Disfatta a Sofia, la Svezia perde e ora rischia

Finisce col peggiore degli epiloghi possibili, al Vasil Levski di Sofia, per la Svezia di Janne Andersson. Uscita con le ossa rotte dal confronto dinanzi ai bulgari padroni di casa, ora i Blågult cedono il primo posto del girone alla Francia e si preparano ad una lotta serrata proprio con gli avversari di ieri (che seguono a 12 punti, uno in meno degli scandinavi). Obiettivo, manco a dirlo, ottenere l’accesso ai playoff qualificazione per la Russia.

Primo tempo – Al fischio d’inizio del “nostro” Tagliavento, la situazione è subito chiara. Non che la Svezia sia venuta qui a Sofia in vacanza, ma neppur che i bulgari per questo si sentano in dovere di recapitare i doni degli ospiti tanto cari alla mitologia ellenica. I padroni di casa mantengono fede al loro soprannome di Luvovete, leoni, e partono graffiando, scambiandosi palla e mandando per almeno dieci minuti in confusione l’equipe scandinava poi pungendo affidandosi alla qualità dei pochi talenti di cui Hubchev dispone. Il centrocampista del Palermo Ivaylo Chochev è uno di questi, e infatti costringe Robin Olsen ad inaugurare una serata difficile con un buon intervento in corner. Poco dopo, e siamo al minuto 12, ecco il terzino Stanislav Manolev ad incornare alla perfezione un cross proveniente da Milanov portando in vantaggio la formazione di casa. Un vantaggio a conferma dell’ostilità e dell’inespugnabilità di questo fortino che storicamente è in grado di regalare spesso brutte sorprese a chi vi si trova a giocar a pallone. La reazione voluta da Janne Andersson si traduce in campo in un paio di folate orchestrate dalla tecnica del Diez Emil Forsberg, che al 16′ si presenta dal dischetto dopo un fallo commesso in area da Kostadinov. E pur avendo ereditato da Ibra il numero di maglia, non si può dir lo stesso a proposito della precisione: la conclusione dell’ala del Lipsia è stata infatti neppur troppo difficilmente sventata da un Ivanov gettatosi alla sua sinistra. Tutto da rifare, perché Popov avrà una chance da fuori area ma la sprecherà calciando alto, e successivamente ancora Forsberg si vedrà deviare provvidenzialmente il tiro da un difensore avversario. Quando la Bulgaria avanza con Manolev, efficacemente convertito ad esterno di centrocampo, si capisce che la Svezia abbia un lato sul quale focalizzare le proprie corse. Da un’azione di questo genere è scaturito un corner che, calciato da Ludwig Augustinsson, ha trovato la deviazione vincente di Mikael Lustig. Sarà un concentrato d’emozioni fino alla fine: le folate di Milanov creano scompiglio, da una sua intuizione nasce il fallo cui è costretto Albin Ekdal. Punizione, dal limite, con cui Ivalin Popov serve Georgi Kostadinov per il nuovo immediato vantaggio bulgaro. Ancora una volta tutto da rifare, con la consapevolezza di aver sulla coscienza una vena di autolesionismo spiccatamente riassumibile nel rigore fallito da Forsberg. E invece no, o meglio, il primo tempo finirà in pari (2-2) perché al 44′ Lustig riceve e crossa, Marcus Berg prende il tempo e svetta accarezzando un pallone che bacia il palo ed entra nel sacco. E’ pari: giusto, non giusto, ottenuto all’ultimo.

Secondo tempo – Quando riprendono le ostilità e si vede Lustig (uno dei più precisi della prima frazione) regalare un corner in un comico malinteso con Lindelof, allora è chiaro che la Svezia è psicologicamente in palla. E infatti è ancora la Bulgaria a tener in mano le redini di un match strano, tattico e spesso confuso: su suggerimento si Kostadinov, c’è Milanov che riceve ma la difesa gialloblù riesce a chiuderlo prima che possa far danni, poi poco dopo capita una chance a Berg ma dalla distanza l’ex punta del Panathinaikos è stata fermata da Ivanov. Un fallo di mano di Zanev regala una slot da zolla pericolosa per il cannone armato da Forsberg, ma la carica è a salve e la conclusione viene ancora una volta sventata dal numero 13 dei padroni di casa. Il chiaro momento di difficoltà in cui si trovano gli scandinavi si vede nella fretta con cui il talentino del Lipsia si affretta a concludere: dal limite dell’area chiama ancora Ivanov al grande intervento, poi avvia un’azione su cui Lindelof incorna ma debolmente. Ancora un intervento scomposto, stavolta ad opera di Manolev, costa al pubblico del Vasil Levski un brivido che scorre lungo la schiena parallelamente all’arcobaleno di Forsberg toccato da Ivanov in modo da non far danni ma concedendo un corner. Innocuo, perché ancora Chochev e compagni spingono in contropiede fino a quando il numero 10, per l’appunto, scarica a rete un rasoterra insidioso che Olsen può solo veder varcare la linea a sua difesa. Eccolo, il 3-2, al minuto 79, a concludere di fatto una partita che come detto è stata stranamente combattuta. Non che fosse una novità, ma le pecche di questa Svezia sono pagate con l’addio al primo posto in coabitazione con la Francia. E nel finale, pur con Claesson e l’ultimo arrivato in Italia (al Benevento) Armenteros in campo, l’ultimo brivido lo regala ancora un Forsberg che aveva sulla coscienza qualcosa da farsi perdonare. Non è riuscito, peccato.

Il tabellino:
Bulgaria (4-4-1-1): Ivanov; Popov, Chorbadzhiyski, Bozhikov, Zanev; Manolev (dal 75′ Kraev), Slavchev, Chochev; Milanov (dal 61′ Nedelev); Popov (dall’83’ Dimitrov). Ct: Hubchev
Svezia (4-4-2): Olsen; Lustig, Lindelof, Granqvist, Augustinsson; Durmaz (dall’82’ Claesson), Johansson (dall’85’ Armenteros), Ekdal (dal 70′ Larsson), Forsberg; Berg, Toivonen. Ct: Andersson
Reti: 12′ Manolev, 29′ Lustig, 33′ Kostadinov, 44′ Berg, 79′ Chochev. Ammoniti: Bozhikov, Kostadinov, Chorbadzhiyski, Chochev (B), Toivonen (S). Arbitro: Tagliavento (Italia)

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