È stato uno dei più grandi giocatori nella storia del calcio, un campione unico, capace di impostare l’azione dalla propria trequarti segnando come se fosse un centravanti e trascinando la propria nazionale in vetta al Continente. Mai la Francia si era portata così in alto nella propria storia, solo l’arrivo di un mito vivente come Michel Platini ha potuto cambiare per sempre le sorti dei Bleus che da quel momento sono entrati a far parte dell’élite mondiale.
Nato a Jœuf iniziò da giovanissimo nelle giovanili del Nancy e con la squadra più rappresentativa della sua regione riuscì a togliersi le prime soddisfazioni vincendo la Coppa di Francia ed entrando stabilmente nel giro della nazionale. Il primo importante trasferimento in carriera avvenne quando passò al Saint Etienne, squadra che allora era dominatrice del campionato e che poco prima del suo arrivo nel 1976 perse la finale di Coppa dei Campioni. Con i Verdi divenne uno dei giocatori più apprezzati in tutto il Continente e una volta ultimato il suo passaggio alla Juventus, fu la logica conseguenza vederlo più volte premiato come miglior giocatore d’Europa con l’assegnazione di ben tre Palloni d’oro. A Torino divenne uno dei più grandi di sempre nella storia della Vecchia Signora dove vinse campionati e soprattutto la prima storica Coppa dei Campioni prima di ritirarsi nel 1987 dedicandosi ancora al calcio prima da allenatore e poi da dirigente.

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Il suo rapporto con la Francia è stato sicuramente molto forte e i trionfi suoi personali sono andati di pari passo con quelli dei Galletti che non vivevano una così grande generazione dalla fine degli anni ’50. Platini fece vedere a tutti la sua grande classe già nel Mondiale del 1978 quando i transalpini tornarono a disputare un torneo internazionale dopo dodici anni, ma fu nel 1982 che la squadra sfiorò l’approdo in finale per la prima volta nella sua storia. L’amarezza al termine della sfida contro la Germania Ovest era enorme, ma per fortuna dei Bleus c’era già l’occasione di rifarsi nel 1984 quando si disputarono gli Europei proprio all’interno del territorio francese. La prima partita si sa che è sempre ricca di insidie e difficoltà e anche l’esordio con la Danimarca non sfuggì da questa regola, così la gara si trascinò sullo 0-0 fino a dieci minuti dalla fine. A portare alla vittoria i suoi ci pensò Le Roi che raccolse dal limite un pallone morto dopo la chiusura di un difensore su Lacombe e al volo di destro batté Qvist per il decisivo 1-0. Molto più semplice invece fu la seconda giornata dove il Belgio non trovò le misure per contrastare i padroni e soprattutto Michel realizzò una memorabile tripletta. Sbloccò il risultato immediatamente con un gran sinistro all’angolino dal limite dell’area dopo la traversa su punizione di Battiston e poi si divertì nel finale a rendere ancora più corposo il risultato con un calcio di rigore che spiazzò Pfaff e con un perfetto colpo di testa al centro dell’area, ma il meglio doveva ancora arrivare. Nella terza e ultima gara contro la Jugoslavia ci si aspettava una Francia un po’ più rilassata dato che era già certa del passaggio in semifinale, ma quel giorno si giocava a Saint-Étienne e Platini non aveva intenzione alcuna di sfigurare davanti a quelli che erano stati i suoi tifosi. I balcanici passarono in vantaggio nel primo tempo, ma nella ripresa dovettero inchinarsi a Sua Maestà di Jœuf capace di realizzare la seconda tripletta consecutiva con una caratteristica particolare. Il pareggio arrivò grazie a uno straordinario passaggio in profondità di Ferreri che vide il suo Capitano entrare in area di rigore e con un piatto sinistro battere Simović, ma tutti stavano ancora aspettando la prima specialità della casa. A pochi centimetri dall’area di rigore pennellò una punizione perfetta che andò a morire proprio all’incrocio dei pali e per completare la sua giornata memorabile deviò in tuffo di testa un cross dalla destra di Battiston dando così un’altra vittoria ai Bleus. Era la seconda tripletta consecutiva e per la seconda volta aveva segnata una rete di sinistro, una di destro e una di testa, a dimostrazione di quanto fosse completo e perfetto come giocatore.

In semifinale la Francia dovette vedersela con il Portogallo e a Marsiglia non fu per nulla semplici, con i lusitani che portarono la sfida fino ai tempi supplementari dove passarono anche in vantaggio grazie a Rui Jordão, ma quando tutto sembrava perduto ecco la zampata del numero dieci. Platini diede a Domergue una meravigliosa palla senza guardare per il pareggio e a un minuto dalla fine, quando ormai i calci di rigore erano già pronti a essere calciati, Michel raccolse da pochi passi dalla linea di porta un cross basso dopo una grande azione di Tigana e con un fortissimo destro mise la palla sotto la traversa per il 3-2 che valse la finale. Un momento indimenticabile nella storia dei Galletti che nell’ultimo atto dovettero vedersela con l’altra nazione iberica, quella Spagna che veniva da un Mondiale casalingo disastroso. Le Furie Rosse erano state trascinate a Parigi dalle grandi parate di Arconada, ma il portiere basco fu protagonista in negativo nel momento più importante. Platini ebbe una grande occasione a inizio secondo tempo con una punizione dal limite dell’area, il suo destro sul primo palo fu abbastanza debole, ma il numero uno avversario mancò completamente la presa e incredibilmente la Francia passò in vantaggio nel modo più inatteso. Le Roi aveva segnato il suo nono gol e in tutte le cinque partite della sua nazionale, un’impresa unica e probabilmente irripetibile perché mantenere una media di quasi due gol a partita in un Europeo sarà praticamente impossibile.
Dal 1984 è il miglior cannoniere nella storia del torneo continentale e il primato è riuscito a guadagnarselo in un’epoca dove solo otto squadre partecipavano alla competizione, dove quindi era molto più difficile partecipare e le partite erano molte meno. Alla fine di questa edizione molto probabilmente il suo record cadrà, ma nessuno sarà in grado di lasciare un segno in una singola edizione come Michel Platini.