Ci sono delle finali che entrano nella storia per la loro bellezza e per loro imprevedibilità, altre invece che portano sul tetto del mondo squadre epiche e inarrivabili e in altri casi ancora il successo è riservato a chi proprio veniva considerato senza speranze alla vigilia. Nel 2005 però successe qualcosa di unico e probabilmente irripetibile nella storia del calcio, perché a Istanbul quel Liverpool-Milan andò contro ogni possibile logica diventando probabilmente la più incredibile finale di Champions League della storia.

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I Reds erano un cantiere aperto con la grande stella Michael Owen che se n’era andato a Madrid per vestire la maglia del grande Real, mentre dalla Spagna era arrivato in panchina Rafa Benítez, tecnico fresco vincitore della Liga e della Coppa Uefa con il Valencia. Le aspettative erano sicuramente molto alte, ma cozzavano decisamente con la realtà della rosa, una squadra che godeva di buoni elementi mischiati ad altri decisamente nella norma. I rossi del Merseysyde tornavano in Champions League dopo un anno di assenza e per entrarci dovettero passare dai preliminari con gli austriaci del Gak che si rivelarono avversario difficile e solido. La vittoria per 2-0 nell’andata di Anfield bastò per rendere indolore la scontitta per 1-0 al ritorno garantendo così il passaggio alla fase a gironi. Il Gruppo A fu un autentico calvario perché, dopo la bella vittoria all’esordio contro i vicecampioni in carica del Monaco, il Liverpool andò incontro a due deludenti prestazioni che portarono alla sconfitta per 1-0 ad Atene contro l’Olympiakos e in casa non andò oltre lo 0-0 contro quel che rimaneva del grande Deportivo la Coruña. Un autogol di Andrade a inizio partita valse il successo in Spagna, ma nel Principato arrivò la seconda sconfitta che rendeva estremamente complicata la qualificazione. Serviva vincere con due gol di scarto per passare, ma a sbloccare il risultato ad Anfield fu Rivaldo che sembrò mettere la parola fine sui sogni di gloria inglesi. Nella ripresa la partita cambiò completamente con Sinama Pongolle che acciuffò il pareggio, Neil Mellor che segnò la rete del vantaggio e la cannonata da fuori area di Steven Gerrard a due minuti dal termine valse lo storico 3-1 che permise di accedere agli ottavi. Fu decisamente più comoda la doppia sfida contro il Bayer Leverkusen che venne liquidato senza problemi con un doppio 3-1, ma ai quarti contro la Juventus in pochi davano speranza ai ragazzi di Benítez. Hyppiä prima e Luis García poi batterono due volte Buffon per il 2-1 finale che divenne fondamentale grazie allo 0-0 del Delle Alpi. La semifinale fu la sfida tutta inglese contro il super Chelsea che aveva dominato la Premier, ma in Champions le cose cambiano e l’unico gol dei centottanta minuti fu una conclusione sporca di Luis García che venne salvata poco dopo la linea di porta da Gallas, con le polemiche che furono infinite ma che non cambiarono l’esito della sfida. Dal canto suo il Milan era la squadra campione d’Italia in carica ed era considerata forse la principale favorita per la vittoria finale e il suo andamento fu fin da subito regolare. Le tre vittorie nelle prime tre partite contro Shakhtar Donetsk, Celtic e Barcellona permisero di vivere con maggiore serenità il girone di ritorno e con tredici punti finali trovolò una comoda qualificazione da primo della classe. Agli ottavi di finale incontrò un Manchester United in grossa crisi di risultati e di identità e nelle due partite i rossoneri diedero un’autentica lezione di calcio. Il mattatore dell’incontro fu Hernán Crespo che segnò le reti decisive in entrambe le partite, prima decidendo per 0-1 la trasferta all’Old Trafford e poi realizzando di testa anche il trionfo di San Siro. Nei quarti di finale ci fu l’EuroDerby contro l’Inter che si rivelò un vero e proprio massacro. Stam e Shevchenko di testa batterono Toldo per il 2-0 dell’andata e dopo che l’ucraino segnò anche nel ritorno, la curva interista lanciò una serie infinita di petardi che colpì anche il portiere Dida causando la sconfitta per 3-0 a tavolino. La semifinale contro la sorpresa Psv Eindhoven sembrava una formalità e dopo il 2-0 del Meazza tutto era pronto per la finale ma al Philips Stadion la partita fu incredibile. Gli olandesi pareggiarono i conti ma a tempo quasi scaduto fu il colpo di testa di Ambrosini a battere Gomes permettendo al Diavolo di arrivare ancora una volta in finale di Champions League.

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A Istanbul si giocava la cinquantesima finale di Coppa dei Campioni della storia e l’evento già storico di suo sarebbe diventato leggendario. Rafa Benítez schierò un 4-4-2 classico, con la fascia sinistra molto coperta con Riise addirittura avanzato a centrocampo e Djimi Traorè in difesa, mentre in attacco Baroš veniva sostenuto dall’australiano Harry Kewell e dalla destra non mancavano le incursioni di Luis García. Carlo Ancelotti invece non aveva assolutamente paura e si presentò con il carico da novanta e un 4-4-2 a rombo che presentava Kaká alle spalle di Shevchenko e Crespo, mentre il trio delle meraviglie di centrocampo era formato da Pirlo, Gattuso e Seedorf. Il Diavolo partì fin da subito alla grande e nemmeno il tempo di finire di ascolare l’inno della Champions che ecco arrivare già il vantaggio. Andrea Pirlo pennellò un perfetto cross su punizione dalla destra per Paolo Maldini che schiacciò di destro la conclusione e batté Dudek per l’1-0 che gelò immediatamente i tifosi inglesi. I Reds non riuscivano a riprendersi e il crollo era ormai nell’aria. Luis García salvó sulla linea un colpo di testa di Crespo a botta sicuro e un minuto Andriy Shevchenko piazzò il destro all’angolino per il 2-0, ma il guardalinee annullò sbagliando completamente la chiamata. Non fu infatti Kaká a servire in verticale il compagno, ma l’ultimo tocco fu del norvegese Riise che in scivolata fermò il brasiliano e involontariamente servì lo Zar togliendolo quindi dalla posizione irregolare. I rossoneri erano in totale controllo del gioco e soprattutto fu Kaká a risultare l’uomo in più diventando grazie ai suoi strappi imprendibile per gli avversari. Il numero ventidue allargò ancora una volta perfettamente per Sheva che crossò forte al centro per Crespo che girò in rete la palla del 2-0 e a primo tempo ormai scaduto ecco il tris. Ancora il trequartista paulista diede una palla splendida per l’argentino che divenne imprendibile per Carragher e con un tocco sotto batté ancora una volta Dudek per il travolgente 3-0. Non c’era più nulla da fare, la superiorità del Milan era stata tale da non rendere possibile nessun possibile pensiero di rimonta da parte degli inglesi. A distanza di anni Steven Gerrard raccontò di come nell’intervallo per diversi minuti nessuno parlò fino a quando lui stesso disse:”Là fuori ci sono migliaia di tifosi venuti dall’Inghilterra per, giochiamo dignitosamente il secondo tempo per loro“. Quella frase era una sorte di bandiera bianca sul risultato, ma non sull’onore, eppure a inizio ripresa il mondo si capovolse. Šmicer scaldò subito il destro con una grande conclusione da fuori area che sfiorò il palo, ma il Milan sfiorò il poker. Shevchenko calciò una fucilata dal limite dell’area su punizione con il portiere polacco che anticipò il movimento e compì una grandissima parata, dando il via alla clamorosa rimonta. Riise crossò al centro dell’area per Gerarrd che svettò di testa più in alto di tutti mettendo la palla all’angolino per la rete che ridiede animo e morale alla squadra e da quel momento iniziarono i sei minuti più assurdi della storia del calcio. Šmicer ci riprovò da fuori area e questa volta Dida riuscì solo a sfiorare la palla che finì in porta e poco dopo Gattuso fermò il Capitano Steven in area di rigore con un netto fallo. Dal dischetto si presentò Xabi Alonso e il giovane spagnolo si fece parare la prima conclusione, ma sulla respinta toccò di sinistro quel tanto che bastava per riportare incredibilmente la situazione in parità dopo soli quindici minuti della ripresa. Nessuno poteva crederci e da quel momento ricominciò la stessa partita che si era vista nel primo tempo, con il Milan però decisamente meno convinto dei propri mezzi e il Liverpool intenzionato a non mollare un centimetro. Shevchenko ebbe un’altra grandissima occasione quando raccolse una smanacciata di Dudek e calciò di sinistro a botta sicura con Traorè che salvò sulla linea e poco dopo la deviazione di testa di Kaká uscì di pochissimo. Si andò così ai tempi supplementari con una sensazione stranissima perché il Diavolo aveva dominato la partita ma la rimonta subita sembrava essere un segno del destino. Nei trenta minuti prima dei calci di rigore fu un assedio rossonero con Sheva che ebbe ancora una volta l’occasione della vittoria schiacciando di testa un cross dalla destra che venne parato da Dudek e sulla respinta l’ucraino confermò la sua giornata no sparando addosso al portiere rivale. Si andò dunque ai calci di rigore e ormai tutti avevano capito come si sarebbe conclusa quella finale. Iniziò il Milan con Serginho e il suo destro a finì alle stelle con il brasiliano distratto da un Dudek che si mosse per tutto il tempo sulla linea. Hamann non sbagliò e portò avanti i Reds e quando anche uno specialista come Andrea Pirlo calciò un rigore debole e prevedibile che venne neutralizzato dal polacco, vennero spazzati ogni dubbi su chi avrebbe alzato la Coppa. Cissé portò la situazione sul 2-0, Tomasson sbloccò la situazione per il Diavolo e Dida riaccese la speranza allungandosi sul sinistro di Riise. Kaká completò la sua giornata da Oscar realizzando il suo tiro dagli undici metri, ma Šmicer fece lo stesso e tutto era nella mani di Andriy Shevchenko. L’ucraino aveva vissuto una delle peggiori serata delle sua vita e invece che rifarsi si affossò ancora di più calciando in modo debole e centrale che venne parato da Dudek che regalò definitivamente la Champions al Liverpool.
Una serata unica e pazzesca nella storia del calcio che mai si era vista e difficilmente si ripeterà, ma indiscutibilmente la Coppa dalle Grandi Orecchie ha avuto la partita più bella possibile per i suoi cinquant’anni. Una rimonta impossibile, le reti dei grandi Capitani, un eroe inatteso e la caduta di un campione ed è anche grazie a questo e molto altro che nasce una “Partita leggendaria“.