La Juventus torna dalla trasferta sarda con una sconfitta che pesa più per il significato che per la classifica. Il ko contro il Cagliari non è solo un passo falso isolato, ma un segnale che riporta la squadra bianconera a fare i conti con i propri limiti.
Juventus: una sconfitta che sfida la logica dei numeri
Una partita dominata sul piano del gioco, ma persa nel modo più doloroso: senza riuscire a trasformare la superiorità in punti.. La Juventus monopolizza il pallone, supera abbondantemente il 75% di possesso, staziona stabilmente nella metà campo avversaria e costringe il Cagliari a una lunga difesa posizionale. I rossoblù, però, dimostrano che il calcio non premia il controllo, ma l’efficacia. Con pochissime sortite offensive e un numero irrisorio di tocchi in area bianconera, la squadra di casa trova il gol decisivo grazie a Mazzitelli, capitalizzando l’unica vera occasione concessa. Intorno a lui brillano Caprile e Mina, protagonisti di una prova difensiva impeccabile. Dall’altra parte, la Juventus accumula occasioni potenziali, ma non finalizza. I 18 calci d’angolo battuti diventano un dato simbolico: tanta pressione, nessuna concretezza. Il risultato finale appare quasi inspiegabile guardando le statistiche, ma diventa perfettamente coerente osservando ciò che davvero decide le partite: la capacità di colpire.
Attaccanti senza incisività: il limite più evidente
Il problema offensivo continua a condizionare l’intera stagione della Juventus. La squadra costruisce con ordine, muove il pallone con continuità, ma si spegne al momento della conclusione. Gli attaccanti faticano a essere determinanti, mancano di lucidità nei momenti chiave e raramente riescono a trasformare mezzo pallone in un’occasione concreta. A Cagliari questa difficoltà emerge con chiarezza. Le azioni manovrate non trovano sbocchi puliti, le conclusioni sono poche e spesso forzate. Senza un finalizzatore affidabile, ogni partita resta aperta fino all’ultimo, esponendo la squadra al rischio di essere punita alla prima disattenzione. Il dato offensivo non è episodico, ma strutturale. Finché il reparto avanzato non alzerà il livello, la Juventus continuerà a dipendere da equilibri fragili e da margini d’errore ridottissimi.
Una squadra competitiva, ma non ancora da Scudetto
La sconfitta dell’Unipol Domus rappresenta una fotografia fedele della fase attraversata dalla Juventus. Una squadra solida, organizzata, spesso superiore agli avversari sul piano del gioco, ma non ancora pronta per sostenere una vera corsa Scudetto. Manca la maturità necessaria per chiudere le partite sporche, manca la ferocia agonistica che distingue chi lotta per vincere da chi si limita a competere. Anche la fase difensiva, solitamente affidabile, mostra crepe quando viene chiamata a reggere l’urto di pochi ma decisivi episodi. Il progetto tecnico prosegue, la fiducia nell’allenatore resta, ma il campo continua a restituire un verdetto chiaro: questa Juventus è in costruzione. Cagliari, in questo senso, non è un incidente isolato, ma una lezione severa. Utile, forse, per capire quanto strada resti ancora da percorrere.
