. Nell’ultima stagione però, the assist machine riprende a funzionare e con l’Arsenal sembra l’anno buono per il titolo. Arriveranno secondi dietro il Leicester, ma El mago de Oz (soprannome datogli in quel di Madrid) è tornato ai suoi livelli. Vince il premio di miglior giocatore dell’anno della squadra e sfiora il record assoluto di assist in un anno, 20 di Henry nel 2002-03. Si ferma a 19 con 8 gol. Un gol/assist ogni 140 minuti, non ancora le sue migliori statistiche, ma sta tornando a quei livelli.

Il fuoriclasse lo riconosci dagli assist

“La palla corre più veloce di te, quindi impara a passarla”, una lezione che Ozil, così come Santiago Munez, non scorderà mai.

Il titolo di questo paragrafo, è una frase del rapper Kiave della canzone “We love this game”. Quando l’ho sentita ero profondamente in disaccordo, poi col tempo ho alleggerito la mia posizione. Non credo sia più bello far fare un gol, piuttosto che segnarlo in prima persona. Penso però che alcune persone non vanno alla ricerca della gloria personale, preferiscono cederla ad altri, lasciando loro ‘la cosa più semplice’ in questo caso scartare i cioccolatini, già confezionati da Mesut. Una cosa che spesso viene sottovalutata degli assist, è che non è soltanto una scelta quella di passare la palla o tirare, ma è un’abilità tecnica spesso innata. Nella celebre scena del film “Il mio amico Eric“, Cantona amplia il concetto. Aggiungendo che per essere un campione, devi saperti fidare dei tuoi compagni. Eccola:

I migliori assist di El mago di Oz

L’assist è spesso la giocata che non ti aspetti, quella che sorprende gli spettatori. Così come Eric, anche il tedesco ha effettuato giocate da mani nei capelli, ecco la top 5.

5) Assist non tra i più belli, ma neanche tra i più facile. Sfida scudetto, al 93esimo Ozil la mette letteralmente in testa a Welbeck.

4) Una palla geniale per Khedira, solcando una linea invisibile agli esseri umani. La quarta posizione generale e la prima assoluta con la maglia della nazionale.

3) Come ha fatto a vederlo?! Credo resterà un mistero irrisolto.

2) Mix di istinto e classe cristallina.

1) La perfezione. Riesce a non avere un minimo di senso ed essere la cosa più sensata mai fatta su un campo da calcio, allo stesso tempo. Ozil dice di non ragionare quasi mai sulle sue giocate, ma di andare ad istinto. Qui non è difficile credergli, chi avrebbe pensato una cosa del genere razionalmente? Giroud non se lo chiede e ringrazia.

Ce ne sono sicuramente di più spettacolari, ma queste 5 sono, a mio parere, sono le più belle&rappresentative.

Bonus track

Dopo aver visto questi suoi stratosferici passaggi decisivi, potreste pensare: “Sa segnare?”. Non segna fiumi di gol, ma tra calci piazzati e inserimenti dalla trequarti, qualche perla l’ha mostrata. Come questa:

Posizione in campo e stats

Le posizioni ricoperte da Ozil
Le posizioni ricoperte da Ozil

L’ex Werder, stando ai dati di Espn, ha fornito circa 191 assist in carriera. Una cifra sbalorditiva. La percentuale di passaggi riuscita in carriera è di 85.9%, con vette che sfiorano il 90, impensabile per chi gioca in quella posizione. Messi 84.8%, Sneijder 82.4&, Rooney 80% e Bale 77%. A partita effettua circa: 1.6 cross, 3.1 key pass (assist o hockey pass), 1 tackles, 0.6 palloni recuperati e 0.6 falli. Realizza 1.5 dribbling a gara, Pogba 2.8, Iniesta 1.6 e CR7 1.3. Il suo apporto difensivo è scarso, nei contrasti aerei è nullo, ma sa posizionarsi in campo, quando vuole, e non ha paura di entrare in scivolata. Recordman di assist ad Euro2012 e mondiali del ’14, con 3 assistenze per competizione.

Talento sprecato e assenza di cattiveria

Tempo fa ho letto un articolo su Fabio Fognini e il suo talento sprecato. Allora ho pensato a tutti i talenti del calcio non emersi al 100%. Tra Recoba, Adriano, Balotelli e moltissimi altri, mi è venuto in mente Mesut. (Qui un video per capire di cosa si parla per i non amanti del tennis).

Nonostante i 10 trofei alzati da professionista, il talento dell’Arsenal non ha dimostrato tutto il potenziale. Svogliato, stanco, appagato, demotivato e non cattivo; di tutti i colori se ne sono sentite sul suo conto…e purtroppo certe sono vere. http://www.ultimouomo.com/di-canio-e-la-cattiveria/ In questo splendido articolo di Marco Ottavi su Paolo Di Canio e la cattiveria, verso la fine si parla anche del 27enne di Gelsenkirchen. Riassumendo i concetti si evince che: “è borioso e spocchioso come la squadra in cui gioca” (sottointendendo a causa di Wenger). In più, “i Gunners non meritano di vincere, perchè pensano ai ricamini e ai merletti, mancando di cattiveria”, specialmente il numero 11. Il punto è che hanno ragione D’Ottavi e Di Canio, ma come si fa a non innamorarsi di Ozil? Lo trovo uno sforzo mentale inutile. Quasi la totalità degli amanti del calcio, idolatra giocatori come Gattuso, che pur non essendo dotatissimo s’impegna e ottiene risultati incredibili. Il tifoso vuole sempre che i propri eroi diano il sangue per la maglia ed è giusto così. Chi è però che vende i biglietti, le magliette e fa innamorare il grande pubblico? Il giocatore di qualità, il fantasista, il famigerato numero 10. Spesso fa arrabbiare tutti noi che lo ammiriamo, perchè pensiamo: “con un’unghia del suo talento, farei più di lui”, ci piace pensare che sia così, ci piace pensare che sia tutto immediato, però purtroppo o per fortuna non lo è. Il peso del talento e il dover dimostrare sempre e per forza qualcosa, può schiacciare.

Veder giocare Mesut Ozil è un esercizio per gli occhi, perchè sai che prima o poi farà passare la palla dove tu neanche immagini, perciò aspetti, aspetti, aspetti e ti illudi di catturare quel momento in contemporanea con lui, ma sai che non ci riuscirai mai.