Come ben sappiamo, è notizia di poco meno di un mese fa, lo stadio Olimpico di Torino ha mutato ufficialmente il suo nome per venir dedicato alla squadra di capitan Valentino Mazzola, purtroppo scomparsa nella tragedia di Superga il 4 maggio 1949. Ci sono dunque voluti ben più di 60 anni per decidere di intitolare lo stadio cittadino al Grande Torino, la squadra che ha fatto la storia del calcio italiano, l’iniziativa non è stata politica ma degli stessi tifosi granata che hanno raggiunto il tanto agognato obiettivo partendo da una raccorta firme.

Sono molti tuttavia gli stadi dedicati alla memoria degli Invincibili, sparsi per lo stivale, ad esempio lo Stadio Valerio Bacigalupo di Savona, il terzo per dimensioni stadio della Liguria, il Luigi Ferraris di Genova e l’Alberto Picco di La Spezia. Bagicgalupo fu lo storico portiere della formazione granata, estremo difensore per vocazione familiare, si fece infatti le ossa nella scuola del fratello Manilo.

A Trieste vi è invece lo stadio dedicato a Giuseppe Grezar, che in passato ospitava le gare della Triestina prima che si trasferisse al Nereo Rocco, attualmente si trova in fase di ammodernamento. Grezer, triestino di nascita, era il mediano destro, celebre per la sua tecnica sopraffina e l’abilità di essere ambidestro.

Anche lo stadio di Mantova deve il nome ad uno dei caduti di Superga, Danilo Martelli, jolly della squadra ha giocato infatti da terzino su entrambe le fasce, da mediano e a volte anche da attaccante, formava il Trio di Via Nizza, con i suoi due coinquilini Bacigalupo e Rigamonti.

Romeo Menti, formidabile ala ambidestra del Grande Torino dà invece il nome ad addirittura tre stadi in tre città diverse Castellammare di Stabia, Vicenza, e Montichiari, in provincia di Brescia. Specialista nelle punizioni, era solito sfidare Bacigalupo al termine degli allenamenti, vincendo molto spesso la sfida e costringendo il portiere a pagare l’aperitivo a tutti.

Franco Ossola, il cui acquisto rappresentò il primo mattone con cui fu costruito il Grande Torino, viene ricordato a Varese nello stadio-velodromo a lui dedicato. Arrivato a Torino legò molto con Gabetto, con il quale aprì un ber in centro. Suo figlio Franco, nato dopo la tragedia di Superga, è stato un velocista, face anche parte della staffetta 4×200 che stabilì il record del mondo nel 1972, assieme a Pietro Mennea.

Mario Rigamonti, condivide invece l’intitolazione dello stadio di Lecco con Mario Ceppi, il grande presidente del Lecco negli anni ’50 e ’60, il periodo in cui la squadra raccolse i maggiori traguardi; e soprattutto dà il nome allo stadio di Brescia, sua città natia. Rigamonti aveva una passione grande passione per la moto e la velocità ma nonostante ciò era costantemente in ritardo, cronache dell’epoca riportano che non era raro che si presentassenegli spogliatoi pochi minuti prima del fischio d’inizio.

Infine, il nome del capitano Valentino Mazzola, il campionissimo in una squadra di campioni , sicuramente uno dei più forti della storia del gioco, famoso per dare il via, arrotolandosi le maniche. al famoso quarto d’ora granata, viene commemorato a Taranto e a Santarcangelo di Romagna.

Il dolore resta, la memoria anche.