Ammetto che mi piacerebbe molto conoscere qualche metodo motivazionale utilizzato da Paulo Bento. Conferire sicurezza e forza ad una squadra reduce da una sconfitta nel derby contro l’Aek  (0-1, ne ho parlato qui), spesso troppo deconcentrata (espulsioni di Bruno Viana e Botia negli ultimi due impegni) e in costante ricerca di sé stessa, beh, dev’essere stato tutt’altro che facile. Quanto al match di oggi, in cui si è però vista la gemella efficace di quella appena descritta, ci sarebbe tanto da dire. Un Olympiakos incredibilmente cinico che ha capitalizzato al meglio un match che di poteva anche pareggiare con gol (l’andata al Pireo, 0-0, lo consentiva), una squadra finalmente capace di esprimere il suo potenziale (e, credetemi, ce n’è), una prova finalmente degna di quello che è stato l’Olympiakos negli ultimi anni tra Europa League e Champions League. Tralasciando la scorsa edizione dell’ex Coppa Uefa, in cui bastò un Anderlecht abbastanza mediocre a prevalere sui biancorossi (ricordo la doppietta di Frank Acheampong), negli ultimi anni ci sono state magiche notti contro ad esempio Juventus (1-0 al Karaiskakis, qui ne parlo per GolSerieA) e Arsenal (all’Emirates, tanto mi pubblicizzo un po’). Dunque, si può dire che la compagine di Bento avesse nel dna una qualche componente che durante le serate europee impazzisce e porta l’Olympiakos a far bene. Il problema, però, sta nel fatto che questa componente si manifesta in modo saltuario e di conseguenza risulta praticamente impossibile prevedere quale sarà la prestazione della squadra prima della partita. Per avvalorare la mia tesi, sociologicamente parlando, mi permetto un riferimento a Robert Merton e alla sua idea che si potessero solo effettuare previsioni a brevissimo raggio.

Io non so quali studi abbia fatto Paulo Bento, né come abbia deciso di impostare il match sul piano tattico, tantomeno come gli sia venuta l’idea (geniale) di impiegare Ansarifard anche quando avrebbe potuto buttare in campo uno a scelta tra due mammasantissima come Oscar Cardozo e Ideye Brown. Forse non mi è dato saperlo, del resto già nell’antica Grecia era in voga la pratica di additare la responsabilità di certi eventi alla Τύχη, la sorte, il fato, la Moira. In ogni caso, complimenti a Paulo per uno 0-3 che alla vigilia sarebbe stato tutto tranne che scontato. Forse perché avevamo in mente la partita d’andata (per chi non ce l’avesse, riassumo io in breve: Olympiakos scialbo, confuso, talvolta parso troppo sicuro di sé, quasi ostentante superiorità/sprezzo dei confronti dell’avversario/incauta sicurezza), forse perché ammaliati dal modo in cui Manolo Jiménez aveva imbrigliato il Θρύλος, probabilmente perché tutto ci aspettavamo tranne una squadra così. In ogni modo, sono Figueiras e Cissokho i terzini del solito 4-2-3-1 messo in campo dall’ex ct portoghese: accanto al lusitano André Martins c’è Retsos, mentre Sebá, Fortounis ed Elyounoussi compongono il trio dietro a, come detto, Karim Ansarifard (nemmeno panchina per Ideye). Osmanlispor con schieramento speculare, in cui trovano posto Bifouma e Regattin ai lati di Maher, dietro a Pierre Webò.

E’ una partita che va a fiammate, quasi come un avvincente romanzo in cui lo spannung è equamente diviso tra i vari capitoli. Comincia bene l’Olympiakos, subito in avanti con un gran cross di Fortounis e la botta al volo di Manuel da Costa, col sinistro, che finisce alta sulla traversa. Poco dopo è Bifouma di testa a non inquadrare lo specchio su traversone di Regattin, mentre il gioco del botta e risposta prosegue con un sinistro dai 25 metri di André Martins e una deviazione di Webò con palla di poco  a lato. A questo punto sale in cattedra l’Osmanlispor: Regattin e Maher chiamano Leali alla parata, e non pago, l’estremo difensore italiano rischia tantissimo rinviando addosso a Webò ma la fortuna è dalla sua e la sfera si impenna. E’ un momento di stallo per Sebá e compagni, che talvolta sembrano avere in totale controllo il match, altre volte sembrano totalmente in balia del volere dei padroni di casa. L’altra faccia della medaglia ci regala invece un Osmanlispor che crea tanto ma concretizza zero e alza solo a tratti il ritmo. Si crea una situazione di equilibrio, stallo: i due scacchisti Bento e Akcay non riescono a trovare la mossa giusta. Si chiuderà 0-0 il primo tempo, ma prima del fischio c’è una chance per parte: prima per i turchi (Regattin scodella dentro, c’è una respinta con palla che finisce a Webò la cui conclusione finisce alta sulla traversa), poi per i greci (Elyounoussi da fuori area).

Comincia la seconda frazione, sulla stregua della prima: e come spesso accade in partite bloccate, sono giocate sporadiche a deciderle. In questo caso, ne avviene una al minuto 47, ed è inutile dunque soffermarmi su come abbia inciso negativamente sul morale degli uomini di Akcay. Siamo nell’area difesa da Karcemarskas, dove su corner c’è un colpo di testa di Botía che viene corretto in rete, a pochi passi dalla porta, da Ansarifard. Se da un lato si scongiurano i supplementari (che lo scorso anno sancirono l’eliminazione dell’Olympiakos), si erige un’immensa montagna da scalare per i padroni di casa costretti a vincere. Si accende il match, prima quando Cagiran viene murato dalla retroguardia greca, poi quando Sebá in diagonale obbliga Karcemarksas alla respinta in tuffo. Il pubblico turno naturalmente non gradisce, il problema è quando sceglie di mostrare il proprio dissenso lanciando oggetti in campo (per darvi un’idea sommaria, le dimensioni variano da quelle di un accendino alle numerose aste di bandiera!) e portando di conseguenza alla sospensione del match per qualche istante. Si riprende, l’Olympiakos gestisce e non si sa fino a che punto stesse controllando la gara o magari fosse intento a cercar di non annaspare. Bento concede minutaggio ad Androutsos che rileva Martins, mentre nelle fila dei Leoparlar entra Bayir per Pinto. Viene ammonito Maher, e proprio quando teoricamente dovrebb’esservi l’assalto dei padroni di casa arriva il raddoppio del Θρύλος, precisamente quando i minuti sul cronometro toccano quota 70. Il marcatore, questa volta, risponde al nome di Tarik Elyounoussi, il quale si prende la paternità di una rete arrivata grazie ad un guizzo di Androutsos il quale ha pescato il norvegese nel cuore dell’area, a portiere battuto. Un gioco da ragazzi, insomma, gonfiare la rete. Guven per Cagiran e Delarge per Regattin saranno solo cambi intenti ad arricchire il tabellino, sarà ancora Olympiakos fino alla fine. Il numero 18 ospite verifica se vi siano le possibilità per la doppietta, ma la deviazione di Karcemarksas in angolo pone il suo veto. E allora è Ansarifard che capisce di poter ancora far di meglio: prima emula il compagno trovando opposizione, poi all’87’ segna. Come? Beh, ribattendo in rete, di testa, con una specie di beffardo pallonetto, una botta di Sebá neutralizzata dal numero 99 di casa. Osmanlispor sparito dal campo, e presente solo con qualche folata sporadica ad opera di Bifouma o Webò, su cui Leali è stato bravo ad intervenire di piede. 4 minuti di recupero servono solo ad annacquare l’ebbrezza dell’Olympiakos che approda agli ottavi di finale. Ad Ankara, finisce 0-3 e tanti saluti. Ma non a Paulo Bento. Lo rivedremo ancora, almeno per 180′, e chissà che non possa magari nel frattempo combinare qualcosa di talmente imprevedibile che evito perfino di nominare.