Si è conclusa una delle stagioni più difficili di sempre della storia del Barcellona, tra problemi covid, difficoltà societarie, nuove elezioni e la paura di perdere Lionel Messi. È stata la prima stagione, chissà forse anche l’ultima, di Ronald Koeman sulla panchina blaugrana, un compito difficilissimo che solamente una persona così legata all’ambiente poteva avere il coraggio di accettare in una stagione che partiva già con gli orizzonti del fallimento, ma che almeno ha salvato il salvabile portando il minimo sindacale, ossia la Copa del Rey. Ma come si può analizzare l’annata dell’allenatore olandese?

Pro e contro di Koeman al Barcellona

Pro

Resistenza – In un anno del genere solamente il carattere di una persona così poteva sopperire a tante difficoltà. A differenza del suo predecessore Setién, sicuramente abile sul piano tattico ma molto fiacco su quello caratteriale, ha saputo navigare nella tempesta e in qualche modo uscirne. L’avvio di stagione stava seguendo il crollo di quella precedente, ma Koeman ha trovato le giuste mosse tattiche e anche emotive per far tornare la squadra a rendere secondo i suoi standard.

Giovani e nuovo ciclo – Il punto sicuramente più importante della sua gestione è stato il lancio dei giovani. Laporta parla di voler cominciare un nuovo ciclo, ma il nuovo ciclo lo ha avviato Koeman stesso: la formazione è la più giovane che si potesse immaginare con tanti ragazzi della cantera lanciati. Mingueza ha giocato tanto, Moriba è diventato praticamente un titolare nonostante abbia solo 17 anni. Poi ci sono i giovanissimi acquistati recentemente come Araujo e Pedri che hanno vissuto una prima stagione da protagonisti in prima squadra, senza dimenticare l’importanza che già hanno De Jong (’98) e Ansu Fati (’02) con la speranza di rivederlo al più presto. Chiunque venga il prossimo anno saprà che le basi del lavoro sono state già fatte.

Vittoria della Copa del Rey – Un titolo non è mai da sottovalutare: in un anno in cui era prevista pioggia un barlume di sole è arrivato. Non è certo la Copa del Rey che incide sulla storia del club, soprattutto se arrivata con tutte vittorie ai tempi supplementari prima della finale, ma quantomeno evita l’umiliazione di un secondo anno consecutivo a vedere festeggiare solamente gli altri. Il Real non ha vinto nulla, il Barça sì: quella Copa vinta contro l’Athletic è stata pubblicizzata come la “prima di una nuova era”, forse il punto di partenza per rivedere un grande Barcellona.

Contro

Figura ancora debole – Nonostante le cose celebrate sopra però Koeman non è ancora una figura solida. Laporta ha dei dubbi sulla sua continuità, anzi, la sua idea principale dovrebbe essere quella di rimpiazzarlo. Ha dato l’impressione di essere stato il perfetto accompagnatore di questa squadra, pur avendo fatto molto di più creando il ciclo del futuro, ma non è riuscito a crearsi uno status che lo fa immaginare come l’allenatore di tanti successi. In questo le tante sconfitte nelle partite più importanti hanno avuto sicuramente un peso.

Finale di campionato – E ha avuto un peso anche il finale di Liga, dove il Barcellona ha letteralmente tirato i remi in barca. Secondo ammissione dello stesso Koeman lo sforzo per compiere quella rimonta ha portato la squadra con il fiato corto agli ultimi appuntamenti dove poi sono mancate le gambe per trovare il guizzo che avrebbe portato la Liga. Dal KO col Granada la squadra è andata in caduta libera e si è dovuta accontentare di completare il podio.

Troppi gol subiti – Il Barcellona di quest’anno ha avuto enormi problemi difensivi che si sono accentuati in ogni situazione di difficoltà. Negli scontri diretti che hanno segnato la stagione il pacchetto arretrato è andato in bambola, ma anche in sfida più morbide (a volte anche vinte) sono stati subiti tantissimi gol. Il cambio di sistema con il passaggio a tre ha potenziato gli esterni, ma non ha risolto i grandi limiti di un reparto che forse ha problemi proprio negli interpreti.