La storia del calcio sudamericano è ricca di aneddoti e avvenimenti unici e indimenticabili, tanto da permettergli di conservare un enorme fascino nonostante la maggior parte dei suoi talenti volino ben presto in Europa. La sfida tra Boca Juniors e River Plate è una delle più affascinanti nella storia di questo meraviglioso sport e grandissimi campioni hanno vestito le maglie di Xeneizes e Millonarios, ma per oltre cinquant’anni non si erano mai sfidati in finale di Copa Libertadores. Nel 2018 arrivò però il tanto atteso momento e furono due partite indimenticabili per tutti i tifosi del pianeta.

Photo by Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images)

 

 

 

La Banda iniziò il suo torneo continentale inserita nel girone C dove assieme al Flamengo rappresentava la grande favorita per il passaggio agli ottavi di finale. Proprio il pareggio per 2-2 al Maracanã nella gara d’esordio diede sicurezza in vista del passaggio del turno, anche se al Monumental non si andò oltre lo 0-0 con i colombiani del Santa Fe. A risistemare la situazione del girone ci pensarono le due vittorie sugli ecuadoregni dell’Emelec e in trasferta arrivò il successo qualificazione con il Santa Fe, permettendo così di rendere ininfluente l’ultima gara contro il Mengão. Agli ottavi di finale ci fu la sfida tutta argentina contro il Racing di Avellaneda, ma il River dimostrò ampiamente la propria superiorità. Nella gara di andata in trasferta arrivò un ottimo pareggio per 0-0, mentre al Monumental fu un vero e proprio trionfo con Pratto e Palacios ad aprire i conti già nel primo tempo e con Borré che realizzò la terza e decisiva rete nella ripresa. Da Avellaneda ad Avellaneda, perché nei quarti la sfida fu contro l’Independiente e il copione fu quasi identico. Pareggio nella tana dei Diavoli Rossi e tre reti rifilate a domicilio, nonostante la rete di Romero che portò momentaneamente sull’1-1 la partita. La semifinale fu una gara epica che aveva il sapore dell’impresa impossibile, con il Grêmio campione in carica che dimostrò tutto il suo valore. A Buenos Aires una rete di Michel consentì all’Imortal Tricolor di imporsi in trasferta e lo 0-1 subito a domicilio sembrava essere segnare il destino della semifinale. A Porto Alegre l’atmosfera era infuocata e già nel primo tempo fu Léo Gomes a portare in vantaggio i padroni di casa, ma proprio sul più bello la partita impazzì. Borré trovò la via del pareggio e a tempo scaduto venne assegnato un contestatissimo rigore che venne trasformato dal Pity Martínez e grazie alla regola dei gol in trasferta arrivò una clamorosa qualificazione. Il Boca Juniors ebbe invece molte difficoltà nel passare il primo turno e fin dalle prime battute l’andamento non fu dei migliori. La trasferta di Lima contro l’Alianza terminò 0-0, mentre in casa con i colombiani dell’Atlético Junior arrivò una preziosa ma risicata vittoria per 1-0. Con il Palmeiras il pareggio a San Paolo venne visto di buon occhio, ma il Verdão si impose per 0-2 alla Bombonera complicando tremendamente il cammino nel girone. Il pareggio in Colombia con l’Atlético Junior sembrò condannare gli Xeneizes perché permise ai Tiburones di mantenere un punto di vantaggio, eppure nell’ultima gara il Palmeiras già qualificato non fece sconti e il 5-0 contro l’Alianza Lima permise di acciuffare il secondo posto. Lo scampato pericolo fu da lezione per il Boca che vinse per due volte in modo netto e convincente con i paraguaiani del Libertad e anche ai quarti il successo fu netto. Il Cruzeiro venne steso da Mauro Zárate e Pablo Pérez nell’andata alla Bombonera e una rete a tempo scaduto di Pavón permise di pareggiare per 1-1 anche a Belo Horizonte. Il Palmeiras era stato clemente con gli Xeneizes nella fase a gironi e ci fu probabilmente qualche ripensamento quando se li ritrovò di fronte proprio in semifinale. L’andata si giocò ancora in Argentina e fu la grande notte del Pipa Benedetto che realizzò una doppietta stendendo i paulisti che non si ripresero nel ritorno. Ábila portò avanti gli argentini e dopo la rimonta dei padroni di casa fu ancora Benedetto a segnare il 2-2 che valse la finale. Il primo atto si giocò nel catino infuocato della Bombonera e fu una gara meravigliosa che però terminò senza vincitori e senza vinti. Ábila sbloccò il risultato per i padroni di casa, ma Pratto pareggiò immediatamente. Benedetto continuò il suo momento d’oro, anche se nella ripresa fu un’autorete di Izquierdoz a far terminare la gara sul 2-2. Il ritorno avrebbe dovuto giocarsi al Monumental, ma il popolo biancorosso attaccò il pullman del Boca Juniors che stava arrivando al campo e la Conmebol visse giorni intensi. Nessuno sapeva cosa fare e non si poteva concludere a tavolino la gara del secolo e così si scelse di giocare per la prima volta in Europa una finale di Copa Libertadores.

(Photo by Matthias Hangst/Getty Images)

 

 

Il 9 dicembre 2018 allo Stadio Santiago Bernabéu di Madrid si giocò una delle gare più attese, con tutto il Vecchio Continente che si mobilitò per raggiungere la Capitale spagnola e godersi una sfida storica. Marcelo Gallardo, impossibilitato ad andare in panchina per una squalifica, schierò il suo consolidato 4-2-3-1 con Pratto come unica punta e Fernández, Palacios e Martínez alle sue spalle. Guillermo Barros Schelotto invece lasciò in panchina i grandi nomi di Tévez, Gago e Zárate, preferendo dare lustro al suo tridente formato dai laterali Villa e Pavón con Benedetto al centro. La partita iniziò a ritmi abbastanza lenti e la tensione era tale che la prima occasione capitata per gli Xeneizes arrivò in seguito a un rinvio sbagliato di Maidana che per poco non sorprese Armani. Da quel calcio d’angolo arrivò una seconda palla gol con Pérez che venne incredibilmente lasciato libero dalla difesa dei Millonarios, ma la sua girata di destro fu troppo debole centrale, venendo così bloccata dal numero uno avversario. Il Boca stava dominando il campo e alla mezz’ora ebbe un’altra occasione clamorosa. Benedetto calciò una punizione dal limite dell’area che venne deviata e divenne invitantissima per Pablo Pérez che effettuò una sorta di tiro cross che non venne colpita a porta vuota per questioni di centimetri da parte di Nahitan Nández. Le occasioni erano state numerose e alla fine la rete del vantaggio arrivò. Nández verticalizzò splendidamente per Benedetto che saltò con un tocco sotto la scivolata di Pinola e arrivò a tu per tu con Armani e per il Pipa fu un gioco da ragazzi piazzare il destro all’angolino per la rete che sbloccava la finalissima. Il gol arrivò a fine primo tempo ed era fondamentale rielaborare le idee per i ragazzi di Gallardo che nella ripresa scesero in campo con tutt’altro piglio. Fernández cercò la conclusione da fuori area e sfiorò il palo e quella fu la scossa che serviva al River. A metà secondo tempo una splendida azione in velocità tra Palacios e Ignacio Fernández permise a quest’ultimo di crossare al centro per Lucas Pratto che si liberò della marcatura e calciò a botta sicura battendo Andrada per la rete dell’1-1. A soli venti minuti dalla fine nessuno voleva più rischiare e la posta in gioco era davvero altissima e dato che in finale non esiste la regola dei gol in trasferta si andò ai tempi supplementari. Appena iniziato il tempo extra ecco arrivare l’episodio che cambiò la storia dell’ultima mezz’ora. Barrios entró decisamente con troppa foga a centrocampo su Palacios ed essendo già ammonito si vede sventolare davanti agli occhi il secondo cartellino giallo regalando così al River un inatteso vantaggio numerico. La Banda iniziò a prendere campo sempre di più e a fine primo Julian Álvarez sfiorò il palo con un bel sinistro, ma ormai il gol era nell’aria. Appena iniziato il secondo supplementare ancora Álvarez servì al limite dell’area il subentrante Quintero che stoppò e di sinistro calciò violentemente sotto la traversa, con la palla che colpi il palo ed entrò in rete. Era la rete del 2-1 che stava cambiando per sempre la storia del Superclásico. Il Boca non si diede per vinto e a tempo quasi scaduto iniziò ad attaccare a testa bassa facendo avanzare anche i difensori e il destro di Jara divenne imprendibile per Armani e solo il palo esterno salvò la Banda. C’era ancora però un ultimo calcio d’angolo per gli Xeneizes con Armani che anticipò di pugno proprio il collega Andrada salito fino all’altra area di rigore, ma così facendo diede la possibilità del contropiede finale. Quintero lanciò in avanti e il più veloce di tutti ad arrivare sulla sfera fu il Pity Martínez che entrò in area di rigore e appoggiò la memorabile e storica palla del 3-1 che portò in Paradiso il River.
Quello fu il sigillo finale di una notte magica per il mondo Millonarios, con la Banda che vinse per la quarta volta nella propria storia la Copa Libertadores alzando il trofeo in faccia agli eterni rivali. Una finale per stabilire i migliori del Continente, un derby unico nel suo genere, lo scontro di due superpotenze in un altro Continente e un finale memorabile ed è proprio grazie a questo e a molto altro che nasce una “Partita Leggendaria”.