Nemmeno Mario Mandzukic, Bas Dost ed Edin Dzeko avevano avuto un inizio così forte con il Wolfsburg nella loro prima stagione. Tre che hanno fatto la storia recente dei ‘lupi’ non avevano segnato tanto quanto sta riuscendo a fare ora Wout Weghorst: sono 12 goal già a marzo, quando gli altri tre si sono fermati rispettivamente a 8, 7 e 8 goal nella loro annata d’esordio in Bundesliga. Se poi l’olandese sarà in grado di replicare le carriere di altissimo livello specialmente del croato e del bosniaco lo dirà solo il tempo, ma i numeri non mentono: l’approccio con il campionato tedesco del attaccante ex AZ Alkmaar ha sorpreso anche gli stessi dirigenti del Wolfsburg.

Meno sorpreso, sicuramente, è stato Bruno Labbadia, uno che di goal e di come farli qualcosa ne sa, che ha superato la quota di 100 marcature sia in Bundesliga che in Zweite, uno degli attaccanti più continui del campionato tedesco negli anni ’90. L’allenatore ideale per una punta che arriva da fuori dalla Germania, che deve conoscere il campionato e abituarsi. Per la verità Weghorst ad abituarsi ci ha messo poco, anche se la sua avventura tedesca poteva iniziare con un’espulsione (poi tolta dal Var). L’olandese è stato finora tra i giocatori più costanti, andando in goal in 10 partite su 26, anche se contro il Fortuna Düsseldorf ha voluto strafare.

Nel 5-2 finale, l’attaccante classe 1992 ha segnato 3 goal e dato 2 assist. È stato coinvolto in tutte le 5 reti segnate dalla sua squadra ed è diventato il terzo giocatore olandese a raggiungere questo traguardo nella decade in corso dopo Robben e Depay.

Prima d’ora in Bundesliga non aveva mai realizzato nemmeno una doppietta e addirittura neanche una tripletta in carriera. Ha vissuto un pomeriggio di consacrazioni, lui che è diventato subito un intoccabile e un perno dopo l’infortunio di Ginczek, con cui all’inizio si divideva spazi in attacco, minuti e ruolo.

Pochi mesi dopo invece è già uno dei migliori attaccanti della Bundesliga, uno dei giocatori decisivi per i ‘lupi’. C’è tanto di lui nella corsa verso la Champions League in cui il Wolfsburg sta provando a rientrare, a -5 dal quarto posto occupato dal Gladbach battuto 0-3 al Borussia-Park solo poche settimane fa. C’è tanto anche di Bruno Labbadia, che a Wolfsburg ci è arrivato nel febbraio 2018 in punta di piedi, scelto dalla vecchia dirigenza e dal direttore sportivo Olaf Rebbe. Una scelta che aveva pagato: la squadra aveva ottenuto una disperata salvezza, anche se al playout, e aveva permesso a Labbadia di guadagnarsi la conferma anche sotto la nuova gestione, quella dell’ex Colonia Jörg Schmadtke.

Il nuovo amministratore della parte sportiva però non si è innamorato di Labbadia come ha evidentemente fatto Weghorst, tanto che nonostante i risultati, 42 punti in 26 partite con due playout consecutivi alle spalle, è arrivato l’annuncio del cambio in panchina a fine stagione. Non scorre buon sangue, nonostante i risultati. Ma non ditelo all’attaccante olandese, che dal suo allenatore ha appreso molto e senza il quale forse non sarebbe mai riuscito a integrarsi così in Bundesliga. In casa Volkswagen l’equilibrio non è più di casa da anni: forse solo i goal di Weghorst possono riuscire a mettere davvero tutti d’accordo.