Il pomeriggio del 26 novembre 2017, il PAOK si recò nel quartiere ateniese di Nea Smyrnī per far visita al Panionios. Passò in vantaggio con Koulouris, si fece rimontare dai rossoblù padroni di casa che all’86’ passarono pure in vantaggio con Samed Yesil. A quel punto solo una reazione insperata, tramutatasi nel colpo di testa assestato dal brasiliano Léo Matos al 93′, su cross pennellato da punizione di Vieirinha, salvò quantomeno l’orgoglio di una squadra – quella di Salonicco – che si trovava quarta in classifica. Le coordinate spazio-temporali da allora sono mutate incredibilmente, tanto che il PAOK è primo in classifica con otto punti di vantaggio mentre l’Olympiakos secondo oggi è costretto a inseguire . L’autunno scorso era Il Pireo a polemizzare contro le rivali a un titolo poi finito a una terza contendente, l’AEK: tra i due litiganti il terzo gode, verrebbe da dire, prima di ripensare a quella pistola estratta dal fodero del presidente Ivan Savvidis, alle polemiche, alla carta igienica lanciata sul tecnico dell’Olympiakos Óscar García e a mille polemiche su un calcio, quello greco, da sempre spettacolo per cuori temerari. Il 31 ottobre 2017, quando in Champions League il Barcellona di Valverde passò al Karaiskakis per concedere al Θρύλος, il Gate 7 presentò uno stadio tirato a lucido, straripante di colori biancorossi, con una scritta proprio al centro dal sapore di sfida: «We rule this land». Vero, con riserbo: in Grecia non c’era (è?) storia, ma fuori dai confini ellenici l’Olympiakos ottenne un solo punto dalla scorsa campagna di Champions League, proprio in casa contro il Barcellona.

Il 26 novembre 2017, accadde qualcosa a Salonicco. Da quel pareggio ottenuto in extremis il PAOK trasse la forza necessaria per ripartire posando le fondamenta di quella che oggi è una squadra vincente, tanto che la stampa greca – a proposito di quella gara – scrisse: «η σταγόνα που ξεχείλιζε το ποτήρι της οργής», ovvero sarebbe stata la proverbiale goccia a far traboccare il calice dall’ira. In effetti Ivan Savvidis chiamò urgentemente via Skype i suoi collaboratori a Salonicco, in un gruppo comprendente pure il tecnico Razvan Lucescu e i cinque leader dello spogliatoio (Vieirinha, Malezas, Léo Matos, Crespo e Pelkas). Il Gate 4 contestò Lucescu che fu confermato, ricordando come nel gennaio 2017 sorprese il mondo in sella a uno Skoda Xanthi capace per qualche giornata di issarsi seconda in classifica, ultimo baluardo di contrasto allo strapotere dell’Olympiakos. Il rumeno prese poi decisioni, preferì Paschalakis a Rodrigo Rey, dosò Zambrano alternandolo con Leovac e parlò chiaramente: «Mi prendo tutta la colpa, devo assumermi tutte le responsabilità nei confronti del club e del suo tifo». Quelle parole piacquero, tanto che lo spogliatoio fece sapere ai tre senatori (Vieirinha, Léo Matos e Malezas) di esser dalla parte di Lucescu. Da allora, nelle 26 gare successive sono arrivate ben 23 vittorie. Il 3-2 subito dall’Asteras Tripolis e le sconfitte contro le big – AEK e Olympiakos – privarono il PAOK del titolo, ma alimentarono una voglia di rivincita mai vista. A Salonicco si sono accontentati della Coppa di Grecia, trionfando il 12 maggio sull’AEK (gol di Vieirinha e Pelkas).

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Spazio però ai numeri, per certificare un 2018 da incorniciare: 49 partite (38 vittorie, 4 pareggi e 7 sconfitte, sei delle quali in campo europeo), 99 reti segnate e 38 incassate. Aleksandar Prijović ne ha 35 sulla coscienza e in questo 2018 è diventato il più precoce calciatore nella storia del PAOK a toccar le 50 esultanze in bianconero. Dimitris Pelkas alle reti (10) ha coniugato gli assists (11), mentre c’è da considerare come Lucescu, “The General” com’è affettuosamente soprannominato, abbia messo a segno la striscia di risultati utili consecutivi più lunga nella storia del club. Si parla di 15 vittorie consecutive nel mese di gennaio 2018, partendo dall’impressionante 5-0 sul Levadiakos. Da segnalare infine l’anno delle celebrazioni storiche culminate col lancio della Retro Limited Edition Jersey, una maglia da gioco ispirata alle origini e presentata da Giorgos Koudas e Dimitris Pelkas. Il primo dedicò l’intera sua carriera al PAOK, il secondo è sulla sua strada ed è già il vice-capitano della squadra a soli 25 anni. Ulteriore motivo di soddisfazione viene dalla nomina di campioni d’inverno: è la quinta volta negli ultimi 59 anni in cui il PAOK si presenta in testa al giro di boa. I numeri parlano chiaro: il 74,5% di chi conduce a fine anno, trionfa in primavera. Non accadde lo scorso anno, con l’Olympiakos risorto per Natale ma crollato a maggio (e l’AEK a festeggiare). Il PAOK manca dal 1989/90 in testa alla Super League, e in quell’occasione alzò il trofeo il Panathinaikos. Le statistiche danno chiaramente i bianconeri per favoriti, un po’ per gli 8 punti di vantaggio sull’Olympiakos, un po’ perché dopo 34 anni l’Aquila Bicefala vuole rinverdire dolci memorie.