La prima semifinale tra Real Madrid e Chelsea non ha decretato una possibile prima finalista e l’1-1 di Valdebebas lascia ancora tutto aperta in vista della sfida di ritorno. Questa sera al Parco dei Principi di Parigi andrà in scena la seconda serata di questo primo round di semifinali di Champions League con l’attesissimo Paris Saint Germain-Manchester City, partita che sa di finale anticipata. Anche qui la sfida è aperta a tutti i possibili risultati e lo spettacolo di certo non mancherà, ma in queste due notti c’è un giocatore che è stato veramente in difficoltà per quanto riguarda il tifo.
Nicolas Anelka è stato forse l’unico che è stato in grado di giocare con tutte le quattro maglie delle semifinaliste di questa edizione riuscendo a lasciare il segno in tutte le squadre dove ha giocato.

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Gli inizi del francese avvennero da giovanissimo nel Paris Saint Germain, dove debuttò già a diciotto anni e nel 1997 trovò già la sua prima rete tra i professionisti in una partita interna contro il Lens. Le prestazioni del giovane convinsero l’Arsenal ad acquistarlo già dalla stagione successiva e, dopo un primo anno di ambientamento, divenne l’uomo gol per la vittoria della Premier League dei Gunners nel 1999. Diciassette reti che lo fecero diventare uno degli attaccanti più apprezzati in Europa, tanto che ad acquistarlo fu il Real Madrid per una cifra molto significativa. In Spagna però iniziarono enormi problemi ambientali con Nicolas che si sentì per tutta la stagione un corpo estraneo alla squadra e nulla migliorò la situazione, né la rete al Barcellona né le due messe a segno nelle semifinali contro il Bayern Monaco. Vinse la Champions League giocando la finale col Valencia, ma dopo un solo anno decise di tornare a Parigi dove tutto era cominciato.

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Il difficile anno madrileno lo aveva però segnato e non poco, tanto che anche al Paris Saint Germain non riuscì a ritrovarsi pienamente e quel cannoniere ammirato a Londra divenne un talento a fasi alterne. Solo dieci gol in un anno e mezzo prima di passare al Liverpool dove non riuscì a impressionare più di tanto. La sua carriera stava prendendo una pessima piega e così decise di passare al piccolo Manchester City, neopromosso dalla Champonship e che ne avrebbe fatto la sua stella assoluta. Anelka, all’interno di un ambiente dove si sentiva coccolato e apprezzato, ritrovò sé stesso e la fame di gol persa da tempo diventando uno dei più migliori cannonieri della Premier League. Quattordici reti il primo anno e ben sedici nel secondo che permisero ai Citizens di guadagnarsi sempre la salvezza, ma a metà del terzo anno decise che era tempo di cambiare aria.

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Il 2004-05 era iniziato molto bene, con sette reti nel girone d’andata, ma a sorpresa a gennaio decise di accettare l’offerta dei turchi del Fenerbahçe dove vi giocò per un anno e mezzo, prima di tornare in Inghilterra al Bolton. È grazie a quest’ultima esperienza che riuscì a fare ritorno a Londra, ma questa volta con la maglia del Chelsea, riuscendo addirittura a completare quattro stagioni consecutive con la stessa maglia. Arrivato a gennaio 2008 venne ricordato unicamente per aver sbagliato il rigore nella finale di Mosca contro il Manchester United, ma dalla stagione successiva si scoprì goleador come mai prima in carriera. Le diciannove reti di fine anno costituiscono un record per lui, anche se sia la Premier che la Champions League svanirono per poco. Con Ancelotti vinse il campionato l’anno seguente ma divenne più esterno che centravanti, i gol furono dunque di meno, ma l’apporto alla squadra determinante, fino a quando non divenne una riserva con Villas Boas e a gennaio del 2012 lasciò il club, proprio a un passo dalla vittoria in Champions League.

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Passò in Cina alli Shanghai Shenhua, prima di una breve e infelice parentesi alla Juventus che lo portò a chiudere con il grande calcio e chiudendo in India nel 2015.
Chelsea, Manchester City, Paris Saint Germain e Real Madrid, tutte semifinaliste di questa edizione della Champions League e tutte con una caratteristica comune: Nicolas Anelka.