Allegri, che frenata: il Milan ha tre casi da risolvere

Massimiliano Allegri allenatore del Milan

Massimiliano Allegri allenatore del Milan Immagine | Ansa

Pasquale Luigi Pellicone

Gennaio 11, 2026

Il pareggio di Firenze lascia più interrogativi che certezze in casa Milan. L’1-1 del “Franchi” non è soltanto un risultato che rallenta la corsa in classifica, ma il riflesso di una squadra che fatica a trovare continuità, brillantezza e soluzioni alternative quando il livello della partita si alza.

Pareggio a Firenze: un Milan fragile e senza ritmo

La sensazione è che il progetto tecnico stia attraversando una fase delicata. La gara contro la Fiorentina ha messo in luce un calo fisico evidente e un Milan poco intenso, disordinato e spesso reattivo anziché propositivo. I rossoneri hanno sofferto sulle seconde palle, perso duelli chiave in mezzo al campo e mostrato evidenti difficoltà nel mantenere le distanze tra i reparti. Nonostante i continui richiami dalla panchina, la squadra è apparsa lunga e vulnerabile, soprattutto nella gestione delle transizioni difensive. Un segnale preoccupante, che si aggiunge a una condizione mentale non sempre lucida e a una rosa che, quando viene chiamata a ruotare, non riesce a mantenere lo stesso standard dei titolari.

Il 3-5-2 evidenzia qualche limite

Dubbi anche sul modulo. Il 3-5-2, scelto per dare maggiore solidità, sta però mostrando il rovescio della medaglia. È un modulo che richiede esterni di gamba, centrocampisti dinamici e sincronismi perfetti. In assenza di questi presupposti, il rischio è quello di comprimere il potenziale offensivo e rendere la manovra prevedibile. Il Milan, per caratteristiche della rosa, sembra più a suo agio con moduli che valorizzino ampiezza, qualità sugli esterni e gioco tra le linee. Soluzioni come il 4-3-3 o il 4-2-3-1 permetterebbero di sfruttare meglio giocatori tecnici, ridurre il carico difensivo sugli esterni e garantire maggior supporto alla fase offensiva. Insistere sul 3-5-2 potrebbe diventare un limite strutturale, soprattutto contro avversari aggressivi e ben organizzati.

Estupiñán, da alternativa a problema

E poi c’è il caso Pervis Estupiñán. Arrivato come alternativa a Theo Hernandez, l’esterno vive una stagione complicata. È in costante difficoltà, impreciso tecnicamente e spesso in ritardo nelle letture difensive, al punto da rendere necessaria la sostituzione. Il dato più allarmante, però, non è la singola partita, bensì un rendimento complessivo che finora ha inciso più negativamente che positivamente. Nel ruolo di esterno a tutta fascia, Estupiñán fatica a garantire equilibrio, soffre l’uno contro uno e non riesce a offrire continuità offensiva. In un momento in cui il Milan ha bisogno di certezze, gli errori individuali pesano il doppio. Non sorprende, quindi, la crescita di Davide Bartesaghi, che con maggiore ordine e affidabilità sta guadagnando spazio nelle gerarchie.

 

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