Per poter vincere un grande torneo non basta semplicemente vincere la finale, ma serve un processo lungo e complicato e spesso sono i turni precedenti a entrare nel mito. La Champions League 1998-99 regalò al mondo una finale pazzesca, ma per arrivarci il Manchester United dovette compiere una vera e propria impresa straordinaria contro la Juventus deliziando il pubblico e permettendo a Sir Alex Ferguson di dara il primo vero là al suo mito.

 Copyright: MaryxEvansxAllstarxRichardxSellers 12138655 editorial use only

 

 

I Red Deviles non vennero certamente inseriti in un girone semplice, infatti la presenza di corazzate come Bayern Monaco e Barcellona non permetteva di dormire sonni tranquilli. I pareggi furono la base per gli inglesi, infatti in tutti e quattro gli scontri diretti non ci furono né vinti né vincitori e a risultare determinanti furono le due partite contro i danesi del Brøndby. I successi per 2-6 in trasferta e il 5-0 dell’Old Trafford furono sufficienti per guadagnarsi il secondo posto alle spalle dei tedeschi e acciuffare la qualificazione come una delle due migliori seconde dei sei gironi. In questo modo la squadra poté volare ai quarti di finale contro l’Inter che aveva relegato i campioni in carica del Real Madrid al secondo posto ma che non aveva più Gigi Simoni in panchina. Con Mircea Lucescu le cose andarono male e infatti fu una doppietta di Dwight Yorke a regalare il 2-0 finale agli inglesi. Nella gara di ritorno i nerazzurri provarono una disperata rimonta e passarono anche in vantaggio con Nicola Ventola, ma nel finale fu il piazzato di Paul Scholes a trafiggere Pagliuca per l’1-1 definitivo. La Juventus dal canto suo non stava di certo vivendo la miglior stagione della propria storia, con Lippi che annunciò le dimissioni proprio nel bel mezzo della stagione e una vittoria in Serie A che non venne nemmeno lontanamente confermata. La speranza era dunque quella di poter vincere in Champions League, ma in un girone non proprio proibitivo la Vecchia Signora sbatté contro tutti i suoi avversari nel girone d’andata. I pareggi contro Galatasaray, Rosenborg e Atheltic Bilbao vennero mal digeriti dalla tifoseria e anche il ritorno contro i baschi iniziò con un deludente 1-1. La formula di quella Champions prevedeva che solamente la prima avrebbe potuto accedere ai quarti di finale e considerando il basso punteggio era ormai impossibile pensare a un passaggio come miglior seconda. Il quinto nulla di fatto consecutivo contro i turchi sembrava essere ormai quello della definitiva condanna, dato che i giallorossi assieme al Rosenborg si trovavano a otto punti contro i soli cinque dei bianconeri. Nell’ultima gara di Torino era fondamentale vincere e contemporaneamente sperare in una vittoria degli spagnoli già eliminati, cosa alquanto improbabile. Il calcio però è sempre capace di regalare storie meravigliose e così nel primo tempo Inzaghi e Amoruso regolarono la pratica norvegese, mentre al San Mamés una rete di Guerrero valse l’incredibile vittoria dei baschi e dunque la qualificazione dei torinesi ai quarti di finale grazie alla miglior differenza reti. La fase a eliminazione diretta iniziò già con Ancelotti in panchina contro i greci dell’Olympiakos e furono due sfide all’insegna di Antonio Conte. Il Capitano juventino raddoppiò al Delle Alpi poco prima del rigore realizzato da Niniadis e ad Atene i padroni di casa passarono subito in vantaggio. A cinque minuti dalla fine fu il centrocampista pugliese a battere Eleftheropoulos per l’1-1 che valse la semifinale contro i Diavoli Rossi. A Old Trafford fu ancora il piccolo centrocampista a diventare l’uomo della gloria bianconera battendo Schmeichel e segnando il terzo gol consecutivo in Champions League, ma a tempo quasi scaduto fu Ryan Giggs a trovare lo spiraglio giusto per battere Peruzzi e rimandare il tutto al ritorno di Torino.

 Copyright: imago/Colorsport

 

 

Il 21 aprile 1999 al Delle Alpi si giocò una delle partite più straordinarie della storia della Champions League, con entrambe le squadre vogliose di prendersi una finale che sembrava essere impossibile dopo le difficoltà incontrate nella fase iniziale. Alex Ferguson schierò il suo solito duo d’attacco formato da Dwight Yorke ed Andy Cole, con David Beckham alle loro spalle pronto a scorrazzare sulla destra e ad accentrarsi per servire grandi palle ai compagni. Ancelotti invece doveva ancora fare a meno dell’infortunato Alessandro Del Piero e a sorpresa schierò una squadra parecchio difensivista con il solo Inzaghi nel ruolo di attaccante e un folto centrocampo formato da grandi recupera palloni come Deschamps, Conte, Davids e Di Livio, con il solo Zidane a ispirare l’azione d’attacco. Nonostante sulla carta i piemontesi partissero da una base più attenta, e quasi alla ricerca dello 0-0, fu la partenza a sconvolgere tutti. La Juventus partì carichissima con un SuperPippo in versione favolosa e dopo soli sei minuti ecco il vantaggio. Dopo un corto scambio da calcio d’angolo fu Zizou a crossare al centro dell’area per l’attaccante piacentino che si liberò perfettamente dalla marcatura di Gary Neville e con una zampata da rapace dell’area di rigore batté Schemichel per l’1-0 che fece esplodere di gioia il tifo bianconero. Lo United non si perse d’animo e cercò il pareggio con la rovesciata di Yorke, molto spettacolare ma troppo centrale e subito dopo ecco il raddoppio. Ancora una volta fu Inzaghi a lavorare molto bene con il pallone in area di rigore e dalla sinistra provò a liberarsi della rigida marcatura di Stam. Il numero nove provò a incrociare il sinistro che venne deviato dal difensore olandese, ma così facendo ne scaturì una parabola che scavalcò il portierone danese e si infilò all’angolino e dopo soli undici minuti la Juve era sul 2-0. Considerando anche la partita di andata nessuno ormai pensava più a una possibile rimonta e qualche tifoso bianconero probabilmente stava già cercando i biglietti aerei per Barcellona, ma mai dare per morta una squadra inglese. La Vecchia Signora iniziò ad abbassare il baricentro e sulle palle inattive pagava sempre dazio. David Beckham inoltre era un maestro assoluto dei calci d’angolo e da un suo magistrale calcio dalla sinistra fu Roy Keane a liberarsi della troppo leggera marcatura di Pessotto anticipando di testa una difettosa uscita alta di Peruzzi. In quel momento tutto si riaprì completamente perché con un’altra rete il pareggio sarebbe andato a genio ai britannici. Inzaghi quel giorno però voleva fare tutto da solo e sicuramente i portieri non stava vivendo una giornata epica. Schemichel restituì il favore al collega uscendo a vuoto su cross di Zidane e SueprPippo colpì di testa creando una sorta di pallonetto che stava per infilarsi in porta, ma proprio sulla linea fu Jaap Stam a salvare di testa evitando il tris. La partita rimase su ritmi frenetici e a farne le spese fu il Capitano Roy Keane che non ci pensò due volte a fermare fallosamente Zizou con un fallo tattico a centrocampo che gli costò però l’ammonizione e dunque la squalifica per la finale. Il Manchester United dunque doveva dedicare l’ultimo atto alla sua bandiera e così fu ancora una volta la coppia Cole-Yorke a risultare fatale per la difesa juventina. Da un cross del numero nove fu il centravanti di Trinidad e Tobago a staccare in tuffo di testa spiazzando Peruzzi sul secondo palo per il 2-2 incredibile che già nel primo tempo cambiava le sorti delle doppia sfida. Le occasioni continuarono ad arrivare con Cole e Inzaghi che vennero fermati dai portieri avversari in uscita bassa, ma un favoloso primo tempo non era ancora terminato. Yorke se ne andò sulla destra e incrociò la conclusione e solo il palo evitò che il sorpasso venisse già completato nei primi quarantacinque minuti che furono una vera e propria ode al bel calcio. La ripresa ebbe logicamente un leggero calo di intensità, ma le occasioni non mancarono soprattutto grazie alla straordinaria giornata di Inzaghi che fece impazzire uno Stam che rare volte lo si è visto così in difficoltà. Zidane verticalizzò molto bene per l’ex Atalanta che sparò di sinistro a botta sicura ma Schemichel parò di piede e poco dopo si vide annullare il 3-2 per netto fuorigioco su assist in scivolata di Conte. Lo United però sapeva aspettare e ripartire e a fine partita i bianconeri non ne avevano davvero più. Il terzino Denis Irwin cercò gloria personale accentrandosi in area e calciando di destro, ma ancora una volta fu il palo interno a negare una rete che ormai era nell’aria. Yorke con uno straordinario gioco di prestigio saltò Ferrara e Montero trovandosi così solo davanti a Peruzzi. Il centravanti centroamericano tentò il dribbling anche sul portiere ma venne atterrato e sarebbe rigore sacrosanto se non fosse intervenuto sulla palla morta Andy Cole che appoggiò in porta il più comodo dei gol che valse la vittoria e il definitivo passaggio in finale.
A Barcellona il Manchester United completò la sua scalata alla vetta d’Europa grazie a un’altra pazza ed epica partita contro il Bayern Monaco, ma tutto iniziò probabilmente in quella notte a Torino. Cinque reti, una rimonta pazzesca, una semifinale europea da favola e l’inizio di uno storico trionfo ed è proprio grazie a questo e a molto altro che nasce una “Partita leggendaria“.