Dopo i trionfi degli anni ’60 l’Unione Sovietica si era persa negli anni ’70 e dopo la finale dell’Europeo del 1972 c’era stato un decennio di nulla assoluto. In Spagna dopo dieci anni una nuova generazione era alle porte e nell’ultimo periodo della storia URSS ci furono alcuni colpi di coda finali che diedero speranze al popolo sovietico.
La spedizione messicana del 1986 partì con molte attese e la squadra guidata dal “sergenteLobanovksij era piena di talento. Oleg Blochin era a fine carriera, ma ancora un punto fermo della Dinamo Kiev e della nazionale e pallone d’oro del 1975. In quella squadra non fu l’unico giocatore insignito di questo titolo anche se per Igor Belanov il riconoscimento arrivò solo alla fine del 1986. A completare il terzetto di fenomeni di quell’Unione Sovietica ci pensava il portiere Rinat Dasaev, considerato l’erede del leggendario Lev Yashin e soprannominato “Cortina d’acciaio“.
Con questi nomi, e la presenza di tanti altri ottimi giocatori, le premesse erano buone ma nessuno si sarebbe aspettato quello che sarebbe accaduto a Irapuato il 2 giugno 1986 in occasione del debutto con l’Ungheria. Tre gol per tempo schiantarono i più deboli magiari che vennero sconfitti con un netto 6-0 e subirono il peggior esordio Mondiale della storia. L’URSS quel giorno fu una macchina inarrestabile che giocò un calcio rapido e divertente e dopo soli quattro minuti era già in vantaggio di due reti. Entrò nella storia dei più grandi gol della competizione il 2-0 del bielorusso Sjarhej Alejnikov che con una gran botta da fuori area manderà all’incrocio una palla imparabile per Disztl.
L’inizio strepitoso del girone fu confermato dalle altre ottime due partite che portarono a un pareggio nello scontro diretto con la Francia, con i transalpini che dovettero rimontare l’iniziale svantaggio di Rac, e la comoda vittoria per 2-0 sul Canada decisa da Blochin e dal futuro juventino Zavarov.
Il sorprendente primo posto permise ai sovietici di evitare agli ottavi i campioni del mondo dell’Italia e poter affrontare il più abbordabile Belgio, arrivato nelle prime sedici grazie al ripescaggio delle migliori terze. A León qualcosa però andò storto e non bastò l’immenso talento di Belanov che portò avanti i suoi per ben due volte e realizzò una tripletta perché i “Diavoli Rossi” disputarono una partita fantastica nella ripresa e soprattutto nei supplementari e grazie a Scifo, Ceulemans, Demol e Claesen arrivò un’inaspettata vittoria per 4-3 che continuò a lasciare l’Unione Sovietica come eterna incompiuta.
L’ultimo momento di gloria avvenne nel 1988 quando all’Europeo in Germania Ovest un’URSS pronta allo smantellamento politico riuscì ad arrivare in finale ma venne poi sconfitta dall’Olanda di Gullit e Van Basten lasciando così ai ragazzi del 1960 la gloria per l’unico titolo europeo della storia sovietica.
Da quando questo enorme stato si è smembrato solo l’Ucraina nel 2006 è riuscita a passare il turno e ad arrivare ai quarti di finale, mentre per la Russia è iniziato un calvario senza fine con qualche non qualificazione alla fase finale e nessun passaggio del turno dopo i gironi. Forse il tifo di casa aiuterà e tutti sognano un debutto come quel caldo 2 giugno di 32 anni fa a Irapuato in Messico.