La longevità e la costanza nella carriera sono un’arma essenziale per poter raggiungere un innumerevole serie di traguardi, riuscendo così ad andare anche ben oltre ai limiti tecnici delle proprie squadre. Zlatan Ibrahimović è uno dei massimi esempi in questo senso, essendo capace di rimanere al vertice del calcio europeo e Mondiale per vent’anni e anche in un periodo molto negativo per la sua Svezia riuscendo comunque a ritagliarsi un ruolo di primaria importanza nella storia del massimo torneo continentale.
Nato a Malmö da una famiglia emigrata dalla ex Jugoslavia nel 1981 si fa conoscere al mondo come ragazzo prodigio proprio della squadra della sua città che lo vendette a peso d’oro all’Ajax, diventando nel 2001 l’acquisto più costoso nella storia dei Lancieri. Dopo le prime difficoltà è riuscito a prendere in mano la propria carriera con giocate d’alta scuola e l’arrivo in Italia gli ha permesso di migliorarsi e completarsi, grazie alle ottime stagioni nella Juventus e soprattutto diventando trascinatore e uomo simbolo dell’Inter. Mostra tutto il suo splendore anche nella sponda rossonera di Milano, in Francia al Paris Saint Germain, in Inghilterra al Manchester United e anche negli Stati Uniti quando per un anno e mezzo incanta con i Los Angeles Galaxy e a quarant’anni non sembra ancora destinato a smettere.

Con la nazionale Ibra ha avuto un rapporto molto travagliato, considerando soprattutto che la Svezia è stata una nazionale di buon livello all’inizio della sua carriera, infatti ha disputato i Mondiali del 2002 e del 2006, mentre non sono bastate sue grandi prestazioni nelle qualificazioni per approdare in Sudafrica nel 2010 o in Brasile nel 2014 e in Russia ha lasciato andare il gruppo più giovane senza togliere il posto a nessuno di quei giocatori che era riuscito a centrare l’obbiettivo. All’Europeo però la storia è stata un po’ diversa e almeno a livello personale è riuscito a dimostrare tutto il suo valore con grandi prestazioni di alta scuola, già a partire dal 2004 quando in Portogallo scese in campo per la prima volta nel torneo continentale per completare una grande coppia d’attacco con Henrik Larsson. Per la sua prima rete non servì aspettare tanto perché anche lui entrò nella festa del gol nella partita inaugurale contro la Bulgaria dove gli scandinavi rifilarono una cinquina senza possibilità di replica, con l’attaccante dell’Ajax che realizzò la quarta rete su calcio di rigore che venne solo intuito da Zdravkov. Se all’esordio era stato uno dei tanti fu nella seconda gara del girone che diventò il protagonista assoluto e contro l’Italia si erse come mattatore degli Azzurri. La Nazionale passò in vantaggio con Cassano ma sprecò tanto non trovando il raddoppio e nel finale Ibrahimović anticipò Buffon con uno splendido colpo di tacco volante che diventò un pallonetto beffardo superando anche Vieri sulla linea. Fu il pareggio che valse un pezzo importante di qualificazione diventando così un’icona di quella squadra, anche se un suo errore ai rigori contro l’Olanda costerà l’eliminazione.

Quello lusitano è l’unico Europeo che lo ha visto andare oltre alla fase a girone, ma anche negli anni a seguire non ha mai sfigurato, soprattutto nel 2008. In quel periodo era uno dei migliori al mondo ma un infortunio ne aveva limitato il rendimento nel finale di stagione, tanto che la sua convocazione era a rischio. A togliere ogni dubbio sulla sua condizione fisica fu la gara d’esordio contro la Grecia dove la Svezia piegò la resistenza dei campioni in carica grazie a uno straordinario destro da posizione defilata di Zlatan che mise la palla all’incrocio dei pali per l’1-0. Una rete grandiosa, con la marcatura che venne bissata nella partita successiva contro la Spagna quando prima sbagliò la conclusione al volo su cross di Stoor, ma fu caparbio a resistere al ritorno di Sergio Ramos e a battere Casillas con un destro all’angolino. I problemi fisici tornarono però a essere ben presenti e uscendo nella ripresa la Svezia perse per 2-1 e la stessa sorte capitò nella gara seguente contro la Russia. Nel 2012 gli scandinavi vennero inseriti in un girone infernale dove, oltre all’Ucraina padrona di casa, vi erano anche Francia e Inghilterra, ma nonostante la debacle scandinava Zlatan riuscì ancora a incantare. Nella gara d’esordio a Kiev deviò da pochi passi la rete dell’1-0 prima della rinascita della squadra di casa con la doppietta di Shevchenko, ma fu in occasione dell’ultima partita contro la Francia che realizzò un assoluto capolavoro. La sconfitta subita anche contro l’Inghilterra aveva già condannata la squadra all’eliminazione e contro i Galletti decise di dare spettacolo e da un cross dalla destra di Sebastian Larsson si coordinò con una magnifica sforbiciata al volo che non diede scampo a Lloris che rimase esterrefatto. Fu il gol più bello della competizione e che permise alla Svezia di salvare la faccia e chiudere così con una vittoria. Nel 2016 disputò il suo quarto Europeo ma non riuscì a incidere, come nessuno in quella squadra, che segnò un solo gol su autorete di Clark contro l’Irlanda.
Era pronto per la sua quinta volta nel massimo torneo continentale, ma questa volta l’infortunio e gli acciacchi non gli hanno permesso di rientrare tra i convocati e si chiude quindi con sei reti in tredici partite l’avventura nell’Europeo di Zlatan Ibrahimović.