Un ’99 che è quasi un duemila: ha evitato di nascere nel nuovo millennio per sole 48 ore e dopo appena mezza stagione in Ligue 1 ha scatenato una guerra di mercato tra top team. Il Barcellona l’ha spuntata su Juventus e Napoli per Jean-Claire Todibo, il centrale del Tolosa che ha impressionato più di tutti, nonostante sulla maglia non possa nemmeno portare ancora il proprio cognome. Ma perché il natio guyanese è finito così in fretta sulle agende dei grandi club?

La risposta non è così immediata a causa delle poche presenze in prima squadra, ma possiamo farcene un’ idea. Il fisico è statuario e questo ne fa un grande ostacolo per gli attaccanti avversari, ma non avendo dei piedi particolarmente adatti alla costruzione da dietro può risultare un centrale poco moderno. Ciò che lo rende interessante è l’efficacia. Ben l’ 85.7 % di contrasti vinti in Ligue1 a Tolosa, dove si gioca per la salvezza (+4 dalla zona retrocessione) e si affrontano spesso squadre tecnicamente migliori. A tal proposito, non sono da buttare neanche gli 1.4 recuperi a partita e vale la pena soffermarsi anche su quanto si spenda in campo. Gioca da leader difensivo e corre tanto per difendere la propria porta sfiorando i 7km a partita: tantissimi per un centrale!

Le difficoltà del TFC ne esaltano le capacità difensive senza imbattersi in un eccesso di cartellini. Solo due le ammonizioni, ma forse l’ espulsione rimediata contro il Guingamp ne ha dimostrato un filo di ingenuità.

Un eccesso di sicurezza, un controllo infelice. La palla gli sfugge e d’ un tratto diventa goffo e impacciato andando in totale confusione: falcia malamente Roux rimediando il secondo giallo. La sua propensione alla leadership nasce da un certo senso di appartenenza nei confronti del Tolosa, club che lo ha allevato sin dalle giovanili. La felicità in occasione della prima rete tra i professionisti mostra tutto l’ entusiasmo di un giovane ambizioso: il colpo di testa del pareggio contro lo Stade Rennais a 3’ dalla fine lo ha reso anche protagonista in zona gol evitando la seconda sconfitta consecutiva.

Non svetta in maniera troppo elegante, ma bada la sodo. Saltare più in alto dando ‘peso’ al pallone con l’ impatto. Salta in corsa e per gli avversari è impossibile fermarlo. La sua crescita proseguirà ancora. Fino alla fine di quest’ anno ha modo di pensare soltanto alla salvezza del Tolosa e ad accumulare presenze ed esperienza. È un apprendista, ha molta strada da fare. Lo dimostra anche la sua maglia #33 senza nome: in Francia è dedicata ai giovani che non hanno ancora firmato il loro primo contratto da professionista, cosa che farà a breve ma per il Barça. Il passaggio al Camp Nou ha una sua percentuale di rischio, ma la presenza dei connazionali Lenglet e Umtiti può farlo sentire un po’ più a casa.  La speranza è di vederlo giocare in prestito altrove e non fare la muffa sulla panchina di una squadra di alto profilo dove, forse, è arrivato prematuramente.

Francesco Di Stefano