Nel tabellone dei quarti di finale di Copa del Rey c’è ancora una superstite: il Mirandés è la sorpresa dell’edizione di quest’anno, unica squadra di Segunda a essere entrata tra le migliori otto del torneo. Merito del nuovo format sì, che dà più chance alle outsider di giocarsi la qualificazione in gara secca sul proprio campo, ma anche di una squadra che ha saputo sfruttare il proprio feeling con questa coppa per scrivere altre pagine della propria storia.

D’altronde il campionato non sembra poter dare grosse soddisfazioni: la salvezza è ampiamente alla portata, i playoff non sono distanti ma la grande concorrenza non dà grosse chance alla squadra di Miranda de Ebro, destinata apparentemente a rimanere nel cuore della classifica della B spagnola. Meglio concentrarsi allora su un’impresa sportiva che oltretutto non sarebbe neanche una novità. Ad Anduva, lo storico (in tutti i sensi viste le condizioni attuali) stadio del club, hanno infatti già vissuto annate gloriose nella coppa nazionale. A partire dal 2004 quando eliminarono ai sedicesimi la Real Sociedad ai calci di rigore, quando i baschi erano ancora una delle grandi potenze del calcio spagnolo, seppur nella stagione che segnò l’inizio del declino.

Ma nulla a che vedere con l’impresa dell’edizione 2012, quando il Mirandés, allora in Segunda B (ossia la Serie C spagnola) arrivò fino alle semifinali. Un cammino a cui forse neanche loro credevano: perché dopo aver fatto fuori nei turni preliminari realtà modeste come l’Amorebieta, la Balompédica Linense e il Logroñés, iniziò una serie di eliminazioni di livello per una delle cavalcate più incredibili della storia del torneo, parallela alla prima promozione del club in Segunda. Il primo nome pesante a cadere fu il Villarreal, tra l’altro proprio l’avversario dei quarti di finale di quest’anno: il Submarino Amarillo nell’anno della sua clamorosa retrocessione aggiunse questa macchia alla propria stagione, venire eliminato da una squadra che giocava due categoria più in basso.

Poi fu la volta di un’altra retrocessa di quella Liga, il Racing di Santander, che dopo aver perso ad Anduva non riuscì a rimontare al Sardinero nella gara di ritorno, in una stagione terminata con l’ultimo posto in campionato.

Incredibile invece fu il quarto di finale con l’Espanyol, in cui nacque la leggenda di Pablo Infante, capocannoniere a sorpresa dell’edizione 2012 della Copa del Rey con 7 gol. Due di questi arrivarono proprio con l’Espanyol, in uno dei turni più pazzi di sempre: il Mirandés era in vantaggio per 2-0 a Barcellona, ma negli ultimi 5 minuti di partita si fece rimontare e perse 3-2. Forse il presagio dell’inevitabile eliminazione, o forse no: nella gara di ritorno la squadra castigliana prima passò in svantaggio per via di un’autorete, ma poi fu capace di un’incredibile rimonta grazie alla rete del solito Infante e al gol qualificazione al 92′ di César Caneda.

Grazie alla regola dei gol in trasferta il Mirandés arrivò da squadra di terza divisione fino alla semifinale, poi persa con l’Athletic Bilbao di Fernando Llorente, che lasciò il titolo al Barcellona nella finalissima del Vicente Calderón. Rimane però nella memoria di tutti l’incredibile cavalcata di quella squadra del nord, capace di far fuori tre club di Liga e sognare il torneo, grazie alle gesta di un eroe per caso, Pablo Infante, passato dall’essere un dilettante al giocarsi l’accesso in una finale di Copa del Rey.

athletic Mirandés

Il saluto a fine partita dopo Athletic-Mirandés (Photo credit should read RAFA RIVAS/AFP via Getty Images)

Oggi Infante fa l’impiegato comunale, ma il Mirandés è di nuovo lì a giocarsi la possibilità di eguagliare il record del 2012. Proprio contro il Villarreal, dopo aver fatto fuori già Celta Vigo e Siviglia: tutto il necessario per meritarsi l’appellativo di ‘matagigantes‘, l’ammazza-giganti, che per questa piccola realtà dai colori rossoneri significa tantissimo.