Una grande stagione da protagonista per conquistare tutti: Matias Vecino procede a passi da gigante verso una convocazione in Copa America grazie ad una crescita costante che gli sta regalando grandi considerazioni in giro per il mondo.

Un ragazzo umile ma un uomo vero. Vecino ha saputo accettare le difficoltà del calcio italiano, si è arreso all’idea di dover girare in lungo e in largo la Penisola per giocare e maturare ma alla fine ce l’ha fatta. Un uruguayano in tutto e per tutto, sia nei modi di vita (Mate, la bevanda tipica di quelle parti è il suo soprannome a causa dello smodato uso che ne fa), sia nello stile di gioco in cui l’unica vera filosofia è quella di dare sempre il 100%.

Importantissima la sua evoluzione tattica: da mezz’ala in un centrocampo a tre si trasforma in un perfetto mediano per il 3-4-2-1 della Fiorentina, sempre esaltato da squadre che propongono calcio come il vecchio Empoli di Sarri e l’attuale viola di Paulo Sousa.

Una crescita non solo tecnica ma anche mentale che lo ha reso protagonista di una stagione a livelli altissimi. In tanti lo hanno voluto, alcuni non potranno averlo più: è il caso di Antonio Conte che ha provato a farlo vestire d’azzurro per la sua carriera in nazionale ma si è dovuto arrendere al secco NO di chi sente forte il richiamo della propria tradizione uruguayana.

Una scelta di cuore che gli ha permesso di correre per il suo sogno, quello di vestire la camiseta celeste dell’Uruguay, sogno realizzato dal Maestro Tabarez che per la prima volta ha inserito il suo nome nella lista dei convocati.

Adesso Vecino ha quasi completato la sua crescita tecnica ma soprattutto ha finalmente la chance di rappresentare la sua nazione, quella che ha voluto più di qualsiasi altra cosa nella sua carriera calcistica.

Come si integrerà nella Celeste è difficile da dire ma sarà interessante capire come verrà utilizzato un calciatore con caratteristiche del genere in un centrocampo che ha un forte bisogno di un ricambio generazionale (Nandez e Arambarri sono calciatori molto interessanti ma forse ancora troppo acerbi all’alba di una Copa America). Corsa e tecnica non gli mancano, la personalità charrua nemmeno, adesso è arrivato realmente il momento di Vecino, il vero uruguayo.