Il titolo di campione del mondo è sempre stato il riconoscimento più ambito in tutti gli sport, anche se nel calcio a livello di club ha decisamente perso il suo fascino negli ultimi anni. In passato non era però così e soprattutto negli anni ’80 la partita tra i vincitori della Coppa dei Campioni contro quelli della Copa Libertadores era tra le sfide più sentite e attese di tutto l’anno ed è in quest’ottica che si deve valutare Flamengo contro Liverpool nel 1981. Due squadre leggendarie, i carioca capaci di portare per la prima volta Rio de Janeiro in vetta al Continente e gli inglesi dominatori in Europa avendo appena vinto il loro terzo titolo in cinque edizioni.

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Il Mengão iniziò il suo percorso di conquista del Sudamerica in un girone molto complicato, perché oltre ai connazionali dell’Atlético Mineiro vi erano anche i tosti paraguaiani del Cerro Porteño e dell’Olimpia. Il raggruppamento fu ricchissimo di pareggi e alla fine proprio le due brasiliane dovettero spareggiare per guadagnarsi l’accesso in semifinale, ma l’eccessiva foga dei tifosi di Minas Geiras costrinse l’arbitro a sospendere la partita garantendo così il passaggio del turno ai rossoneri. Il secondo raggruppamento fu invece molto più semplice e lineare con Zico che continuò a trascinare i suoi verso un trionfo storico e ci fu ben poco da fare sia per i colombiani del Deportivo Calí che per i boliviani del Jorge Wilstermann che conobbero solamente sconfitte. La finale fu contro i sorprendenti cileni del Cobreloa che non si diedero per vinti nemmeno dopo la sconfitta per 2-1 subita all’andata al Maracanã e a Santiago realizzarono una grande impresa vincendo per 1-0 e guadagnando così lo spareggio decisivo a Montevideo. Il Flamengo aveva dalla propria parte uno dei più grandi campioni che abbiano mai calcato un campo da calcio e Arthur Antunes Coimbra, per tutti Zico realizzò due reti per tempo che decretarono i brasiliani campioni del Sudamerica per la prima volta nella loro storia. Il Liverpool invece era già da anni una delle più grandi realtà del calcio europeo, tanto da vincere il trofeo già per ben due volte consecutive, prima nel 1977 contro il Borussia Mönchengladbach e poi nel 1978 contro il Brugge, e dopo aver lasciato un piccolo periodo di gloria ai connazionali del Nottingham Forest aveva voglia di tornare grande. I sedicesimi contro i finlandesi dell’Oulun Palloseura iniziarono in modo complicato con un deludente 1-1 in trasferta che fece scatenare la furia dei Reds che vinsero addirittura per 10-1 al ritorno. Gli ottavi di finale non rappresentarono un particolare problema nel derby britannico con gli scozzesi dell’Aberdeen e dopo la vittoria per 0-1 in trasferta arrivò anche il perentorio 4-0 di Anfield che continuò a essere luogo di dominio incontrastato anche nei quarti contro i bulgari del Cska Sofia che vennero schiacciati per 5-1, prima di perdere di misura tra le mura amiche. Un cammino sostanzialmente tranquillo e senza intoppi, ma la semifinale era di quelle di primissimo livello e il Bayern Monaco aveva dalla propria parte il Pallone d’oro in carica Karl Heinz Rummenigge, con la paura di non farcela che aumentò tremendamente quando in Inghilterra non si andò oltre lo 0-0. Il pareggio a reti bianche sembrava non volersi sbloccare nemmeno in Germania, ma a otto minuti dalla fine fu Ray Kennedy a realizzare uno dei gol più importanti della sua carriera dando al Liverpool un grande vantaggio, anche se ci fu da soffrire nel finale. Fu proprio Kalle a trovare la via del pareggio ma la regola dei gol in trasferta condannava i teutonici e regalava ai Reds un’altra finale di grande prestigio e tradizione contro il Real Madrid. Non fu una partita spettacolare ma a Parigi bastò un’incursione nel finale di Alan Kennedy per battere Agustín portando così la terza Coppa dei Campioni nel Merseyside.

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A Tokyo il 13 dicembre del 1981 si giocò una delle finali di Coppa Intercontinentale più memorabili e attese della storia dal risultato estremamente incerto. Carpegiani schierò Júnior nel ruolo di libero dandogli in mano le chiavi dell’impostazione arretrata della squadra, mentre in avanti sarebbe stata l’inventiva di Zico a dover dare quel tocco in più per arrivare alla vittoria. Gli inglesi invece vennero schierati da Bob Paisley con McDermott come numero dieci e faro del centrocampo, mentre a Kenny Dalglish venne affidato il compito di svariare su tutta la fase offensiva partendo da destra. Dopo una prima fase di studio la partita prese fin da subito una piega molto chiara e il merito fu del del fenomeno presente in campo. Zico indietreggiò fino alla trequarti per prendere palla, alzò lo sguardo e vide lo scatto di Nunes con un lancio millimetrico dolce e beffardo. Il Capitano Phil Thompson saltò di testa convinto di arrivare sulla sfera ma mancò completamente l’intervento e il centravanti del Flamengo anticipò l’uscita di Grobbelaar con un dolce tocco sotto che entrò in porta. Il Liverpool provò una riscossa fatta di foga agonistica e corsa atletica che però cozzava contro il palleggio brasiliano anche in fase difensiva, anche se ogni tanto la troppa sicurezza portò a qualche rischio con il destro di Johnston che uscì a pochi centimetri dal palo. Dopo quello spavento i carioca tornarono a macinare gioco e solo una deviazione tolse a Júnior la rete a seguito di una splendida volée da fuori area, ma il raddoppio era nell’area. Gli inglesi concedettero a Zico un calcio di punizione e tutti erano già pronti per il gol, ma a sorpresa il numero dieci scelse la potenza e non la precisione. Il suo destro fu centrale, ma Grobbelaar mancò la presa, sulla respinta si avventò Lico per ribadire in rete e questa volta il portiere africano fu reattivo nella parata, peccato che la sfera capitò sui piedi Adílio che appoggiò in rete il 2-0. I Reds erano completamente a terra e ancora una volta fu Zico ad approfittarne mettendo definitivamente al tappeto le speranze di rimonta inglesi. Accerchiato da quattro giocatori avversari, il Pelé bianco vide con la coda dell’occhio la partenza di Nunes e con un delizioso esterno destro lanciò il proprio compagno indisturbato verso l’area di rigore europea e incrociando il destro mise la palla all’angolino per il 3-0 che chiuse l’incontro già a fine primo tempo. La ripresa fu una lenta agonia per il Liverpool e un lungo e infinito conto alla rovescia verso la gloria per il Flamengo che provò anche a rafforzare la propria posizione grazie a due belle conclusioni da fuori area di Andrade e Nunes, ma Grobbelaar fece buona guardia intervenendo molto bene in entrambi i casi, ma ormai era solo da aspettare la festa.
Il Mengão vinse una storica Coppa Intercontinentale con Zico che venne nominato come miglior giocatore della partita a seguito di novanta minuti di pura estasi calcistica e quel successo dimostrò ancora una volta come in quel periodo il Sudamerica fosse l’élite del calcio mondiale, preferendo la classe e la tecnica all’atletismo e alla fisicità. Una leggenda che disputa una delle sue più grandi partite, il primo trionfo di Rio de Janeiro, il dominio sudamericano e il crollo di una grande d’Europa ed è anche grazie a questo e molto altro che nasce una “Partita leggendaria“.