La finale è sempre il momento della massima realizzazione sportiva per una squadra, il momento in cui i sogni diventano realtà e dove gli sforzi di una stagione intera vengono ripagati. Spesso però sono le sfide subito antecedenti all’ultimo atto sono quelle che entrano nel mito e nella leggenda e questo è proprio il caso di Juventus-Real Madrid che al Delle Alpi decise la semifinale della Champions League 2003, diventando una delle più iconiche partite internazionali della storia.
Il cammino europeo dei bianconeri iniziò dal primo girone con Newcastle, Dinamo Kiev e Feyenoord che non rappresentarono un particolare ostacolo nella corsa all’oro dei ragazzi di Marcello Lippi che poterono così agevolmente qualificarsi da primi approdando così al secondo raggruppamento molto più impegnativo. Oltre infatti alla sorpresa Basilea vi erano anche due delle migliori squadre del tempo, ovvero il Manchester United e il Deportivo la Coruña, squadra galiziana che stava vivendo gli ultimi anni gloriosi della propria storia. Per la Vecchia Signora fu un vero e proprio calvario con la qualificazione che sembrava essere svanita quando dopo le prime quattro partite era riuscita a totalizzare solamente altrettanti punti grazie al successo sugli svizzeri, il pareggio in terra iberica e i due pesanti crolli contro gli inglesi, in particolar modo lo 0-3 di Torino. A diventare decisa divenne quindi la sfida del Delle Alpi contro gli spagnoli che a inizio ripresa si portarono in vantaggio per 1-2 dando una mazzata quasi fatale ai bianconeri che però non si disunirono realizzando prima il pareggio con Trezeguet e poi Tudor a tempo scaduto segnò la rete della gioia rendendo superflua la sconfitta all’ultima giornata a Basilea. Il quarto di finale fu ancora una volta contro una grande corazzata della Liga, quel Barcellona che stava vivendo una stagione molto positiva in Europa, ma tremenda in Spagna e aveva dunque nella Champions la sua ultima occasione di vittoria. A Torino la rete di Montero non fu sufficiente per guadagnare un importante vantaggio, dato che nel finale Saviola pareggiò la sfida, ma al Camp Nou il risultato venne bissato da Nedvěd e Xavi e si andò così ai supplementari. L’uomo della storia fu a sorpresa Marcelo Zalayeta che deviò da pochi passi un cross dalla destra regalando così una memorabile semifinale alla Vecchia Signora. Dall’altra parte il Real Madrid era campione in carica, ma nonostante questo faticò molto più del previsto già nel primo girone per avere la meglio di Roma, Aek Atene e Genk, dove riuscì a vincere solamente due partite, chiudendo però comunque al primo posto grazie al grande equilibrio in classifica. Nel secondo turno il livello si alzò tremendamente e il girone con Milan, Borussia Dortmund e la sorpresa Lokomotiv Mosca metteva i brividi e nel debutto a San Siro fu Shevchenko a far crollare i Blancos. Il gruppo proseguì con un clamoroso pareggio al Bernabéu contro i russi che complicó la situazione, ma contro i tedeschi il successo interno e la decisiva rete del pareggio a tempo scaduto di Portillo permisero di prendersi un bel vantaggio sui teutonici garantendosi la qualificazione grazie alle due vittorie contro rossoneri e moscoviti. Il quarto di finale fu contro il Manchester United e le due sfide furono tra le più belle nella storia del calcio con i madridisti che vinsero per 3-1 l’andata tra le mura amiche e a Old Trafford il meraviglioso 4-3 non bastò agli inglesi per fermare il miglior Ronaldo in campo europeo di sempre, dove realizzò una tripletta da urlo. L’andata della semifinale venne decisa dal duo brasiliano Ronaldo e Roberto Carlos, ma tra le due marcature trovò spazio anche la zampata di David Trezeguet per un 2-1 che lasciava tutto aperto in vista del ritorno.

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Il 14 maggio 2003 allo stadio Delle Alpi di Torino c’era il pubblico delle grandi occasioni per spingere la Vecchia Signora a un’impresa memorabile con Lippi che schierò una formazione molto attenta alla fase difensiva per poter lasciare libertà d’azione ai suoi campioni dell’attacco. Nedvěd venne schierato sulla fascia sinistra ma con grandi possibilità di svariare per tutta la trequarti offensiva, mentre sulla destra Zambrotta venne alzato a centrocampo con Thuram allargato sulla destra e la solida e rognosa coppia di centrali Montero e Tudor a difendere Buffon. Le non perfette condizioni di Ronaldo invece portarono Del Bosque a schierare Raúl come centravanti ben supportato da Figo e Zidane oltre che da un centrocampo fatto di grande classe con Guti, Cambiasso e Flavio Conceiçao. I campioni d’Italia erano però intenzionati come non mai a scrivere la storia e Lippi dimostrò di aver preparato la partita nel migliore dei modi e il centrocampo formato da Davids e Tacchinardi fece perfettamente filtro, anche se la prima occasione fu spagnola. Il solito sinistro terrificante su punizione di Roberto Carlos lasciò tutti con il fiato sospeso ma fortunatamente per Buffon la palla uscì di pochissimo, ma dopo pochi minuti la partita si sbloccò lo stesso. Zambrotta se ne andò sulla fascia destra e mise al centro per Del Piero che di testa rimise al centro dell’area per Trezeguet che anticipò Cambiasso e mise di sinistro la sfera tra il palo e Casillas per l’1-0 che cambiava già le sorti della qualificazione. Il francese ebbe una grandissima occasione per raddoppiare con un sinistro sporco dal limite dell’area difficoltosamente respinto dal numero iberico ma il dominio juventino venne comunque premiato a fine primo tempo. Tacchinardi fermò l’azione del Real lanciando immediatamente in avanti la palla che sembrava essere ingestibile per Del Piero, ma l’immensa classe di Alex gli permise di stoppare al volo, puntare contemporaneamente Hierro e Salgado, che non riuscirono mai a capire le sue finte, e di destro calciare sul primo palo per il 2-0. Le Merengues provarono a riaprire la partita già a fine prime tempo ma Buffon e il palo negarono la rete a Zidane, con i bianconeri che iniziarono però in modo troppo passivo la ripresa. Il neoentrato Ronaldo si liberò della marcatura e poco prima di calciare venne atterrato in area da Montero con lo svizzero Meier che non poté far altro che fischiare il calcio di rigore. Dagli undici metri si presentò Luís Figo, provò la finta a incrociare ma Buffon fu strepitoso, aspettando fino all’ultimo la mossa del portoghese e respingendo la sua conclusione che sarebbe valsa il pareggio nel doppio confronto. Il pubblico era in delirio e subito dopo la Juventus ritrovò la forza di attaccare con Zambrotta che lanciò da centrocampo Pavel Nedvěd che si incuneò nella difesa spagnola e al volo di destro calciò con potenza e precisione per l’apoteosi bianconera. Il 3-0 era il coronamento di una notte favolosa con il ceco grande uomo del momento che venne però tradito dalla sua eccessiva foga e generosità. Non voleva mollare nemmeno negli ultimi minuti e a centrocampo fece un inutile fallo su McManamann che gli costò il cartellino giallo ed essendo diffidato capì che quell’ingenuità gli sarebbe costata la finale. Il sinistro a incrociare di Zidane provò a ravvivare un po’ gli ultimi minuti, ma ormai non c’era più tempo e la Vecchia Signora tornò in finale di Champions League dopo cinque anni.

A Manchester senza il suo campione venuto dall’est la Juventus perse nella sfida tutta italiana contro il Milan, ma la notte del Delle Alpi resta una delle più grandi di sempre nella storia del club bianconero. Due delle più grandi squadre della storia, una rimonta completata, la perla del Capitano e rigori parati ed è anche grazie a questo e a molto altro che nasce una “Partita leggendaria“.