Grazie ai risultati maturati nella giornata di ieri Inghilterra e Repubblica Ceca hanno già il pass per gli ottavi di finale, dato che nella peggiore delle ipotesi per entrambe sarebbe sicuro il ripescaggio come miglior terza. I Tre Leoni non possono di certo essere soddisfatti del loro cammino fino a questo momento molto deludente e il pareggio nel derby contro la Scozia ha suscitato un gran numero di polemiche. I cechi invece sono probabilmente la grande rivelazione del torneo, dati per spacciati a inizio torneo sono stati in grado di giocare bene e soprattutto fare punti grazie a uno Schick in forma strepitosa. Questa sera si torna a Wembley e dalle parti di Praga i ricordi non possono che tornare al 1996.
L’Europeo per la prima volta ampliava i propri orizzonti raddoppiando le partecipanti da otto a sedici squadre e di questa riforma ne approfittò la Repubblica Ceca, nazione nata da pochissimi anni dopo lo scioglimento della Cecoslovacchia. Si trattava del suo primo torneo da nazione indipendente e la curiosità nel vederli all’opera senza il duro lavoro di recupera palloni al quale erano spesso sottoposti gli slovacchi era tanta. Il girone però sembrava essere proibitivo perché i due posti per i quarti sembravano già essere assegnati a Italia e Germania e l’inizio sembrò rispettare i pronostici della vigilia. Il Mannschaft vinse convincendo per 2-0 con le reti di Ziege e Möller, ma ad Anfield accadde l’impensabile. Gli Azzurri avevano vinto all’esordio contro la Russia e Sacchi pensò di avere già la qualificazione in tasca ribaltando così la formazione, regalando il successo agli avversari. Nedvěd segnò subito l’1-0 e il raddoppio di Bejbl fu una doccia fredda per la Nazionale che da poco aveva pareggiato con Chiesa. Tutto si sarebbe dunque risolto all’ultima giornata e con l’Italia che impattò per 0-0 con la Germania era necessario ottenere almeno un punto contro i russi. Suchopárek e Kuka portarono immediatamente la sfida sul 2-0, ma l’Armata Rossa ebbe un incredibile reazione d’orgoglio portandosi a cinque minuti dalla fine sul 3-2 eliminando virtualmente i cechi. La rete della qualificazione arrivò quasi allo scadere con Šmicer che trovò l’angolo giusto per il 3-3 che rese reale una qualificazione assolutamente insperata.

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L’obbiettivo era già stato raggiunto e la squadra giocò dunque le gare a eliminazione diretta con la massima tranquillità e serenità e a pagarne le conseguenze fu il Portogallo. Poborský con un meraviglioso pallonetto quasi da fermo segnò l’unico gol dell’incontro e la rete venne considerata la più bella di tutto il torneo permettendo ai cechi di arrivare in semifinale contro la Francia. A Old Trafford non si vide grande calcio, entrambe bloccate dalla grande posta in gioca con lo 0-0 che si trascinò fino ai calci di rigore e anche dopo la prima serie di cinque conclusioni non si voleva avere un vincitore. Segnarono tutti, ma al primo tiro a oltranza Kouba respinse di piede una brutta conclusione centrale di Pedros e subito dopo Kadlec mise la palla sotto al sette. Incredibilmente la Repubblica Ceca era riuscita ad arrivare in finale dell’Europeo dove avrebbe incontrato nuovamente la Germania, squadra con la quale ha iniziato e concluso il torneo. A Wembley tutti attendevano i padroni di casa e invece ci ritrovò una riedizione della finale del 1976, solo con i tedeschi non più solo dell’Ovest ma uniti e con i cechi indipendenti. A Belgrado vinse la Cecoslovacchia a termine di una meravigliosa partita e a Londra non fu da meno. I portieri furono grandi protagonisti e nella ripresa i cechi partirono in contropiede con Sammer che atterrò Poborský al limite dell’area, ma la dinamica portò Pairetto a fischiare il calcio di rigore che Berger trasformò di potenza. Dopo un’ora di gioco la Repubblica Ceca era avanti nel punteggio e virtualmente campione d’Europa. Berti Vogts decise di togliere Scholl per inserire una punta forte fisicamente come Oliver Bierhoff e il centravanti dell’Udinese ripagò la fiducia prima con uno splendido colpo di testo che mandò la sfida ai supplementari e poi con una perfetta girata che piegò le mani a Kouba per il Golden Goal della vittoria. La favola non ebbe un lieto fine, ma l’estate del 1996 è sicuramente la più grande di sempre mai vissuta dalla Repubblica Ceca in tutta la sua storia.