Il Mondiale è quel torneo incredibile dove tutto può accadere, dove anche l’impossibile può diventare realtà e dove si compiono le imprese più memorabili. Ed è proprio in una caldissima estate statunitense che crebbe esponenzialmente il mito e la leggenda di uno dei più grandi giocatori che abbiano mai calcato un campo da calcio: Roberto Baggio. La semifinale di quell’edizione fu una vera e propria battaglia tra i due favolosi numeri dieci che con le loro prodezze riuscirono a trascinare Italia e Bulgaria fino dove forse nessuno poteva credere alla partenza, finendo per giocarsi uno storico ingresso in finale.

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Gli Azzurri allenati da Arrigo Sacchi venivano da un periodo non troppo felice e infatti dopo la mancata qualificazione a Euro ’92 ci fu un cammino poco entusiasmante per arrivare nel Nord America. Il girone iniziale non sembrava però preoccupare particolarmente e l’esordio si sarebbe svolto quasi in casa, dato che contro l’Irlanda si giocò a New York, città nota per la grande presenza di italiani. Non solo però sugli spalti si videro molti più irlandesi, ma in campo fu un disastro e un errore di Pagliuca regalò a Houghton la possibilità di dare i tre punti ai ragazzi di Jack Charlton. La seconda partita risultava dunque già fondamentale ma contro la Norvegia la partita si mise immediatamente male perché Pagliuca fu ancora protagonista in negativa venendo espulso per un tocco di mano fuori dall’area. Sacchi incredibilmente decise di togliere Baggio per fare entrare Marchegiani e la situazione divenne elettrica. Gli scandinavi provarono a segnare eppure nel finale fu l’incornata di Dino Baggio a valere la qualificazione, in seguito anche a uno scialbo 1-1 con il Messico. Agli ottavi di finale la sfida fu contro la sorprendente Nigeria e per ottantacinque minuti fu un dominio africano. Fortunatamente per gli Azzurri lo svantaggio fu solamente di una rete e a tempo quasi scaduto salì in cattedra Roberto Baggio con un piatto destro geniale che portò la sfida ai supplementari ancora una volta decisi da lui. Ai quarti fu splendida la gara con la Spagna e dopo novanta minuti molto intensi fu ancora il Divin Codino a battere Zubizarreta per il 2-1 che valse un posto tra le prime quattro. La Bulgaria invece tornava a un Mondiale dopo ben ventiquattro anni e vi era arrivata in modo molto sorprendente, grazie a una storica vittoria a Parigi contro la Francia. Nella fase iniziale venne inserita in un girone molto complicato e già nella gara d’esordio a Dallas fu la Nigeria a banchettare sulla carcasse dei Leoni con un sonoro 3-0. A ridare fiducia e morale però ci pensò il grande successo contro la Grecia per 4-0 e soprattutto per i bulgari fu di vitale importanza il trionfo contro un’Argentina frastornata e sconvolta dalla squalifica subito da Maradona e al Cotton Bawl il vero fenomeno fu Hristo Stoichkov. Il campione del Barcellona aprì le danze prima del raddoppio nel finale di Sirakov che garantì il passaggio del turno contro il Messico. Il pareggio continuò fino ai calci di rigori e i nordamericani sbagliarono le prime tre conclusioni permettendo così alla Bulgaria di ottenere un’incredibile approdo ai quarti di finale. Ad attenderli a New York vi erano i campioni del mondo in carica della Germania e quando Lothar Matthäus sbloccò il risultato in fondo non sorprese nessuno. A un quarto d’ora dalla fine però una punizione del solito Stoichkov e uno splendido colpo di testa di Letchkov ribaltarono il risultato in soli tre minuti e così i Leoni arrivarono tra le prime quattro.

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Il 13 luglio 1994 al Giants Stadium di New York si disputò così una semifinale inattesa alla vigilia ma che poteva così mettere a confronto due dei più favolosi campioni che avevano mostrato la loro immensa classe nel torneo. Sacchi non riuscì a trovare un vero e proprio compagno di reparto del torneo per Roby e così l’eterno ballottaggio per il ruolo di centravanti titolare venne vinto un po’ a sorpresa da Pierluigi Casiraghi che fece accomodare in panchina Signori e Massaro. Penev dal canto suo sapeva che non poteva chiedere di più ai suoi ragazzi che giocarono così in modo tranquillo e rilassato e con Letchkov, Sirakov e Balakov a cercare la via della rete assieme a Stoichkov. Il grande caldo rallentò come sempre le fasi iniziali dell’incontro e ci voleva un’intuizione per poter sbloccare il risultato. Donadoni effettuò una rimessa laterale dalla destra per Baggio che con una splendida finta di corpo riuscì a liberarsi di Jankov e con un dolce tocco superò anche Hubchev in scivolata e dal limite dell’area fece partire un favoloso e telecomandato destro a giro dal limite dell’area assolutamente imparabile per Mihailov. Quello però non era solamente la grande giornata del numero dieci, ma anche di Demetrio Albertini che disputò quella che probabilmente è la sua più grande prestazione di sempre in carriera. Roby si mise i panni dell’uomo assist e appoggiò al regista del Milan una perfetta palla che venne calciata meravigliosamente di collo esterno destro, ma purtroppo fu il palo a negare un gol eccezionale. L’Italia però non mollò la presa e ancora una volta fu Albertini dalla lunetta a provare a segnare, questa volta però lasciò perdere la potenza e provò con un dolce pallonetto che fu magistralmente sventato da Mihailov. Gli Azzurri giocarono un primo tempo assolutamente perfetto e il cervello del centrocampo continuò a dispensare palloni deliziosi che portarono al raddoppio. Demetrio scucchiaiò il pallone dal limite dell’area per Baggio, con la sfera che non riuscì a essere intercettata da tuo difensori bulgari che andarono in tuffo di testa per deviarla e da posizione defilata fu il fantasista della Juventus a incrociare il destro sul secondo palo per il 2-0. La Bulgaria però non volle darsi per vinta e provò a spingere con Balakov che con il destro dal limite dell’area sfiorò il palo, ma per il gol era questione di attimi. Sirakov saltò nello stretto tutta la difesa italiana e una volta davanti a Pagliuca venne atterrato fallosamente da Costacurta e dallo stesso numero uno della Sampdoria e così venne fischiato il calcio di rigore. Stoichkov si presentò dagli undici metri e con freddezza glaciale spiazzò l’estremo difensore avversario per il punto che riapriva la semifinale proprio alla fine di un primo tempo meraviglioso. Involontariamente quel gol fu la fine dei sogni di gloria Azzurri, perché nella ripresa l’enorme caldo costrinse entrambe le squadre a dover abbassare tremendamente i ritmi e fisicamente a risentirne di più fu proprio Roberto Baggio. Il Codino più famoso di sempre sentì tirare il muscolo della gamba capendo subito che il problema era di quelli seri. Venne sostituito da Signori e il secondo tempo è ricordato più per il fallo di mano di Costacurta per fermare Kostadinov cordialmente non fischiato dal francese Quiniou. A fine partita la festa fu a metà, perché se l’Italia tornava in finale dopo dodici anni, le lacrime del suo fuoriclasse lasciarono un senso di tristezza in tutto il popolo italiano.
L’infortunio di Baggio fu grave, ma decise comunque di stringere i denti e giocare in finale contro il Brasile, pur non essendo in condizioni e alla fine furono i Verdeoro a trionfare. Lo scontro tra due leggende del calcio, un primo tempo memorabile sotto l’afa, reti capolavoro e passaggi da artisti, ed è grazie a questo e a molto altro che nasce una “Partita leggendaria“.